312021Dic
Angeli con una sola ala

“Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”. Così scrive Giacomo Leopardi nell’operetta morale “Il Venditore di Almanacchi”, a conclusione del dialogo tra il venditore, appunto, ed il passeggero che si era fermato per comprare il calendario del nuovo anno. Il venditore narrato dal poeta di Recanati è un po’ l’antesignano dei maghi e degli occultisti, dei cartomanti e dei veggenti che oggi imperversano nelle rubriche delle tv private e sulle pagine dei giornali. Hanno un loro pubblico affezionato di persone che credono che si possa predire il futuro, svelare la fortuna che magari incontreranno nei prossimi mesi. Puntano sul futuro perché aspettano che cambi il presente e possano riscattare un passato insoddisfacente. Le illusioni che il venditore propina al passante sono le medesime che oggi, con altri strumenti predittivi, si propinano a coloro i quali credono o sono costretti a farlo per un anelito imponderabile verso una vita migliore. Che altro sono i voti augurali che tutti ci scambiamo a fine dell’anno in omaggio reciproco e come viatico per un anno nuovo e migliore? Champagne, feste e cenoni accompagnano il rito del passaggio e tutti, per un momento, sono spinti a credere alla suggestione del mutamento della fortuna che aleggia nell’aria allegra e festaiola. Un rito, quello di Capodanno, che si è omologato ed uniformato per prassi in tutto il mondo e che scorre da est ad ovest dell’emisfero terreste in accordo con gli orologi che misurano il tempo. Sarebbe sadico e cinico esorcizzare razionalmente queste premesse di felicità futura: la speranza, infatti, è sempre l’ultima dea che accompagna l’uomo nella sua avventura terrena e non conviene contraddirla. La superstizione e la tradizione si tramandano e da secoli vanno quasi sempre a braccetto, per la gioia dei creduloni e degli agnostici . Questi ultimi, a veder bene, si riparano dietro il detto “non è vero ma ci credo” e spesso non risparmiano gesti apotropaici in caso di circostanze ed eventi ritenuti mal auguranti. Insomma: non costa niente fare voti augurali ai propri cari pur senza entrare nel novero di quanti credono nell’arte della divinazione e nel potere degli amuleti. E tuttavia la storia si ripete e basta qualche giorno perché l’enfasi sparisca e tutto torni alla normalità della percezione di quel che ci accade, nel bene e nel male, nel nuovo e tanto decantato anno. La storia, soprattutto quella antica, d’altronde è piena di uomini, anche illustri, che credevano nella buona sorte. Gente del calibro di Calcante, Tiresia e Cassandra, veggenti, citati da Omero, noti e tramandati nel tempo con le opere stesse. Nell’antica Grecia e durante l’impero romano, si sacrificavano armenti e tori agli dei perché la fortuna arridesse in battaglia agli eserciti. Caio Giulio Cesare interpellò gli aruspici perché dal volo degli uccelli traessero previsioni future, prima di passare il fatidico Rubicone.

Lo stesso Napoleone Bonaparte preferiva i generali fortunati a quelli più bravi. Insomma: il sacro (le preghiere) ed il profano (gli scongiuri) sono sempre andati d’accordo. Non è un caso che la vita sia tutto quello che di imponderabile ci capita nel mentre facciamo progetti, e che filosofi come Popper assegnino alla indeterminatezza delle cose la capacità di segnare il corso delle vicende umane. In questo ultimo caso si tratta di confutare le certezze dello storicismo, la teoria che crede di prevedere la storia e la fine della medesima, tipica del positivismo marxista.

Tesi che trova antitesi nella teoria liberale che sia la disconoscenza del futuro a creare i vantaggi del libero mercato di concorrenza. Un sistema statalizzato tende a prevedere, con fatale presunzione, i fattori sociali ed economici assegnando alla programmazione statale la capacità che si possa prevedere il futuro delle umane attività così da determinare gli esiti di vita dei cittadini. Un sistema sociale libero, invece, si basa sull’ignoranza del mercato, l’impossibilità di prevedere ed orientare gusti e bisogni dei cittadini , ovvero della domanda di beni dei consumatori. Un contesto libero nel quale i produttori sono costretti ad attendere i gusti e le preferenze dei consumatori e quindi ad offrire la migliore merce al migliore prezzo al compratore. Tornando alle più modeste concezioni riferite alle festività, occorre rilevare che l’epidemia e le conseguenti incertezze hanno coperto di un velo di ansia e di mestizia le celebrazioni. Le famiglie avvertono la precarietà e l’incognita sul futuro. Occorre quindi non solo un gesto di speranza (e l’esorcismo augurale), ma anche una buona dose di coraggio e di temperamento. Coraggio allora! Siamo angeli con una sola ala: per volare dobbiamo restare abbracciati.