72021Mar
Nuovo Medio Evo

Sono molti coloro i quali hanno letto il best seller di Umberto Eco “Il Nome della Rosa” e poi visto la riduzione cinematografica che ne fu fatta. Protagonista di quella pellicola, che ebbe lo stesso successo del libro, fu l’impareggiabile Sean Connery nei panni del francescano Guglielmo da Baskerville, acuto e razionale ragionatore in un’epoca superstiziosa, ove bastava poco per finire nelle mani dell’Inquisizione. La storia è ambientata nei primi anni del XIV secolo, un tempo in cui la cultura era ancora relegata nelle mani degli aristocratici e degli appartenenti agli ordini religiosi, l’unica filosofia era la scolastica e la logica Aristotelica, con il suo lascito culturale, regnava sovrana nella letteratura e nelle scienze. Si innescavano, in quel periodo, dispute teologiche tra gli stessi ordini religiosi, mentre intorno ai monasteri si accalcavano masse di viandanti, pellegrini e poveri affamati. Le epidemie di peste erano eventi Maltusiani e decimavano le popolazioni desertificando le campagne, creando carestie ed altre decimazioni per fame e stenti. Troppi secoli sono passati da allora, per poter tracciare paragoni con l’epoca attuale, sia pure utilizzando la filosofia del paradosso. Tuttavia, gli usi ed i costumi dei nostri tempi, i mezzi d’informazione, la produzione di beni e servizi, le opinioni correnti, il grado di acculturazione generale e politica, si stanno imponendo in un mondo, quello contemporaneo, che appare stranamente rassegnato e piegato all’idea della regressione e della involuzione sociale. Un fenomeno che si muove sulla scia di quel contesto economico e sociale che va sotto il nome di “omologazione da globalizzazione”, neanche fossimo per tornare in quei secoli bui.

Ora, come appare evidente, alcune significative similitudini esistono comunque tra l’epoca di semi-oscurantismo di cui tratta il romanzo di Eco e quella che stiamo vivendo oggi.

Incominciamo con l’epidemia e l’emergenza sanitaria, per dire che si va diffondendo il convincimento, se non la rassegnazione, che il Covid-19 ci accompagnerà per anni e mieterà comunque le sue vittime. La stessa rassegnazione che nutrirono le popolazioni che in pieno Medio Evo si videro sottrarre dalla morte le persone più fragili e malate (pensiamo alla peste nera del ‘300). Parliamoci chiaro: la politica vaccinale sta mostrando i propri limiti smorzando l’enfasi con la quale le istituzioni e gli addetti ai lavori l’avevano salutata ai suoi albori. Il virus muta velocemente. Molto più velocemente delle decisioni dei governi e delle ormai inutili limitazioni finora messe in campo nel tentativo di arginare la diffusione del morbo. Al grido di “così fan tutti”, nessuno ha il coraggio di cambiare la politica e la governance anti-Covid finora adottate. A nessuno passa per la mente che un diverso approccio metodologico e scientifico potrebbe ricondurre i decessi entro limiti ragionevolmente accettabili. Il virus è ormai ubiquitario come quelli dell’influenza ed, in mancanza di altri rimedi di massa accessibili ed efficaci, occorrerà vaccinare ogni anno la popolazione per poterlo fronteggiare. Nessuno parla più di rimedi alternativi, né i governi tirano fuori un euro per incentivare ricerche di antivirali e di anticorpi monoclonali a basso costo. Questi ultimi, con importi di spesa accessibili, potrebbero addirittura essere usati su tutti i soggetti fragili alla prima avvisaglia di contagio, salvando così le loro vite. In questo bailamme le Regioni stanno aggiungendo altra confusione a confusione: le smanie di solipsismo di taluni governatori oscillano, ormai, tra il tragico ed il ridicolo. Tragico perché mettono a rischio sia le popolazioni che le attività economiche e produttive. Ridicolo allorquando chiedono di poter acquistare vaccini su un “libero mercato” a volte inesistente, a volte inaffidabile, oppure, come afferma il presidente della Regione Campania, di voler produrre i vaccini in proprio, neanche si trattasse di gazzose! Altro termine di paragone con l’epoca medievale appare la rassegnazione di quanti ritengono di diversi affidare al miracolo divino.

E che dire di quelli che affermano che l’esistenza umana cambierà, ovvero scadrà radicalmente? Ancora, un altro termine di paragone è l’incedere al galoppo dell’ignoranza e della disuguaglianza sociale. Ovvero, il voler ridurre il sapere a quello acquisito per “sentito dire” sui soliti social ove, purtroppo si forma l’opinione pubblica corrente e la povertà che ormai colpisce cinque milioni di italiani. I maghi e gli occultisti fatturano oltre 8 miliardi di euro (e quindi ufficiosamente sono molti di più). Nel nostro Paese i livelli di credulità popolare, legati al nuovo analfabetismo sistemico, e le teorie del complotto mondiale, dei terrapiattisti, degli ufologi, delle sette esoteriche, sono in vertiginoso aumento e ricordano le superstizioni medioevali. Un avvento imponderabile e trascendente sembra quasi incombere su di noi come una volta incombevano stregoneria ed inquisizione. Il tutto in danno della razionalità e della verità.

Gli eretici di allora, oggi sono coloro che si pongono domande, dissentono e non la bevono, che non si omologano e non si rassegnano ad un nuovo Medio Evo prossimo venturo.