232021Mag
OMS alla deriva

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è una emanazione specifica dell’Onu, l’organizzazione delle Nazioni Unite, per la trattazione degli aspetti sanitari ed epidemiologici mondiali. Aderiscono a tale organismo circa duecento Nazioni sparse per il mondo intero, che peraltro finanziano l’organizzazione medesima, oltre ai contributi liberali che provengono da organizzazioni non governative. Il più facoltoso tra i mecenati è il patron di Microsoft Bill Gates al quale si aggiungono, generosamente, i finanziamenti di “Big Farma”, creando, in tal modo, un colossale conflitto di interessi che a quanto pare non suscita scalpore. L’OMS ha alcune migliaia di dipendenti e quindi si configura come un enorme carrozzone politico e burocratico che non sempre è sollecito ad intervenire nei casi più urgenti dovendosi fare i conti con la pachidermia del sistema e la complessità della  catena di comando. La struttura si compone anche di “Centri Collaboratori”. In breve: istituzioni nazionali, che fungono da dipartimenti locali ovvero, università, laboratori e centri di ricerca, ospedali ed enti sanitari. Sono oltre 700, dislocati in oltre 80 Paesi dove l’Italia, in Europa, con le sue 28 istituzioni designate, si pone al secondo posto. In generale, questi centri  si interessano di un ampia gamma di questioni: stesura di linee guida, per le varie realtà sparse in tutto il mondo, alla divulgazione delle informazioni scientifiche e sanitarie, alla creazione di interventi coordinati nelle gravi crisi sanitarie. Innanzi a queste sacrosante ed opportune competenze i soldi di cui l’OMS dispone, diversi miliardi di euro di budget, sembrano sacrosanti. Tuttavia da diverso tempo quest’organismo internazionale sconta un lento declino dovuto sia alla politicizzazione, sia al sotterraneo conflitto di interessi economici legato alla gestione delle emergenze: un fiume carsico che affiora raramente.

Insomma: non sempre ai vertici di questo organismo giungono i migliori dal punto di vista delle competenze e del valore scientifico ma quasi sempre gli esponenti politici e burocratici di Paesi che poco o niente hanno a che fare con l’autorevolezza medica e la capacità economica di intervento. Un crisi fotocopia di quella che, da qualche decennio, ha investito la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, perennemente paralizzata dal potere di veto che esercitano i componenti del Consiglio di sicurezza. La sensazione, ormai diffusa e convincente, è che come il consiglio di sicurezza soffra di immobilismo a causa della presenza obbligatoria, nel suo seno, dei rappresentanti delle Nazioni che vinsero la Seconda Guerra Mondiale e che esercitano il diritto di neutralizzare le decisioni non condivise tra essi stessi, lo stesso avvenga per l’OMS.

In particolare, pesa il ruolo economico assunto dai mecenati oltre che dagli stessi Stati membri, che sovente orientano le scelte nella direzione non sempre più pertinente e più adeguata scientificamente ma verso quella più conveniente al sistema stesso. Se così non fosse questa organizzazione imporrebbe agli Stati ed ai grandi gruppi economici legati alla sanità, una serie di limiti e di verifiche all’attività di ricerca scientifica e di interventi non lucrativi verso i paesi del terzo mondo. Un banale esempio può essere fatto col costo dei medicinali e l’utilizzo delle moderne ricerche e delle conseguenti scoperte scientifiche. La lotta alle malattie come l’HIV (la sindrome da immunodeficienza) e l’HCV (epatite virale di tipo C), la lebbra, le malattie parassitarie, la malaria, il tracoma, le patologie infettive endemiche, non sono le stesse ad ogni latitudine ed in ogni Continente. L’esperienza del virus dell’aviaria, Covid Sars H1N1, e quella del Covid SARS2, ha evidenziato un profondo divario di interventi. Peraltro scarsa appare anche l’autorevolezza scientifica, sopraffatta dalla burocrazia e dai ritardi cognitivi dell’OMS, che dopo mesi di pandemia si è barcamenata tra varie raccomandazioni sanitarie e varie interpretazioni epidemiologiche sulla natura e la diffusione virale. Oltre ai pericoli delle varianti genetiche del Covid (in arrivo dopo la Tanzaniana, quella Congolese), la stampa, non certo l’OMS(!), segnala piccoli focolai di un nuovo virus aviario che pare abbia fatto un salto di specie. Si tratta del virus H5N8  che ha infettato contadini ed allevatori. C’è da chiedersi se dovremo aspettare che una nuova epidemia sia dichiarata dal Paese nella quale è sorta con il colpevole il ritardo di quella attuale, disvelata dai Cinesi mesi dopo, per salvare la ragion di Stato. Saremo  ancora nel dubbio di variabili naturali oppure artificiali dei virus zoofili! E l’OMS che incidenza ha sui controlli, sui veri traffici biologici nei centri di ricerca? Nel mente tanto bolle in pentola ed i fumi mefitici di una nuova epidemia si alzano, sinistri, all’orizzonte, l’OMS consiglia di introdurre… lezioni di masturbazione nelle scuole primarie per una sessualità consapevole!!

Tra il sublime ed il  ridicolo  non c’è che un passo.