22020Dic
Test Covid nelle farmacie, D`Anna: l`accordo è illegittimo. Il presidente dell’Ordine dei Biologi: “Non hanno le competenze giuste

Regione e Federfarma sono vicini ad accordarsi. Test rapidi ai farmacisti in Campania, che ne pensa?

“Un analogo accordo lo abbiamo fatto nel Lazio proprio con Federfarma. In quel caso viene utilizzata la rete delle farmacie con appositi spazi dedicati e con precisi criteri e protocolli per proteggere gli operatori e i clienti. E poi: i percorsi e gli spazi non sono promiscui. Ad eseguire gli esami ci sono i biologi che, insieme ai medici, eseguono i test antigenici. In Campania invece si pretende di farlo fare ai farmacisti che non hanno alcuna specifica competenza, in tal senso, prevista dalla legge”.

Lei ha denunciato anche i costi di questa operazione…

“Sì, di fatto la Regione si sobbarca un costo fino ad un massimo di 20 euro a test quando non un centesimo è mai stato erogato, finora, per lo screening eseguito nei laboratori di analisi, la cui rete, va ribadito, nessuno ha mai voluto veramente sfruttare. Laboratori, badi bene, sovente costretti al palo a causa del solito, assurdo blocco della specialistica ambulatoriale. La solita solfa. L’esito di una decennale mancata programmazione del fabbisogno e del relativo budget di spesa. Si lamentano che in Campania c’è una medicina territoriale inefficiente e ospedali congestionati ma poi si trascurano le realtà territoriali. E’ un vero controsenso”.

Secondo lei questo accordo con Federfarma è legittimo?

“A mio giudizio vìola la legge. La Regione non può affibbiare l’esecuzione di esami di laboratorio (quali sono effettivamente i tamponi antigenici) a chi, come i farmacisti, non ha le ‘speciali competenze’ per farli. Inoltre vorrei ricordare come proprio il governatore De Luca, non più tardi di 5 giorni fa, in una delle sue torrenziali dichiarazioni senza contraddittorio, ha criticato l’uso di quei test definendoli fallaci”.

Quali sono i rischi?

“Il fatto che un test si chiami rapido non vuol dire che possano eseguirlo tutti. Non è un test di gravidanza, per capirci. Chi lo esegue deve assumersi la responsabilità di un referto: se un paziente risulta positivo, bisogna trasmettere i dati e scatta la presa in carica da parte delle Asl. Un professionista normalmente istruito, riesce meccanicamente ad eseguire questo procedimento, ma se c’è, mettiamo, un inquinamento della soluzione di reazione, una complicazione, un dubbio interpretativo, solo chi è adeguatamente preparato è in grado di processarlo”.

Perché non si fida delle farmacie?

“Non è che non mi fido, ma nel protocollo stipulato con Federfarma Campania, non vengono indicati i requisiti organizzativi e strutturali specifici di cui devono obbligatoriamente dotarsi le farmacie per poter eseguire i tamponi, né viene indicato in che modo devono essere separati, all’interno dei locali, gli spazi deputati alle normali attività di vendita di medicinali e articoli sanitari da quelli scelti per eseguire i test. E poi: mancano e non sono codificati, nelle farmacie, gli spazi idonei ed attrezzati che sono tipici, invece, dei laboratori di analisi cliniche. Insomma, fuor di metafora: vengono meno i requisiti stessi posti a tutela ed a protezione sia del personale, sia dell’utenza stessa. Oltre che pericoloso per la promiscuità dei luoghi e l’inadeguatezza degli operatori, questa soluzione rischia, paradossalmente, di contribuire a diffondere il morbo pandemico”.

Le alternative?

