12022Mag
Una nuova Norimberga

Che razza di umanità ci si para innanzi in questa nazione? Una variegata gamma di soggetti si muove e si esprime sui social, quelli che predicano la pace disarmata, che alleggeriscono la condanna al satrapo che governa il Cremlino facendo paragoni illogici con le guerre partecipate dagli americani in passato, fino a quei parlamentari che fanno i sofisti sulla tipologia di armi da fornire ad un popolo aggredito e massacrato senza pietà, affinché non le possano usare fino in fondo per difendersi. Ci sono poi gli ignavi e gli egoisti che pensano a mantenere la buona vita che fanno, la pancia piena, i piedi al caldo e senza sacrifici di sorta. Insomma una tolleranza ingiustificata, un buonismo risibile, una saggezza che somiglia all’arrendevolezza ed alla strafottenza. A cosa servirà mai a codesti la libertà senza dignità e senza responsabilità, una vita senza un minimo di idealità? Sono forse i discendenti dei servi e dei cortigiani che per secoli hanno soggiaciuto alle dominazioni straniere, convissuto con la furbizia e l’opportunismo pur di mantenersi vivi e vegeti? Sono forse gli eredi di quel popolo che non ha mai finito una guerra con gli stessi alleati con la quale l’avevano cominciata, quelli che perdono le guerre con la levità con la quale si perde una partita di pallone e perdono le partite di pallone come se avessero perso la guerra, come soleva dire degli italiani Winston Churchill? Sono quelli che ormai attraverso i social credono di essere in diritto di mostrasi dei tuttologi pur ignorando quasi tutto degli argomenti che pretendono di padroneggiare? Insomma, una gamma vastissima di saccenti e di critici che messi insieme alimentano la farsa dei bastian contrari secondo il motto “sempre e comunque, contro chiunque”. Spesso sono i “cocchi di mamma” che pascolano in famiglia fino alla soglia dei quarant’anni e che, al solo pensiero di privarsi delle proprie comode utilità, si arrenderebbero indecorosamente innanzi al dovere civico e morale di salvaguardare il diritto della propria nazione a vivere in pace ed a difendersi adeguatamente contro qualunque minaccia sorga all’orizzonte per la propria comunità che un giorno chiamavamo, magnificamente, Patria.

Fanfaroni che prima dissertavano innanzi al bar del quartiere, facendo sfoggio di quel qualunquismo spicciolo che pronuncia risposte semplici innanzi a problemi complessi. Sono gli epigoni dei “Vitelloni” che Federico Fellini ci mostrò nella “Dolce Vita” ed hanno lo spirito e l’indole di molti personaggi portati sulla scena da Alberto Sordi. Innanzi a questi facitori di opinioni che sfruttano l’epoca della comunicazione sociale per rinnovare gli atavici difetti degli italiani, credo occorra affrontarli con l’ausilio dei saperi, la verità storica dei fatti narrati, l’esaltazione dei valori civici e l’osservanza dei doveri che sono dovuti in una nazione libera e democratica. Nelle società liberali il diritto d’opinione è sacro, così la tolleranza verso le medesime, tranne quelle degli intolleranti e dei violenti. Questa filosofia della equidistanza, della salvaguardia dei propri stili di vita che niente e nessuno deve turbare, può essere tollerata quando in gioco c’è la libertà, la sovranità nazionale, la democrazia o la vita stessa di un popolo? Può cambiare, affievolendosi, lo spessore dei nostri doveri civici se le minacce riguardano altri popoli? Pur nel crogiolo di una guerra, sono giustificabili il genocidio, le torture, gli stupri, le bombe sugli ospedali e sulle colonne di mezzi civili in fuga e le fosse comuni nelle quali sono ammassati i corpi di inermi cittadini? No, nella maniera più assoluta, neanche nella più tollerante delle società libere e democratiche! Impossibile alla concedere alla guerra degli ulteriori tragici risvolti, tanto disumani ed inutili per le risultanze del conflitto stesso?

No, non c’è tolleranza che basti.!! L’invasione scatenata dai russi, che utilizzano anche milizie mercenarie cecene e siriane prive di scrupoli, abituate al terrorismo più che alle strategie militari, ha superato i limiti imposti dalle più elementari norme umanitarie, valicato quei diritti dell’uomo che sono sopra la guerra stessa. Superati quei limiti siamo innanzi al crimine più efferato, non alle risultanze belliche previste e prevedibili in un conflitto armato. Non basta più manifestare solidarietà e concedere aiuti agli aggrediti contro agli oppressi: c’è bisogno di andare oltre, per tutelare l’umanità intera. La gente ha paura delle armi atomiche, catastrofiche per tutti i belligeranti e come tali di scarsa utilizzo, ma non ha paura di un’umanità che smarrisce ogni valore, ogni rispetto ed ogni pietas umana. Ecco perché occorre un processo internazionale per i carnefici russi, così come lo fu per i criminali serbi ed i terroristi islamici.

Al processo di Norimberga, nel 1945, non si processarono solo i nazisti, ma i valori disumani che questi avevano praticato. Occorre una nuova Norimberga, senza la quale finirà la guerra e le sue tragedie, ma non sarà punito chi ha dato vita ad un mondo senza coscienza e senza pietà.