232022Lug
No, non è stato il maggiordomo

Quante volte, parlando di libri gialli, abbiamo sentito parlare del maggiordomo quale indiziato “numero uno” del delitto? Il mistero fitto che di solito avvolge il “fatto di sangue” si va, a poco a poco, dipanando, fino a giungere all’identità dell’assassino. Questo però capita nei romanzi. Per l’omicidio politico del governo presieduto da Mario Draghi, invece, si dovrà attendere ancora un po’ per sbrogliare la matassa e scoprire l’autore del delitto. Se poco o niente si era capito, due giorni fa, sulle dinamiche che avevano determinato il (mancato) voto di fiducia in Senato, di quanto accaduto ieri alla Camera si comprende ancora meno. Ora, di come il centrodestra abbia tolto le castagne dal fuoco alle ormai frammentate truppe parlamentari di Grillo e Conte abbiamo già scritto su queste stesse colonne, così come torniamo a ribadire che, contrariamente a quanto loro stessi ritengono, non sarà facile vincere le Politiche per Meloni, Salvini e Berlusconi. Abbiamo anche detto che, esimendo il centrosinistra da responsabilità dirette sulla caduta del governo, si è fatto un favore ad Enrico Letta ridando fiato all’ipotizzata costruzione di un campo largo con Pd, Cinque stelle, Sinistra, Verdi e cespugli vari. La verità è che continuiamo a sottovalutare una crisi che è più di sistema che di guida dell’esecutivo, perché le frammentate forze politiche oggi schierate in campo torneranno tali a causa degli esiti del sistema elettorale proporzionale tuttora vigente. Insomma i litiganti di oggi potrebbero ritrovarsi compagni di merenda domani, come già avvenuto agli inizi di questa legislatura con il governo gialloverde (Lega-5Stelle) del primo Conte, con l’ulteriore difficoltà di aver già bruciato una formula “unitaria” con un presidente del Consiglio unanimemente considerato il più autorevole. Non manca certo la faccia tosta e la memoria corta ai protagonisti di queste odierne vicende per ritornare sui loro passi nella prossima legislatura ma quello che è evaporato con Draghi, in termini di credibilità internazionale, certo non tornerà a settembre. Qualunque sia il domani che ci aspetta, stante un corpo elettorale diviso tra astensionisti, smemorati e clienti beneficiati, il futuro è nel grembo di Giove, custodito tra le cose imperscrutabili.

Tuttavia assisteremo al romanzo giallo che ci sarà propinato a breve su chi abbia veramente determinato la caduta di Draghi e quali siano state le recondite finalità. Certo alla levità ed alla supponenza di calcolo politico mostrata del centrodestra vanno sommati altri indizi in queste ore, altre ipotesi interpretative, come il ritorno del gas russo nelle nostre condotte. Un caso fortuito oppure un disegno che Putin ha realizzato attraverso l’agire dei suoi vecchi amici Salvini e Berlusconi? Non è dato al momento sapere. Ma il mistero non resterà fitto per troppi capitoli: ci penseranno i “restroscenisti” della stampa parlamentare e le gazzarre verbali nei pollai delle tv a concederci qualche spiraglio di verità. Tornando a queste ore, c’è da rilevare la risolutezza del Capo dello Stato nel dichiarare sciolto il Parlamento con le elezioni già indette per il prossimo 25 settembre. Insomma le liste le faranno sotto l’ombrellone e c’è da credere che il più contento, oltre a Giorgia Meloni, sarà il cavalier Berlusconi che, approfittando del contesto, potrebbe indire una selezione in bikini per le aspiranti parlamentari. Ovviamente si scherza, ma ad Arcore, in passato, i cast per scegliere i candidati non erano una boutade così come non lo sono mai state le particolari modalità di scelta usate in Forza Italia per selezionare la classe dirigente del partito. Che comunque la babele sia completa lo si rileva dalle dichiarazioni di Salvini e di Conte. Il primo si è meravigliato del fatto che il premier non abbia messo ai voti la risoluzione presentata dalla Lega, ovvero un governo senza cinque stelle; il secondo ha invece dichiarato che era pure pronto a votare la fiducia ma che Draghi gli aveva mancato di rispetto nella sua replica. Altri ancora hanno lamentato la protervia che pare sia stata presente nelle risposte fornite dall’ex governatore della Bce, indicando in quella il motivo dirimente per non votarlo. Insomma: un mercato fatto da comari litigiose più che da leader politici, che l’ex banchiere ha trattato con il sopracciglio alzato di chi si dichiara estraneo alle beghe di basso conio. Vero è che Super Mario, così come Mario Monti a suo tempo, si era illuso di poter governare senza fare i conti con il teatrino della politica, sovrastando gente che non potrebbe portargli la borsa. Ma in democrazia i voti si contano, non si pesano e l’incenso è sempre un fumo tossico per la mente.

In democrazia i titoli dottorali valgono poco o niente: vanno considerate anche le miserie umane, i limiti e gli interessi di chi vota in Parlamento. Chi siano i colpevoli lo sapremo più in là, ma una cosa è certa: stavolta non è stato il maggiordomo.