282021Feb
Il re è nudo

Predicò il sublime, praticò il mediocre. Potrebbe essere questo l’epitaffio per commentare la gestione dell’amministrazione regionale da parte Vincenzo De Luca. Non lo nego: ho molto ammirato, in passato, la verve e la facondia oratoria del governatore. Ho particolarmente apprezzato il piglio garibaldino con il quale l’ex sindaco di Salerno, pur avendo praticato i procellosi mari della politica politicante, voleva dare un taglio alle liturgie ed agli infimi obiettivi che sono tipici del clientelismo più becero. Non rinnego e non mi dolgo di nulla, ma non posso che sottolineare come tutto sia finito in proclami verbosi e vuoti. I tempi non sono quelli dell’ortodossia politica, i partiti politici si sono ormai ridotti a simulacri sgangherati, personalizzati ed impraticabili sotto il profilo della dialettica democratica interna (e della circolazione di idee). In questo panorama e con questo andazzo scadente e decorticato da ogni idealità e valore discriminante, gli aspiranti dittatori vanno a nozze e De Luca non fa certo eccezione. È questo bailamme politico generalizzato, d’altronde, che lo “sceriffo” sfrutta, ancorché finga di deprecarlo, di prenderne le distanze. Uno stato confusionario che ha portato, per esempio, il M5S a far parte di ben tre governi: uno di centrodestra, con Salvini, uno di centrosinistra, con Zingaretti, uno tecnico-politico con entrambi e l’aggiunta di Berlusconi.

Innanzi a questi rapidi capovolgimenti di fronte, la politica diventa un continuo divenire senza vincoli e senza limiti di mandato elettorale, con il voto espresso dagli elettori che si trasforma in un mero viatico per poi attuare il trasformismo. In questo clima di decadenza, da tardo impero, il sole della buona politica appare basso all’orizzonte e di conseguenza anche le ombre dei nani sembrano più lunghe. Basta allora un minimo di dimestichezza, la militanza e la dirigenza in un partito della prima repubblica, un buon bagaglio culturale, per montarsi la testa ed immaginare d’essere stato chiamato dal destino a salvare le sorti delle comunità afflitte e gementi. Insomma: il fumo sprigionato dai grani d’incenso, che l’intendenza codina e servile brucia sotto la statua dell’uomo di potere, si rivela il più tossico dei fumi per la sua mente. Intendiamoci: nulla di nuovo sotto il sole. Tuttavia, fino a quando si trattò solo di un “Io ipertrofico”, di una forma di plausibile narcisismo, non c’era nulla di cui meravigliarsi. Quando però il meccanismo è diventato encomiastico ed auto celebrativo, il Governatore ha deragliato verso le forme caricaturali di Maurizio Crozza nei suoi spettacoli. Il nostro governatore ormai non dialoga, né si confronta, più con nessuno (avversari, stampa, sindacati, categorie sociali e professionali).

Parla solamente ex cattedra senza contraddittorio, lanciando proclami apodittici e verità assolute, in ogni direzione ed argomento. Ma il contesto cambia quando si vanno a rilevare i fatti, quelli veri e reali. Basta andare a scandagliare, per esempio, la parte della politica politicante, quella che si amministra col manuale Cencelli, quella delle nomine indirizzate a sodali di partito o meglio della propria corrente e per giunta con tanto di copertura polemica contro i partiti stessi, compreso quello nel quale egli finge di militare, per capire dove si va a parare. Quelle nomine, infatti, presso enti ed aziende partecipate dalla regione, vengono affidate non ad esperti bensì a conterranei (leggi: salernitani) secondo il principio che la fedeltà al capo vale più delle competenze. Oppure vengono più semplicemente offerte in cambio di altri tornaconti di strategia politica. Parliamo di aziende per lo più decotte ed indebitate, alcune sotto-utilizzate come l’Arpa. E’ il caso, per capirci, della SMA Campania l’ultimo degli inciampi giudiziari in cui è caduto il presidente della Regione. Nulla di eclatante, chiariamo. Nulla che allo stato possa essere riconducibile allo scaltro governatore, ma tutto si incanala in una responsabilità politica che non può che far capo al vertice amministrativo di via Santa Lucia. In una terra avvilita dai roghi tossici, con 50 milioni di balle ancora da smaltire, ci mancavano solo i versamenti dei fanghi tossici in mare! E che dire di quello che (non) si è visto, in termini di efficienza, in un sistema sanitario che non è mai riuscito a trovare un equilibrio?

E del ventilato piano ospedaliero che avrebbe dovuto tagliare ospedali pletorici e pericolosi trasformandoli in centri di alta specialità? No, questo non si poteva fare, evidentemente avrebbe fatto perdere clienti e consensi! Allora non resta al governatore filosofo che la massima di un illustre predecessore, Nicolò Macchiavelli: Governare è lasciar credere. Non sempre non per sempre. Il Re è nudo…