162021Feb
Un nuovo umanesimo

C’è da restare basiti se non indignati per una morte passata quasi sotto silenzio. Qualche rigo di stampa, qualche decina di secondi di attenzione da parte delle tv locali: questo il contesto per dare notizia di quell’orribile decesso di un bracciante agricolo, morto carbonizzato nel rogo di una baracca diroccata ove viveva precariamente. Quest’uomo si chiamava Ahmed ed era un immigrato. Viveva da oltre vent’anni in Italia, lavorando in campagna per pochi euro al giorno. Una storia di sfruttamento, la sua, quella dell’uomo sull’uomo, il più odioso dei crimini che si possa commettere, divenuto ordinario modo di procedere in taluni contesti lavorativi.

La tragedia di Ahmed è identica a tante altre consumate in questi anni nelle campagne in provincia di Caserta, nell’area a Nord di Napoli, nell’Agro Nolano e Nocerino Sarnese, fino alle terre della piana del Sele. Zone in cui masse di migranti diseredati sono finiti nelle grinfie del caporalato, utilizzati come manodopera senza pretese e quindi deterrente per abbassare i costi dei salari ai braccianti italiani. Ad ogni tragedia in passato si levavano alte le esecrazioni di autorità civili e religiose, politiche e sindacali: si adeguavano le leggi e tutto ricominciava daccapo per poter rispondere alle richieste di un mercato sempre più esigente. Questa volta invece, nessuno ha mosso un dito e la tragedia di Ahmed è passata quasi in secondo piano, schiacciata da ben altre più roboanti notizie, come il dramma della pandemia e il varo del nuovo governo Draghi. Parliamoci chiaro: in un contesto socio economico come quello meridionale ove lo spirito cooperativo è praticamente assente, prevalgono le micro imprese e la logica padronale: piccole ditte a carattere poco più che familiare, che per competere con le grandi aziende di trasformazione agro alimentare, riducono all’osso i costi di produzione.

In questa logica l’anello debole è quello dei non garantiti, dei non rappresentati. Coloro, insomma, che non avendo permessi di soggiorno vivono come fantasmi in una società che non sempre li accetta e li aiuta. Manodopera indispensabile ma che non può rivendicare diritti anche nell’epoca in cui ai lavoratori italiani si elargiscono redditi di cittadinanza. Le feroci polemiche di questi anni sulle quote contingentate dei migranti da accettare a fronte di una indistinta ed illimitata accettazione dei medesimi, si è esaurita nell’ambito della polemica politica ed in quello della solidarietà. Nessuno ha voluto né saputo inquadrare il problema per tutelare questi esseri umani, i quali non solo hanno il diritto di asilo politico, se profughi e vittime di guerre e lotte etniche, ma anzi dovrebbero essere riconosciuti quali portatori di diritti inalienabili per il genere umano, a prescindere da ogni altra considerazione. Partendo da questa nuovo umanesimo si capirebbe meglio che per realizzare la tutela dei diritti e delle opportunità per i migranti è indispensabile contingentare e programmare gli accessi. In mancanza di questa nuova impostazione etica e giuridica risulteranno fallaci sia le politiche solidaristiche dell’accoglienza senza limiti, sia quelle xenofobe di coloro che elevano l’egoismo del proprio benessere a barriera impermeabile a qualsivoglia comprensione umanitaria. Che il mondo intero fosse ormai interconnesso, ce lo aveva già spiegato il processo di globalizzazione economica, un evento planetario che i nostalgici del socialismo addebitano come un male endemico al capitalismo ed al libero mercato di concorrenza. Tuttavia così non è nel senso che è stato il progresso tecnologico (e quello merceologico, ovvero dei beni materiali, ritenuti come necessari dagli individui per vivere felici), ad aver determinato la globalizzazione. Se i beni necessari (o voluttuari) sono appetiti da un sempre più largo strato di individui, se il tenore delle libertà individuali si amplia, i processi produttivi richiedono imprese sempre più grandi e tecnologie d’avanguardia per reggere la concorrenza. In tutta questa fase espansiva sono due gli anelli deboli del sistema: l’ambiente (con il relativo problema legato all’inquinamento) e il dramma dello sfruttamento dei diseredati. Ora, si parla molto dei danni ambientali, delle ferite inferte all’eco sistema. Non a caso il governo Draghi ha istituito il ministero sulla Transizione ecologica ed ha fatto dell’Ambiente uno dei punti nodali del proprio programma. Tuttavia, quello che latita è proprio l’attenzione verso l’Uomo inteso nella sua dimensione esistenziale. Possibile non si riesca a capire che senza un nuovo Umanesimo solidale e razionale, non può esserci salvezza per l’uomo, così come non c’è fede senza carità?

Ci preoccupiamo del futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, lo facciamo guardando il deterioramento dei parametri ambientali. L’amore per il prossimo e per i più derelitti, purtroppo, non si misura.