72020Dic
Guarratelle Regionali

A coloro che non conoscono questo antico termine derivato dell’opera dei pupi, bisogna spiegare che per “guarratelle” deve intendersi quell’arte fatta nei teatrini di posa, con fantocci di cenci e legno, nata intorno al XVI secolo. Il termine deriva da “guarattino”, ovvero burattino. In genere questo vocabolo, ormai desueto, viene utilizzato oggi per descrivere una situazione nella quale poco o nulla v’è di vero e di serio e, soprattutto, che i protagonisti della storia di cui si narra, sono privi di autonoma capacità di recitare un ruolo, se non manovrati ed utilizzati, appunto, a mo’ di marionette. A leggere le cose di cui la stampa ci informa sulle vicende regionali legate alla gestione del potere da parte di Vincenzo De Luca, sulle sue torrenziali esternazioni (senza contraddittorio), con le quali settimanalmente egli ci informa sulle improbabili azioni meritorie compiute nella lotta al Covid (delle quali reclama esclusiva paternità e merito), non possiamo far altro che ricordarci, per similitudine, dell’opera dei pupi. Perché sì, il governatore è un puparo in vena di esaltato solipsismo, se non di una vera e propria smania egocentrica, che occupa stabilmente la scena. Il suo è un istrionico e sbrigativo modo di intendere l’esercizio del potere senza che altri (assessori, giunta e consiglio regionale) contino più di un fico secco.

Insomma: tutto il sistema democratico ed il pluralismo degli organi decisionali, vengono ridotti a “guarrattelle” nelle mani di un solo uomo forte. Il soggetto in questione è eclettico, esperto e navigato e ben recita il ruolo che più preferisce: quello del dominus che blandisce oppure aggredisce senza mezzi termini chiunque possa fargli ombra. Reduce da anni di lavoro, come funzionario del Pci, lo “Sceriffo” ha sempre fatto di mestiere la politica della quale conosce tutti gli ingranaggi, utilizzandola con la doppiezza tipica degli ex comunisti cresciuti e pasciuti alla scuola di partito. Un specie di centralismo democratico il suo, applicato ovunque egli abbia responsabilità di potere, con la progressiva sistematica spoliazione degli organi di governo, occupati da muti astanti di sua assoluta fiducia (ed obbedienza). Sfido chiunque a ripetere i nominativi di almeno tre o quattro assessori e le rispettive deleghe da loro esercitate. Lo stesso dicasi per la capacita di questi ectoplasmi politici ed amministrativi di poter decidere qualcosa in autonomia. Avendo parcellizzato gli eletti in una miriade di liste civiche, costoro non hanno né un orientamento politico né una visione organica dei problemi. Sono infatti espressione di realtà territoriali e di compromessi elettorali con sindaci ed amministrazioni locali alle quali guardano per realizzare opere e finanziamenti accontentandosi di quel che poi passa il convento.

Una situazione ideale per chi ha solo bisogno di mani alzate da soggetti con orizzonti ed appetiti limitati in Consiglio regionale. Tra l’altro, l’asfissia ed in taluni casi l’agonia dei partiti, rende nullo il gioco politico ed i ruoli della rappresentanza dei gruppi in seno al parlamentino campano ove parlare di ordine sparso e qualunquismo generalizzato non è affatto improprio. Quale migliore ed ideale condizione, dunque, per chi come De Luca ambisce alla gestione personalizzata del potere? Parliamoci chiaro: la sua è una dittatura paternalistica incardinata attorno al personaggio, anche questo abbastanza qualunquista, dello “Sceriffo” che non teme confronti né rivali. Ed allora l’improntitudine di predicare il sublime, la lotta al clientelismo, all’affarismo, alla politica politicante, e poi praticare il mediocre diventa cosa semplice da realizzare. Ecco allora che si collocano i trombati negli enti gestiti dalla Regione, ed esimie mezze calzette senza titoli, ma con un pedigree di assoluta fedeltà, ai vertici degli enti controllati. Ancora: si distaccano al gabinetto di presidenza dozzine di persone fidate, alcune delle quali cacciate tempo addietro per essere state “protagoniste” in alcune vicende giudiziarie. Queste ultime sempre minimizzate e forse neutralizzate con l’immissione di ex magistrati in giunta. Un orpello? Forse un messaggio alle Procure per chi volesse infastidire il manovratore?

Chissà!! Il governatore sa che la gente ha la memoria corta, che nei tempi del Covid l’opinione pubblica è stata piegata dalla paura e dall’angoscia. Insomma: l’ex sindaco di Salerno gode di un contesto ambientale e sociale ideale, che poco si interessa di talune questioni e fa strame di ogni regola ed istituzione. Il filosofo ed epistemologo K.R. Popper affermava che in democrazia non è importante sapere chi debba comandare ma come controllare l’operato di chi comanda.

C’è qualcuno o qualcosa, oggi, che sia in grado di controllare o di denunciare l’immobilismo di governo e gli abusi di potere del presidente De Luca?  Così continua l’opera dei pupi…