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Scatole Cinesi

Fin dai tempi della prima dinastia imperiale, quella denominata Qing, risalente al III secolo a.C., i detentori del potere in Cina hanno vissuto in un alone di segretezza, all’interno di una corte ristretta di fedelissimi. Non a caso solo alla classe nobile ed a quella dei Mandarini, notabili ed intendenti, era concesso di poter accedere alla conoscenza e quindi all’erudizione. Ad un popolo di analfabeti, sparso in un immenso territorio, assoggettato alle caste, nulla era concesso tranne l’idolatria dell’imperatore e della sua stirpe divina. Fu questa tradizione a suggerire, nel XIV secolo, la costruzione della famosa città proibita, luogo accessibile solo alla famiglia reale ed alla sua corte. Insomma i Cinesi, al potere, l’hanno sempre raccontata come faceva loro comodo e non hanno cambiato opinione neanche con l’avvento del Maoismo, il sanguinario e dispotico dominio del Comunismo, applicato alla lettera. Usciti vittoriosi dalla guerra civile, contro i Nazionalisti di Chang Kai-Shek, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, i Comunisti di Mao Tze Dong hanno deportato milioni di loro concittadini nei campi di rieducazione e di sterminio. Milioni di altre persone sono morte di fame per il fallimento dei dissennati piani economici ed agricoli, elaborati dal governo di Pechino. Un carnaio che gli storici calcolano ammontare a decine di milioni di vittime in un ventennio di applicazione dei principii e dei precetti contenuti nel “libretto rosso” che le cosiddette guardie della rivoluzione applicavano senza scrupoli.

Di quel regime sgretolatosi nel tempo è rimasta l’ossatura dittatoriale dell’organizzazione dello Stato Marxista Leninista. Tuttavia, alla fine del secolo scorso, il regime comunista cinese ha iniziato ad aprirsi ai principi del libero mercato, alla circolazione delle merci, al libero scambio ed all’iniziativa privata. Un esperimento spurio ed unico nella storia del mondo. Un capitalismo anomalo, se vogliamo, sviluppatosi solo sul piano economico e non su quello politico istituzionale. In sintesi: il regime ha consentito a chiunque di arricchirsi, di speculare, di fare scempio dell’ambiente, di sfruttare il lavoro umano, senza tutele sindacali, per produrre molto ed a basso costo. Tutto o quasi è divenuto possibile realizzare che potesse riguardare la modernizzazione dei costumi e delle libere imprese. Tutto tranne la libertà di pensiero, la costituzione di partiti politici e di sindacati, la possibilità di poter criticare il governo e di procedere a libere elezioni. Quello cinese, insomma è rimasto un contesto geo politico che rinchiude la verità, la libertà e la democrazia entro prigioni dorate. A chiunque è concesso di potersi riempire le tasche di dollari, studiare e girare il mondo, ma nulla viene elargito in materia di diritti umani, politici e civili. Forme di sfruttamento e di feudalesimo che si mischiano con la modernità, città avveniristiche e tecnologie avanzate, un esercito agguerrito e bene armato, sono i dati distintivi di questo regime. Ma le armi migliori restano il commercio e l’antica arte dell’usura praticata su vasta scala internazionale. Prestare soldi alle nazioni indebitate, comprare titoli del debito statale in Europa e negli Stati Uniti, ha fatto della Cina la detentrice di molte frecce politiche nella propria faretra. Le holding cinesi, spesso in mano allo Stato, condizionano i mercati e con essi i governi sullo scacchiere internazionale, fino a misurarsi, a muso duro, con gli stessi americani. La ricerca scientifica, lo spionaggio industriale, la contraffazione dei marchi, lo sfruttamento dei lavoratori, le materie prime, sono le condizioni di base che hanno fatto grande il colosso industriale cinese. Oggi si scopre che il Covid-19 potrebbe essere sfuggito ad un laboratorio di Wuhan ed aver poi infestato il mondo.

Lo induce a pensare sia la particolare sequenza di taluni geni del virus, sia il fatto che l’ospite intermedio non è stato trovato. E senza l’ospite intermedio il salto di specie per arrivare ad infettare gli uomini non può realizzarsi. Evidenze che prendono corpo con mesi di ritardo rispetto alle coraggiose ipotesi e denunce fatte da scienziati come Luc Montagnier derisi e screditati da virologi televisivi che non arriveranno mai ai garretti del premio Nobel francese scopritore del virus dell’HIV. Ovviamente, così come tardiva e reticente fu la denuncia al mondo della pandemia da parte dei Cinesi, così oggi il muro di riserbo viene opposto a politici e scienziati che chiedono la verità. Verso una nazione, come la Cina, tanto potente militarmente e con tante crediti da esigere nel mondo, sarà difficile alzare la voce. In quel Paese la reticenza è antica e radicata come la morte di milione di vittime innocenti. Tutto resterà chiuso nelle scatole cinesi.