112021Feb
Il Brumaio dei 5 Stelle

La rivoluzione francese ha rappresentato, per i tutti popoli d’Europa costretti a vivere sotto il tallone asfissiante delle monarchie, un forte anelito di libertà. Tuttavia, quanto accaduto Oltralpe dal 1789 in poi, fu anche repressione nel sangue di chiunque non volesse soggiacere al dispotismo delle élite giacobine e della forzosa massificazione degli individui (con la quale si pensava di cancellare i vecchi privilegi dell’aristocrazia). Furono quelli anche anni durante i quali, cancellato l’assolutismo della corona, si illusero i cittadini che il governo dovesse e potesse essere esercitato con un assemblearismo permanente, unica espressione della democrazia popolare. Un’idea sbrigativa dello Stato e della politica oltre che dei processi decisionali con i quali si credeva di poter governare un Paese e milioni di persone. Seppure in sedicesimi, con personaggi culturalmente improponibili rispetto agli artefici ed agli intellettuali di quello storico avvenimento, lo stesso è avvenuto in casa nostra con il fenomeno del M5S e dei suoi scalcagnati epigoni. Non a caso i Grillo ed i Casaleggio, proprietari della società lucrativa che possiede il simbolo e la piattaforma interattiva del MoVimento denominata, ovviamente, Rousseau, hanno alimentato nei seguaci l’idea che questi fossero dei “rivoluzionari”.

Fossero, cioè, gli unici ed i veri rappresentanti del popolo, “cittadini” – così sì chiamano tra loro, scimmiottando il termine in uso durante la rivoluzione transalpina. Gente per lo più senza cultura politica, né arte e né parte, che dovevano, a loro dire moralizzare la politica e rimpiazzare una classe dirigente marcia ed incapace. In verità alla boutade ideologica del credo grillino si accompagnava anche una più concreta ed appetibile promessa: quella di ripristinare il regime assistenziale e clientelare che i governi avevano dovuto abbandonare per realizzare le cosiddette politiche di bilancio. Come d’incanto il debito pubblico si trasformava in un elemento aleatorio, quasi un intralcio evitabile qualora si fosse riusciti a mandare a casa una generazione di politici identificati come corrotti e veri artefici della montagna di debito statale. Ecco quindi materializzarsi la politica delle “fake news” e la criminalizzazione del pregresso politico. Bufale disseminate ad arte. Infarcite di teorie farlocche, spacciate per vere come, ad esempio, la tesi in base alla quale per governare occorreva solo buon senso e saper cantare il ritornello “Onestà, tarà-tatà”. Niente cultura politica, nessuna esperienza. I sanculotti a Cinque Stelle? Potevano prendere la Bastiglia parlamentare ed aprirla come una scatola di tonno! Tuttavia la più suadente delle menzogne è stata quella che non occorresse una democrazia parlamentare, che i deputati ed i senatori non fossero stati i veri rappresentanti del popolo, bensì una casta di privilegiati da ridurre e gradualmente eliminare. Bastava, per governare lo Stato, una frequente consultazione della base popolare, ovvero del popolo che voleva aderire alla…piattaforma Rousseau e lì esprimere la propria scelta! Insomma: un assemblearismo permanente in salsa virtuale, un po’ sulla stessa falsariga di quello che nel Termidoro rivoluzionario fu imposto dai giacobini, per gestire il governo di Francia. Questi ultimi si aiutavano, nell’orientare le scelte assembleari, col terrore della ghigliottina. I loro emuli pentastellati, invece, invocando la supremazia dei magistrati: gogna e manette al primo avviso di garanzia.

Un termine, quest’ultimo, che, secondo i più esagitati, doveva rappresentare, di per se stesso, già una lettera scarlatta con la quale fare fuori il malcapitato di turno. Come allora anche adesso la furia di questi rivoluzionari da operetta, si è andata, via via, sgonfiando facendo venire a galla le loro mendaci promesse. Non un solo punto deontologico, un solo principio morale è stato realizzato dai 5Stelle. Anzi, al contrario: i grillini si sono trasformati nei protagonisti della peggiore politica politicante che vive e gode di agi e comode poltrone. Come in quel 18 Brumaio anno VIII (il 9 novembre del 1799 secondo il calendario gregoriano), giorno in cui Napoleone Bonaparte liquidò il Direttorio e l’Assemblea Costituente, e con essi l’opera stessa della rivoluzione, diventando il capo assoluto dei Francesi, oggi i rivoluzionari grillini consultano la piattaforma Rousseau perché si dia il via libera (o meno) a Mario Draghi, l’uomo della provvidenza che metterà tutti d’accordo. Sarà una votazione bluff, come sempre, taroccata da chi gestisce il portale e decide chi e come deve votare, senza possibilità alcuna di verifica e controllo. L’unica differenza rispetto al “colpo di stato” di Napoleone, sono i protagonisti.

Draghi al posto di Bonaparte, la senatrice Paola Taverna al posto di Madame di Condorcet e Tocqueville al posto di Di Maio. C’è da deprimersi!!