252020Nov
La cruna dell’ago

Ribadire che quelli odierni siano i tempi peggiori vissuti ultimamente dall’umanità, significa affermare un’ovvietà, ed al tempo stesso porre le basi per una più articolata riflessione storica. Da XVIII secolo ad oggi, il periodo a cavallo tra la fine di un secolo e quello successivo, è sempre stato funestato da eventi tragici ed al tempo stesso occasione di scoperte, progresso ed emancipazione. Insomma: un’epoca che muore crea scompiglio ma getta anche le successive basi per un generale miglioramento delle condizioni di vita, ovvero del contratto e del patto sociale che costruisce la forma di Stato e di consesso civile nel quale, poi, si sviluppa l’esistenza stessa. In soldoni: a scompaginare le vite dei nostri antenati furono, in passato, guerre e rivoluzioni, epidemie e sommovimenti sociali. A rilanciarne e migliorare l’esistenza, le conquiste in termini di diritti e libertà, consapevoli ed effettivamente esercitate. Ora, trascorso il Ventesimo secolo, quello delle due guerre, delle tragedie dittatoriali, della Shoah, dei genocidi etnici, oltre che della prima pandemia storicamente riconosciuta e catalogata, la cosiddetta “spagnola”, eravamo convinti di esserci messi al sicuro, forti delle nuove conoscenze acquisite in campo medico e biologico. Invece no. Eccoci qui a fare i conti con un nuovo morbo virale, utilizzando, quasi, i medesimi rimedi di cent’anni fa. Nessuna guerra, nessuna ideologia totalizzante è venuta a mettere a repentaglio il nostro futuro. E’ bastata un’affezione virale, come quella che flagellò il mondo tra il 1918 ed il 1920 mietendo più vittime della Grande Guerra, a metterci in ginocchio, facendoci riscoprire, all’improvviso, deboli ed indifesi.

Ma tant’è, se tanto ci dà tanto, una volta incassati i ciclici sconquassi della storia, dovremmo, ora, anche attenderci quelli “riparatori” e positivi, beneficiando, così, del miracolo del progresso scientifico annunciato in uno scudo anti Covid che ancora non sappiamo in che veste verrà ad aiutarci, magari sotto forma di vaccino, oppure di anticorpi monoclonali o, ancora, di terapie geniche personalizzate secondo i canoni dell’imminente ed avveniristica medicina di precisione. In ogni modo, a prescindere dall’entità di questo “scudo”, quel che conta è che siamo finiti in mano al mercato di concorrenza, alle sue convenienze economiche ed alla capacità che queste innescano per risolvere i problemi. Insomma il vecchio caro capitalismo, sputacchiato dai reduci del socialismo e dai filosofi del pensiero debole e della decrescita economica. Un sistema utilitaristico che innesca una perpetua e salutare competizione, ovvero quell’alta preziosa espressione che si chiama ricerca e competizione scientifica. Molti storceranno il naso innanzi all’idea che tutto sommato, la competizione, anche avendo come obiettivo il lecito profitto, può rivelarsi uno strumento che assume un alto valore sociale per le soluzioni che è in grado di offrire ai problemi. Insomma, c’è poco da dire: per quanta ignoranza, confusione e ottusa maldicenza circolino sul tema dell’economia di mercato, essa non è un luogo di scorrerie barbariche, ove si rincorrono gli istinti selvaggi, ma un contesto nel quale chi opera osserva regole procedurali, vincoli e controlli da parte del governo. L’umanità intera si salva con i rimedi venuti fuori dalle ricerche, dalle sperimentazioni, dalla collaborazione e sì, anche dalla competizione che si svolge tra scienziati e mondo dell’industria. In sintesi: con il gioco degli investimenti e del lecito ricavo, l’interesse economico diventa la molla di tutta la filiera economica. Compresa quella della salute pubblica. Ancora una volta i vizi privati (i bisogni ed i desideri delle persone) determinano quelle che poi sono le pubbliche virtù.

L’antica legge della domanda e dell’offerta, del perseguire il benessere e la ricchezza, mettono a disposizione dell’umanità i mezzi per salvarsi e progredire. Un assioma semplice, che da solo vale più di cento prediche sull’altruismo caritatevole. E’ il capitalismo bellezza!!       

Detto per inciso: nessuno intende biasimare, con questo, la solidarietà, che pur sempre è espressione delle società emancipate e floride. Ed anzi ben vengano i vaccini gratuiti! Ma appare chiaro che non sarà certo il pauperismo, oppure l’altruismo, la chiave di volta che consentirà a milioni di persone di salvarsi dal coronavirus. Servono soluzioni che solo l’imprenditoria capace è in grado di offrire. Eppure in talune alte istituzioni, compresa la Chiesa Cattolica, c’è chi, come il Papa, continua a suggerire, quasi fosse una missione, la modifica delle leggi economiche per favorire i più poveri: vecchi arnesi ideologici cari ai missionari. Un Pontefice dovrebbe guardare più lontano, non solo attraverso l’angusto spazio della cruna dell’ago, che segna la porta della salvazione.