182021Feb
La chimera dello Stato

Non sono bastati la perdurante pandemia, il collasso di larghi strati della tessuto economico nazionale, il saccheggio del pubblico denaro (con una spesa di oltre 150 miliardi di euro a gravare sulla già alta montagna di debito statale) per rendersi conto che occorreva cambiare registro. Il cretinismo burocratico che contraddistingue l’intervento dello Stato, le migliaia di morti per mancata diagnosi e cura in Lombardia, la carenza di strutture ospedaliere degne di questo nome nel Mezzogiorno, non hanno fatto aprire gli occhi né ai nostri governanti, né alla massa dei governati. Insomma: la vecchia menzogna che la pubblicità del servizio sanitario dovesse coincidere con la gestione statale del servizio stesso, ha continuato (ed ancora continua) ad affascinare ed a fare proseliti.

Tutti si aspettano che lo Stato riesca a risolvere i problemi per il solo fatto che esso agisce in regime di monopolio e che, mancando le attività dei concorrenti, tutto quello che fa è ammantato dal candore etico del disinteresse. Tuttavia, ancora una volta si sperperano soldi pur non riuscendo a dare le risposte efficienti e tempestive che pure sarebbe legittimo attendersi da chi dispone di tutti mezzi e quindi può stabilire anche tutti i fini. Prendete la rete ospedaliera statale: è un colabrodo che ci ha costretti a chiudere milioni di persone in casa per mesi, gettando sul lastrico settori vitali come turismo, commercio ed artigianato. Ma tutto questo dramma non trova ancora fine. Anzi, lo si alimenta con i ritardi della campagna vaccinale messa in campo dal governo. Ci siamo legati mani e piedi alla politica d’acquisto dell’Europa, nel mentre Inglesi e Tedeschi se ne sono andati per i fatti loro approvvigionandosi (di vaccini) anche per altre vie. Ci siamo affidati alla carente e caotica organizzazione statale incentrata intorno a Comitati Tecnici del tutto inadeguati sotto il profilo delle competenze scientifiche (nello specifico campo epidemiologico e virale). Organismi, tra l’altro, privi di vere capacità decisionali, se non quando il politico di turno li usa per farsi sostenere nelle originali “alzate di ingegno” del momento. Ecco che, a due mesi dall’inizio, enfatizzato e celebrato, del ciclo di vaccinazioni anti-Covid, l’Italia si è ritrovata a corto di dosi andando rilento nel mentre altrove, si sono già vaccinate decine di milioni di persone se non quasi l’intera popolazione (come accaduto in Israele). Parliamoci chiaro: ci siamo fatti imbrigliare da scelte anchilosanti, sottoscrivendo contratti capestro con alcune delle ditte produttrici, dopo aver anticipato a Pfizer e Moderna centinaia di milioni e quindi il costo stesso della sperimentazione.

Che poi, lo sappiamo, sono le ditte ad imporre prezzi e forniture, a fare il bello ed il cattivo tempo, consegnando, a fisarmonica, i flaconcini, a chi meglio gli pare. Sì, però di altre ditte e di altre qualità di vaccini nessuno ha voluto saperne. Neanche di quello realizzato in Russia, lo Sputnik, che pure sta dando ottimi risultati, in termini di efficacia. L’unica notizia confortante e che entrambi le tipologie di vaccini funzionano: sia quelli a mRNA, sia quelli con Adenovirus modificati, inducono una massiccia risposta di anticorpi specifici. Tuttavia, la farraginosità del sistema statale e le insufficienze nelle forniture stanno esponendo la popolazione italiana a rischi reali costringendo i decisori politici, che temono il crollo del sistema ospedaliero, a…reiterare il lockdown (!) con le nefaste ricadute che ne deriverebbero. C’è da interrogarsi allora sul perché tutto questo stato di cose, largamente prevedibile e modificabile, è stato consentito e tollerato? Una delle ragioni di fondo può forse consistere nella pretesa di affidare solo allo Stato, alla sua burocrazia bolsa e ridondante, l’esclusiva delle attività sanitarie. Insomma, permane il vecchio pregiudizio nei confronti della concorrenza e dell’efficienza in campo sanitario, dello spauracchio di affidarsi al mercato di concorrenza ed alle regole del profitto che spingono gli operatori del settore farmaceutico ad offrire quel che serve – vaccini e dispositivi – alle migliori condizioni per l’acquirente. Che un commissario come Arcuri, vittima di inciampi (anche) giudiziari in passato, possa programmare e prevedere, in nome dello Stato onnipresente, le esigenze della collettività, le urgenze connesse alle mutazioni del virus e della sua capacità di diffondersi (e dunque anche della sua letalità), è semplicemente assurdo.

Fuor di metafora: ancora una volta lo Stato onnipotente è ricorso alla fatale presunzione di poter fare a meno del mercato e delle sue opportunità. Con o senza Draghi restiamo un paese cripto socialista, che si riempie la bocca di un liberalismo di facciata ma dove, alla fine, prevale la chimera dello Stato che tutto prevede ed a niente provvede.