62021Feb
La maggioranza di Ursula

Ursula von der Leyen è un medico tedesco, parlamentare della Cdu. Presiede l’esecutivo della Comunità Europea, ovvero l’organo di governo e di gestione della Ue. E’ stata eletta a quell’incarico (anche) grazie ai voti del Pd, del M5S e dei popolari europei, partito di cui fa parte Forza Italia. Nella “spartizione”, i dem hanno ottenuto, in cambio, la nomina David Sassoli, ex mezzo busto della Rai, alla presidenza del parlamento di Bruxelles mentre al forzista Antonio Tajani è andata la vice presidenza del partito popolare europeo. Insomma: quell’intesa alquanto trasversale ha consentito, con una maggioranza risicata, l’elezione della dottoressa teutonica al vertice del governo del Vecchio Continente. Uno spartito che, trasposto in Italia, potrebbe ricalcare, riveduto e corretto, lo schema in grado di consentire a Mario Draghi di varare il proprio esecutivo con una solida quanto variegata maggioranza parlamentare. Si badi bene: il parallelismo non è campato in aria, anzi può rappresentare, per l’ex governatore della Bce, un utile punto di riferimento ed un rafforzamento della posizione italiana nel consesso europeo.

La stima e la considerazione di cui egli già gode in ambito Ue, come tecnico ed economista, si accrescerebbe, infatti, nel momento in cui il “suo” governo riuscissse a trovare una “quadra” politica specchio fedele di quella sulla quale si regge l’attuale maggioranza europea. Insomma: ricreare in Italia le stesse condizioni politiche vigenti a Bruxelles non sarebbe affatto un’elucubrazione politologica né un evento marginale, al tempo in cui i soldi per rilanciare l’azione di riforma dello Stato sono quelli che escono dalla borsa aperta dalla commissione presieduta da Ursula. Infatti, in questo frangente non contano solo i denari, ma anche la capacita di persuasione del nostro Paese nel farsi approvare, da Bruxelles, i progetti per rilanciare l’economia e contrastare efficacemente la pandemia. Occorre recuperare anche sul versante delle non poche diffidenze che, in sede europea, alcuni paesi di storia ed etica protestante, manifestano nei confronti dell’Italia ritenuta una Nazione in cui si dissipa pubblico denaro e si accumula debito statale. Su questa falsariga, si potrà imbastire il canovaccio che porterà a giustificare la presenza di Forza Italia e quella del manipolo di centristi nell’esecutivo di Draghi. Il rospo più grande? Lo dovranno ingoiare sia la sinistra di Leu che il movimento pentastellato. I grillini, tuttavia, potranno quasi sicuramente contare sul tradizionale trasformismo e sulla solita mini-scissione come prezzo da pagare per il mantenimento dei posti di potere e l’allontanamento delle elezioni che sarebbero un bagno di sangue per loro. Meno sofferta, invece, sarà la scelta del Pd nel quale si è molto attutita la politica giustizialista e moralistica contro il Cavaliere Berlusconi.

Ecco perché l’improvvisata conferenza stampa di Giuseppe Conte in piazza Montecitorio, con l’appello a restare uniti ed a continuare la politica insieme con Pd e Leu, è bastata ad ammorbidire le dichiarazioni di guerra della vigilia dei 5Stelle. La situazione è comunque precaria per tutti: le squadre si sono spaccate sia nel centrodestra che nel centrosinistra.

Lo stesso Renzi sta tesaurizzando ben poco nei sondaggi elettorali anche se occorre dargli atto che è comunque sopravvissuto allo scontro con partiti più poderosi ed è riuscito a liquidare l’avvocato pugliese. Questo “tourbillon” è ancora tutto nel campo della politica, ma troverà nel programma e nella composizione del governo, i maggiori punti di criticità. Quello che appare più adatto a comporre i dissidi è un esecutivo più politico che tecnico. Le formule da poter applicare sono diverse, ma appare fin troppo chiaro che per garantirsi un futuro sereno, Mario Draghi non potrà fare a meno di coinvolgere nel gioco i leader dei partiti che andranno ad appoggiare il suo governo. Al premier, il Capo dello Stato consentirà di garantirsi indicando persone di propria fiducia in alcuni dicasteri chiave come l’Economia, gli Interni e gli Esteri (quasi sicuramente appannaggio di tecnici). Il rimanente però, dovrà mollarlo insieme agli incarichi in enti ed aziende partecipate che spesso valgono più di una poltrona ministeriale. Insomma, il professore dovrà scendere a patti con chi lo sostiene, abbandonare l’aura di superiorità e sporcarsi le mani con il manuale Cencelli. Sul piano della politica economica non saranno rose e fiori, ancorché Draghi si sia dichiarato un liberal-socialista: un ossimoro politico che in economia si traduce nell’applicazione delle teorie keynesiane dell’intervento pubblico e della spesa statale.

Non è pensabile che l’ex presidente della Bce dissipi altri 150 miliardi di euro come il suo predecessore. Insomma sarà la maggioranza di Ursula ma non quella della allegra cuccagna.