72021Feb
Il Sinedrio

Un vecchio adagio recita che ogni giorno ha la sua pena, al tempo della pandemia, alla quotidiana pena possiamo aggiungere la dose giornaliera di cifre relative ai contagi ed ai decessi, ancorché nessuno ci dica se siano provocati dal Covid oppure dall’età dei malati e da gravi concomitanti patologie. In mancanza di questa distinzione sulle vere cause dei decessi, le cifre allarmano l’opinione pubblica ed al tempo stesso danno l’esatta dimensione di quanto inutile sia stata finora la lotta condotta per limitare la diffusione del virus. Tuttavia, le autorità continuano imperterrite a non cambiare di una virgola le cure e le precauzioni fin qui imposte ai cittadini per proteggerli dal morbo. Nessuno finora ha pagato per le decine di migliaia di morti in Lombardia provocati dalla mancanza di adeguate diagnosi e di appropriate cure, ovvero dalla mancata esecuzione delle autopsie che avrebbero disvelato la vera causa dei decessi ed i rimedi più opportuni per limitarli. Ricordate? Fecero scandalo le teorie che parlavano di virus autoctoni in Lombardia e le ipotesi che legavano la diffusione e la conseguente letalità del morbo alla qualità dell’aria ed all’inquinamento dei territori nelle province lombarde più falcidiate dal coronavirus. Oggi si scopre che sono almeno una mezza dozzina i virus autoctoni padani e migliaia le varianti nel mondo. E’ accertato che le nano-partitelle di cui sono composte le polveri sottili, veicolano la diffusione della malattia e ne potenziano la letalità. Il tutto concatenato alla pratica che permette di concimare i suoli di quelle regioni con gli scarti ed i fanghi industriali.

Allo stesso modo si scopre che il SarsCov2 lo si rintraccia meglio con i tamponi fecali, perché il virus si sviluppa anche nei batteri intestinali e quindi nel materiale fecale: tutto questo ci porta allo spargimento di liquami sui terreni e negli allevamenti intensivi che abbondano in taluni zone della Pianura Padana. Chiaro il concetto? Innanzi a questa realtà non uno dei boriosi scienziati che hanno occupato la scena televisiva per mesi, ha voluto o saputo scusarsi per le tesi portate avanti in alternativa a quelle sostenute da scienziati ritenuti non ortodossi e pertanto bollati (e silenziati) come inaffidabili. La solfa è continuata per mesi per indirizzare la spesa verso l’acquisto di mascherine, detergenti, chiusure e divieti, fino ai vaccini, questi ultimi ritenuti una sorta di panacea veloce, sicura e duratura. Gli Stati hanno sborsato miliardi di € per finanziare le imprese private che si accingevano a sperimentarli. L’Europa si è accodata alle scelte di Americani ed Inglesi, ignorando prodotti già in uso in Russia e Cina. Oggi scopriamo che i vaccini attualmente somministrati, non sono stati omologati dagli enti regolatori e controllori, ma solo autorizzati all’uso con tutte le riserve del caso. Che addirittura il vaccino di Moderna non può essere somministrato sotto i 18 e sopra i 55 anni per mancanza di adeguata sperimentazione in quelle fasce di età. Che quelli della Pfizer ed Astrazeneca richiedono due dosi ma danno un’immunità che non supera i 12 mesi. Non esiste un solo rigo di letteratura sui dati della sperimentazione e la lettura del “bugiardino” del vaccino fa venire la pelle d’oca per le eventuali complicanze. A nessuno finora è venuto in mente di finanziare le ricerca per gli anticorpi monoclonali a basso costo oppure per un farmaco antivirale. Farmaci che getterebbero acqua sul fuoco e porrebbero fine all’immane spreco di denaro pubblico ed allo sforzo per vaccinare milioni di persone per poi ricominciare da capo dopo appena un anno. Ma la scienza non ha padroni e la concorrenza è la più alta garanzia di convenienza per i consumatori.

Ecco che alcune industrie cominciano già a mettere in commercio, a prezzi contenuti, il rimedio degli anticorpi monoclonali che oltre a distruggere il virus nella fase iniziale conferiscono un’immunità semestrale. Come nella storia del mercato di concorrenza, l’utile da realizzare diventa la spinta a fare meglio degli altri. Ecco tutta l’impalcatura sul “toccasana” dei vaccini, finirà per crollare con buona pace di coloro che hanno spinto l’opinione pubblica verso quella univa tipologia di politica sanitaria. Quello che balza agli occhi è che in Italia su questi temi andiamo a rimorchio di “altri”, ancorché studiosi ed industrie nazionali primeggino nel campo delle innovazioni (sugli anticorpi monoclonali!). Appare chiaro che servano anche i soldi del Mes destinato all’impiego in sanità, una necessità legata anche alla tipologia di spesa da sostenere per rendere gratuite ed universali le cure anti-Covid. Nei giorni in cui nasce il governo Draghi la speranza è che la nostra salute sia protetta sia dal morbo che dai sinedri politici e peggio ancora quelli pseudo-scientifici.