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La foglia di Fico

Stessa ora, stesso programma, come sa anche la mamma. La spiritosa boutade di Sandro Ciotti, l’indimenticabile radiocronista sportivo, potrebbe essere utilizzata come epitaffio di questa interminabile crisi di governo. Il programma è quello solito della “caccia ai voltagabbana” in Parlamento per racimolare voti ad una maggioranza di governo giunta al capolinea. Una prospettiva di sufficienza politica che Giuseppe Conte non è riuscito ad accaparrarsi, onde per cui, pur sostenuto formalmente dagli alleati “giallorossi”, il professore pugliese vede allontanarsi la possibilità di essere riconfermato alla presidenza del consiglio dei Ministri. A riprova di questa situazione il sempre più cauto e canuto Capo dello Stato ha ritenuto di dover affidare un mandato esplorativo al Presidente della Camera Roberto Fico, grillino dal volto umano, pentastellato a vocazione Doroteo- Governativa. Ad un navigato politico come Sergio Mattarella non difetta certo il saper tirare fuori la cosiddetta “mossa del Cavallo”, ovvero un espediente per superare brillantemente la fase di totale confusione politica in cui versa l’attuale legislatura.

Fico è correligionario di Luigi Di Maio ed, alla pari del ministro degli Esteri, sa bene che le elezioni anticipate potrebbero trasformarsi in una clamorosa débâcle per il M5S. I plurimi incarichi ministeriali, quelli istituzionali e di sottogoverno assegnati ai Grillini, svanirebbero immediatamente all’indomani di una sconfitta elettorale. I due leader sanno bene che i voltafaccia politici ed il mancato rispetto delle regole morali per il Movimento Cinque Stelle, pesano, sul piatto della bilancia del consenso elettorale, molto più che le elemosine elargite sotto forma di reddito di cittadinanza. La mossa di Mattarella poggia dunque sul ragionamento che i due Dioscuri Grillini occupano la medesima posizione di potere e che entrambi possono cadere se non si sostengono a vicenda. Quindi la mossa del cavallo serve per convincere a scavalcare la riottosità dei gruppi parlamentari pentastellati sul cambio di nome alla presidenza del Consiglio dei ministri, con Fico al posto di Conte. Tuttavia non mancano le frizioni nel M5S.

Le dichiarazioni al vetriolo dell’eterno dissidente Alessandro Di Battista ed il moralismo di maniera di Nicola Morra, presidente della Commissione Anti Mafia, aizzeranno gli animi provocando qualche defezione tra i parlamentari. Quindi la sufficienza numerica che si riotterrebbe riaggregando Renzi alla maggioranza, dopo avergli offerto lo scalpo di Conte e qualche assegnazione miliardaria nel Recovery Fund verso i Ministeri occupati da Iv, potrebbe non essere del tutto garantita. Intorno a questa incognita ruota tutto l’incarico esplorativo che è stato conferito al presidente della Camera. Un incarico che potrebbe riuscire se la contestazione dei Grillini dissidenti verrà contenuta al Senato in una manciata di voti, ma il governo che ne verrà fuori sarà ancora debole per la precarietà dei numeri che sorreggono la maggioranza a Palazzo Madama. Insomma, comunque vada la situazione generale del governo giallorosso, non appare rosea e quel che è peggio lo stesso vale per l’intera situazione politico parlamentare italiana. Più che un governo è l’intero sistema che sembra non offrire una prospettiva di stabilità duratura, ancorché siano sempre esagerate le previsioni catastrofiche sulle conseguenze delle elezioni anticipate. A tal proposito è strano leggere che i più esagitati commentatori politici, i soliti giornalisti d’assalto e di denuncia, le testate notoriamente più allenate ad invocare il rispetto della regola democratica e la sacralità del responso popolare, siano diventati dei conservatori ad oltranza, difensori d’ufficio del mantenimento dello stato attuale. I pianti delle prefiche s’odono tutti i giorni, incuranti del fatto che pochi mesi orsono si sono celebrate le elezioni regionali e milioni di persone si sono recate alle urne. Ai virologi dilettanti, che fanno previsioni catastrofiche in caso di elezioni, ricordiamo che, sfidando la pandemia, in questa ultima tornata elettorale si è registrato anche un sostanziale aumento della percentuale dei votanti. Il virus non si occupa di politica e dovrebbe essere ormai acquisita l’idea che per vincere il morbo occorrono cure adeguate non le eterne restrizioni della libertà dei cittadini.

Occorrono vaccini sicuri ed efficaci e soprattutto nuovi farmaci anti virali di rapido e risolutivo effetto. Il bailamme nel quale il governo sembra immerso fa certo maggiori danni di una tornata elettorale che possa eleggere un esecutivo coeso e coerente. Occorrerebbe anche una legge elettorale maggioritaria che favorisse la formazione di larghe intese parlamentari, ma al momento non sempre possibile. D’altronde sempre meglio che nascondere le cose dietro una foglia di Fico.