262021Feb
Regione sorda sulla Sma. Intervista a Vincenzo D’Anna

“I giudici hanno interrogato i tecnici delle società pagate con soldi pubblici: avrebbero potuto farlo anche il governatore o l’assessore all’Ambiente”

Il presidente dei biologi: ai vertici persone inadeguate, chi è qualificato viene ignorato

NAPOLI (Renato Casella) – “La Terra dei fuochi ormai è diventata terra dei fanghi”. Così il presidente nazionale dell’Ordine dei biologi ed ex parlamentare Vincenzo D’Anna commenta i risultati dell’inchiesta che ha portato agli arresti dei vertici della società regionale Sma.

Quali sono gli interessi privati in questa storia?

Quelli delle ditte di settore: se i depuratori non hanno linee di digestione anaerobica, se la manutenzione viene pagata ma non viene svolta, chi doveva controllare se non la Regione? Chi custodisce i custodi? Gli amministratori regionali finora che tipo di verifiche hanno esercitato sulla Sma Campania e sulla base di quale criterio hanno nominato Lorenzo Di Domenico? Non si capisce quale fosse il cursus honorum di questo soggetto. E’ stato applicato il manuale Cencelli invece di privilegiare le competenze.

Quale può essere l’incidenza sull’ambiente dei fanghi sversati in mare?

Si ritiene che la nostra area sia quella più inquinata in Italia, subito dopo la provincia di Brescia. Abbiamo fatto inutilmente per anni buchi a terra, inseguendo le cervellotiche teorie di chi dava seguito a certi pentiti di camorra sull’interramento dei fusti provenienti dal nord, poi finalmente gli scienziati hanno denunciato che quel tipo di inquinamento macroscopico non esiste. Esiste invece un inquinamento microscopico ampiamente diffuso di suolo, aria, acqua, prodotti agroalimentari, che è composto da nanoparticelle e polveri sottili che vengono inalate. Poi i metalli pesanti, degradazioni di altri prodotti chimici o biologici, che si accumulano e causano una serie di patologie. L’epigenetica, branca della biologia, ha dimostrato attraverso quali meccanismi queste sostanze incidono sui geni umani, determinando una modificazione dell’espressione dei geni stessi, con forme tumorali, malattie auto immuni o allergie. Un recente studio portato avanti da studiosi campani ha messo in correlazione la presenza del rame, metallo molto diffuso nell’ambiente, e l’infertilità maschile. Questo inquinamento mette quindi in pericolo la stessa sopravvivenza della specie umana. Ma la Regione non ha mai preso in considerazione la possibilità di finanziare queste ricerche. Ora, i fanghi hanno un’elevatissima concentrazione di tutte queste sostanze: sono una vera bomba tossica. Spargere sui terreni o addirittura in mare questo materiale è il prodromo per patologie gravi nei prossimi anni e chi lo fa merita la galera.

Al di là dei profili penali da accertare, come è possibile che i dirigenti della Sma Luigi Riccardi ed Errico Foglia parlassero dello smaltimento dei fanghi in mare quasi come cosa di tutti i giorni?

C’è un’ignoranza di base: chi ci governa non incarica specialisti nel settore, non affida la gestione di questi ambiti a persone qualificate, docenti universitari, persone con un curriculum adeguato a comprendere i fenomeni. Chi sversa pensa di star gettando fango normale, mentre sta immettendo nella catena idro alimentare un concentrato di sostanze tumorali.

Cosa avrebbe dovuto fare la Regione e non ha fatto?

Ho denunciato la situazione nel marzo 2018 ma non sono stato ascoltato: l’improntitudine di certa politica ormai non ha più limiti. I magistrati sono giunti a scoprire i fatti interrogando i tecnici dipendenti delle società pagate dalla Regione: perché non riescono a farlo l’assessore all’Ambiente o il presidente della giunta? E l’Arpac che cosa fa? Ha un organico di circa 500 persone, la metà dei quali sono biologi, medici, chimici: perché non vengono utilizzati? Addirittura, durante il periodo del lockdown, l’Arpac è stata chiusa per mesi. Intanto il presidente De Luca si esibisce soltanto nei suoi lazzi e nelle sue intemerate.

Ricorda qualche episodio emblematico negli ultimi anni?

Nel 2019 l’Ordine dei biologi ha organizzato a Francolise un convegno sulla Terra dei fuochi, invitando il vicepresidente della giunta. Alcuni studiosi hanno fatto presente che in zone particolarmente inquinate c’erano diversi anziani centenari e si è scoperto che era il selenio ad aiutarli a disintossicarsi. Hanno chiesto un contributo alla Regione, non hanno avuto un euro. Eppure per le aerofotogrammetrie sono state spese decine di milioni di euro. I vertici regionali dicono “io non ne sapevo niente”, ma si sarebbero dovuti accorgere di quel che non funzionava.