172020Dic
L’albero della Cuccagna

Non credo siano molti, soprattutto tra i giovani, quelli che ricordano quel vecchio gioco praticato in ogni festa di paese e nelle sagre più affollate. Denominato in vari modi, secondo il contesto territoriale, ma con un unica modalità di svolgimento: in cima ad un palo di legno, cosparso di sapone grezzo oppure di un liquido scivoloso, venivano posti premi ad appannaggio di coloro che sarebbero stati capaci di arrivare in cima. In genere i premi consistevano in derrate alimentari appetibili agli strati più indigenti della popolazione. Dalle nostre parti andava di moda il palo di sapone che faceva quasi sempre coppia col banditore di doni, un personaggio tipico delle vecchie feste popolari, che metteva all’asta, ricavandone danari per le spese della festa medesima, i più svariati oggetti donati dai cittadini. Per intenderci anche piatti fumanti di spaghetti e leccornie varie cucinate per l’occasione a devozione del Santo Patrono.

Usanze semplici, espressioni di una società rispettosa delle tradizioni, di una cultura rurale, che rinnovava nel tempo il lascito delle usanze della festa paesana. Un evento che riuniva le famiglie anche con il ritorno degli emigrati. Stiamo parlando di un’Italia ormai scomparsa, involgarita dalle pratiche alla moda, dai riti e dalle feste mutuate da tradizioni ed usanze figlie di altre culture a noi estranee. E’ una situazione simile a quella che oggi vive nel nostro Paese la comunità politica nazionale, in particolare il governo degli sprovveduti, degli incolti e dei voltagabbana, quello insediatosi con lo stesso premier, Giuseppe Conte, e lo stesso partito di maggioranza relativa, il M5S, oggi alleato con la sinistra di Zingaretti, Franceschini e Bersani, dopo aver governato insieme alla Lega del truce Salvini. Ebbene, l’albero della cuccagna attorno al quale si consumano furibonde liti tra i componenti della maggioranza giallorossa, vale oltre duecento milioni di euro. Denaro proveniente dal cosiddetto “Recovery Fund”, in parte prestato ed in parte destinato a fondo perduto all’Italia affinché possa adeguatamente fronteggiare la crisi scatenata dal Covid 19. Insomma non basteranno i cento miliardi già spesi dal governo attingendo alla montagna del debito di Stato: ne occorrerà almeno il quadruplo! In disparte ogni considerazione sulla inadeguatezza delle misure adottate dai governanti che non arrestano il diffondersi naturale del virus che, come altre centinaia di coronavirus, accompagnerà per migliaia di anni il genere umano. In disparte anche la mancanza di rimedi efficaci e risolutivi per cancellare la replicazione del virus, con gli antivirali e gli anticorpi monoclonali.

Sostanze ad efficacia risolutiva e definitiva in grado di bloccare l’epidemia a fronte della transitoria immunità anticorpale garantita dai vaccini disponibili, che non raggiunge l’annualità. In disparte, ancora, la cecità di non procedere alla costituzione di equipe poli-specialistiche che prendano in carico le fasce fragili e più esposte al Covid sintomatico (il 10% circa degli infetti) prendendoli in carico e curandoli a casa. Il governo Conte sembra in tutte altre faccende affaccendato, e litiga su chi e come gestire quella ingente massa di denaro, che nessuna epoca politica ha mai avuto a disposizione in così poco tempo. Ebbene l’azzimato avvocato leader dei grillini addomesticati dalla poltrona, tenta anche di esautorare il Parlamento, evitando controlli di natura politico istituzionale da parte degli eletti dal popolo. Già ridotti di numero, praticamente infarciti di asini a cinque stelle, i parlamentari rischiano di venire estromessi dalla indicazione, dalla programmazione, dal controllo dei criteri di spesa del Recovery della montagna di euro che lo accompagna. Balbettano imbarazzati i Piddini, non fiatano i pentastellati i quali pur di mantenere lo scranno ingoierebbero rospi a colazione. Tacciono i residuali cespugli a sinistra, che ben sanno che D’Alema e Bersani continuano ad essere in qualche modo presenti tramite uomini fidati e fedeli come Arcuri e Gualtieri. Insomma il palo di sapone, l’albero della cuccagna, sembra scivoloso solo per taluni come l’ex sindaco di Firenze. Questi, perspicace e scaltro, ancorché ondivago e cinico politicamente parlando, contesta a viva voce un innaturale cumulo di cariche nella persone del presidente del Consiglio. Insomma: un accentramento da far impallidire quanti denunciavano la vocazione di segno egemone e totalitario di Berlusconi. Ed ha perfettamente ragione!! Tuttavia ha contro il suo ex partito il Pd, i suoi nemici, D’Alema e Bersani, occulti manovratori per il tramite dei già citati soggetti, la solita stampa pro regime che agita lo spauracchio delle elezioni anticipate come se fossero una catastrofe. Cincischia anche il centrodestra con Salvini, euroscettico pentito, il Cavaliere pronto a salire sul carro, a tutto vantaggio della vacua Meloni e del suo partito. Vinceranno e gestiranno il denaro i finti tecnici oppure il Parlamento ed il decisore politico parlamentare?

Lo sapremo se arriveranno in cima a quel palo.