“La verità? Occorrerebbe utilizzare più adeguatamente la rete dei 500 laboratori specializzati accreditati presenti sul territorio campano. De Luca deve decidersi ad accelerare l’operazione di riorganizzazione dei laboratori pubblici e di quelli privati favorendo l’avvio dei consorzi. Sono 11 anni, d’altronde che si rimanda questo processo di aggregazione con la scusa di non danneggiare le piccole strutture (eppure anche loro potrebbero consorziarsi). Così facendo, però, si finisce col ‘favorire’ realtà che sono inidonee per legge e che magari non avrebbero neanche i requisiti per l’accreditamento…”

Ci spieghi meglio…

“De Luca ha una precisa responsabilità: non dovrebbe consentire a strutture di laboratorio sprovviste dei necessari requisiti di legge, di erogare prestazioni per conto della Regione che poi quelle prestazioni paga. Molti laboratori, in Campania, non potrebbero essere neanche accreditati né eseguire test per conto dello Stato. Eppure in Campania ciò accade lo stesso. Ebbene questa è illegalità spacciata per benevolenza. Di questo il presidente deve rispondere e di questo, siatene certi, parleremo al tavolo del Ministro che, mi auguro, sarà convocato a breve. Se del caso, siamo pronti a discuterne anche in altre sedi come la Corte dei Conti laddove le prestazioni erogate da strutture inidonee possono configurare l’esistenza di un danno erariale”.

Quindi lei sta dicendo che ci sono centri d’analisi accreditati in maniera…illegittima?

“In Regione si perpetra una vera e propria truffa in danno allo Stato. Consentire di fare esami di laboratorio a chi, semplicemente, non ha i requisiti per farlo, non significa fare beneficenza ma solo utilizzare criteri pseudo pauperistici al posto della legge. Lei lo sa che i vari decreti governativi prevedono l’organizzazione di una rete di laboratori di alta specialità dedicata alla Virologia ed alla Microbiologia? E dov’è questa rete? Chi l’ha vista? Perché nessuno ha mosso un dito nonostante la pandemia? Di questa rete, in Campania non se ne sa nulla. Insomma: solo chiacchiere e distintivo. Di converso ecco l’alzata d’ingegno di affidare le analisi in mano ai farmacisti che di competenze non ne hanno. La Regione, lo ribadisco, dovrebbe strutturare una rete di alta specialità e qualità per le indagini epidemiologiche. Invece preferisce cincischiare ed arrangiarsi come meglio può. De Luca deve aver il senso etico e politico di rispondere alle domande che gli vengono poste e forse anche accettare il confronto. Io ci sono, si parva licet. Anche i commissari di governo dovrebbero fornire risposte su queste vicende”.

Come è stato possibile tutto ciò?

“L’espediente è aver scritto al ministero e il ministero…non risponde. Il M5S, a cominciare da Valeria Ciarambino, sostiene la sopravvivenza di molti piccoli laboratori in nome di un pauperismo e di un sostegno occupazionale che però non hanno senso, perché, lo ribadisco, anche i cosiddetti piccoli laboratori potrebbero consorziarsi tra loro. Ma se, in ogni caso, i ‘pauperisti’ insistono su questo tasto allora perché non si battono per far assumere, nelle strutture pubbliche, il personale dei piccoli laboratori così che costoro possano essere utilizzati come prima risorsa anti Covid?”.

Quindi i biologi promettono battaglia

“La battaglia non è la tutela di interessi particolari, per quanto legittimi, dato che la categoria non si farà spogliare da prerogative di legge. Ma è una battaglia di trasparenza e di efficienza. Requisiti che, ahimè, mancano alla sanità campana. Se la pandemia viene misurata in base del numero dei positivi ai tamponi e di converso si adottano provvedimenti di blocco delle attività in ragione al numero di positivi, non si può mettere gente avventizia a misurare quel dato con test peraltro fallaci. Se effettivamente il numero di positivi con test rapidi in farmacie e in mano ai farmacisti diventa un azzardo oltre che un illecito, allora significa che siamo al cretinismo burocratico. Anche su questo presenteremo un esposto alla Procura. Dati falsati o malamente rilevati sui positivi ai test recepiti, significano, infatti, allarme sociale, chiusura e danni economici per intere categorie. In parole povere: procurato allarme. Se poi non ci sono neanche i requisiti di tutela degli operatori e di chi viene testato allora si configura una potenziale responsabilità di diffusione del virus ed allora i carabinieri con i lanciafiamme dovrebbero recarsi in Regione!! Non esorbito in commenti politici che non mi competono in questa specifica veste. Mi compete denunciare inadempienze ed illegittimità e lorsignori stiamo tranquilli che arriveranno”.