272021Dic
Uno sguardo al cielo

Sono passati veloci e caotici gli ultimi cinquant’anni. Anni solari contati col calendario Giuliano prima e poi, dal 1582, con quello Gregoriano a partire dal fausto giorno nel quale una stella cometa indicò ai Magi, venuti dall’oriente, la capanna nella quale era nato il Re dei Re. Negli ultimi lustri di questo cammino, gli esseri umani hanno visto migliorare la loro condizione di vita quasi ovunque al riparo da guerre e pestilenze illudendosi che il progresso tecnologico li avesse resi immuni da ogni rischio e angoscia, e da qualsiasi sofferenza rispetto al passato. Ma per quanto grande sia stata l’emancipazione dai bisogni primari e l’utilizzo di strumenti nuovi e sempre più potenti, la barca dell’umanità non ha raggiunto un sicuro e definitivo approdo.

Tuttavia la boria ed il sussiego degli uomini si sono fatti sempre più grandi ed indisponenti e la lezione della storia sempre più sbiadita agli occhi di coloro i quali hanno confidato in una vita che non avesse più bisogno né della memoria né della fede. Un umanesimo sempre più cieco e povero di valori si è costruito intorno alla potenza gnoseologica delle macchine e delle nuove teorie che hanno allargato a dismisura il potenziale di intervento degli uomini sulla natura e le sue leggi costruite nei millenni dell’evoluzione biologica. Corollari preziosi della vita sono andati perduti fino a rendere vuote oppure prive di senso le parole della vita passata, quelle dei valori fondativi di una società (quella umana), come solidarietà, umanità, carità, pace e convivenza tra i popoli. Orologi atomici scandiscono con sempre maggiore precisione il trascorrere del tempo, nel mentre perde colpi la sapienza del cuore. Le macchine ci assistono e sostituiscono il bisogno di sapere attraverso lo studio e la cultura. L’intera umanità confida in esse come elementi per soddisfare tutti i bisogni. Non solo quelli primari. Un materialismo senza precedenti connota la vita sociale dove tutto ha acquistato un prezzo (ma nel contempo, ha perso il valore).

Per quanto argute e perspicaci siano le riflessioni di filosofi, sociologi, scienziati e governanti, le modifiche sociali, i gusti ed i comportamenti sono tanto rapidi da renderle desuete, se non inutili. La libertà declinata senza responsabilità ed il benessere senza limiti, hanno reso fluidissimo ogni nuovo assetto di vita e socialità relegando i saperi e le esperienze pregresse nel novero dei vecchi arnesi. La politica è addirittura ancora più indietro, ancor più distonica ed asincrona rispetto all’evoluzione ed al cambiamento delle mode e dei bisogni sociali, tanto da essere inadeguata a prevedere e governare i cambiamenti. Ecco che, in questa fase, sia il Parlamento che il Governo si ritrovano relegati a svolgere un ruolo di meri regolatori del già vissuto, ovvero di quello che è emerso dal mutevole consesso sociale. Uno stato di cose che diffonde, tra i governati, un sentimento di anarchia, il convincimento che ogni autorità costituita sia un orpello superfluo, la democrazia decisionale un colpevole ritardo, la presunzione di potersi privare di conoscenze ed esperienze adeguate. Un esempio di scuola, in tal senso, ci viene dalla storia recente dell’Italia, dalla concessione di una larga maggioranza elettorale e parlamentare ad un movimento qualunquista e parolaio, quello dei 5 Stelle, composto di gente scelta sui social alla carlona, priva di qualsivoglia prerogativa culturale. Il fatto che un gruppo di persone, scaltre ed abili come si vuole, abbia potuto manipolare e condizionare l’opinione pubblica sfruttando la rete capillare di comunicazione offerta dai mezzi telematici, è espressione di vacuità e superficialità diffusa. Insomma quanto più larga è la possibilità di autodeterminarsi e di accreditare idee senza costrutto e senza base di esperienza e conoscenza, più mutevole ed erronea diventa l’opinione che si diffonde e che condiziona l’elettorato. Se come ministro degli Esteri ci ritroviamo un soggetto che non distingue il Cile dall’Argentina e confonde il Mar Nero che bagna la Russia col Mar Mediterraneo, siamo all’apoteosi dell’ignoranza e dell’improvvisazione. Contrariamente a questo sentimento di onnipotenza che pervade la società tecnologica, l’Umanità non è affatto al sicuro, la pestilenza si chiama Covid ed a nulla è valsa, finora, l’onnipotenza delle macchine e della scienza. La prosperità stessa, oltre a non essere egualmente diffusa, viene ad essere in discussione, in uno con la convinzione che taluni valori come la scuola, la famiglia, il rispetto della natura, i principi di solidarietà e collaborazione, siano indispensabili costituenti. Non spezzo una lancia conservatrice, né propagando la fede nell’avvento della divina provvidenza, mi fermo laicamente entro i confini della del pensiero.

Ciò mi fa però dire che qualche volta occorre saper guardare indietro nel tempo e se possibile alzare gli occhi al cielo, che incombe infinito ed inesplorato sui limiti delle umane vicende.