242020Nov
Un giudice a Lisbona

Mala tempora currunt. Il motto degli antichi romani calza a pennello in quest’epoca di pandemia. Un periodo confuso, povero di certezze, impacciato quasi. Dove non passa giorno che non si renda necessario un intervento del governo per aggiustare il tiro di decisioni politiche ed amministrative ricadenti nelle varie Regioni. Parimenti impacciati e privi dell’originaria sicumera para-scientifica, la pattuglia, ormai usurata nella credibilità, dei guru televisivi di marzo, quelli che sciorinavano apodittiche teorie a mezzo busto. Dalle colonne di questo foglio abbiamo fatto il controcanto alle tesi tronfie dei depositari della scena, bene inteso, quella teatrale non certo scientifica. Ripeterci ci sottrarrebbe tempo consegnandoci, forse, al sospetto di narcisismo scientifico ed egocentrico. Fummo, ad onor del vero in compagnia di uomini di scienza che prima furono derisi ed insultati, infine ignorati per la manifesta verità ed i riscontri dei loro assunti. Anzi alcuni dei depositari del verbo, incassata un cospicua quantità di danaro per le comparsate in tv (e per i libri venduti), si ritirarono dall’agone avendo consumato sia le smentite sia la faccia tosta. Non passa giorno che non si annuncino “arrivo di vaccini con efficacia totale”.

Peccato non ci sia ancora un solo dato pubblicato su autorevoli riviste scientifiche, con sperimentazioni ancora in itinere nell’assoluta carenza di evidenze. Insomma, giriamo come api attorno ad un fiore ma finora la gente che si becca il Covid in forma sintomatica, non può utilizzare alcun farmaco specifico per la cura che debelli il virus. Da tutta questa storia non ne esce bene la Medicina intesa come scienza moderna in grado di fronteggiare le neo patologie.

Viceversa la Biologia si conferma scienza giovane e propositiva, in grado di affrontare gli interrogativi del momento. Come se non bastassero gli errori e le approssimazioni del mainstream e della coorte di scienziati sulle “cose da fare”, arrivano dal Portogallo notizie già note ma accertate ed incardinate in una sentenza dei magistrati della corte di appello di Lisbona. In soldoni, nell’atto del tribunale portoghese si stabilisce che i test utilizzati per accertare il grado della pandemia sono inadeguati e fallaci. Ora la riflessione vien da sé: se i tamponi, anche quelli molecolari, risentono di un artificio tecnico, il tutto si traduce in un grande bluff. In effetti il test messo a punto dal premio Nobel Kary Mullis, qualora venga eseguito con un alto numero di cicli di amplificazione, può rende falsamente positivo l’esame stesso. L’esame rileva infatti semplici parti virali inattive e non il virus nella sua integrità e quindi nella propria funzione patogena. D’altronde lo stesso Mullis, inventore della metodica, ha più volte ribadito che il test messo a punto è dedicato alla ricerca e non alla diagnostica virale. Una notizia certo nota e per parte nostra, da tempo annotata come variabile irrazionale introdotta nel sistema di diagnosi e cura. Cambia l’autorevolezza dell’affermazione ed il peso che essa acquista se incartata in una sentenza giudiziaria, frutto di una puntuale istruttoria tecnico-giuridica.

Un clamore, quello portoghese, al quale fa riscontro un assordante silenzio in Italia. Patria ove pure la magistratura inquirente, più garantita e senza responsabilità al mondo e quindi disinvolta e spigliata nell’incardinare processi (sovente conclusisi col clamoroso nulla di fatto) non si è mai pronunciata in merito alle vicende Covid ed alle denunce di centinaia di persone che pure hanno denunciato condotte illegittime ed illecite. A cominciare dalle mancate diagnosi, dagli accertamenti autoptici e dalla carenza di cure adeguate per i malati gravi. Vicende che crearono, agli inizi della pandemia, un ecatombe di decessi in Lombardia. Tutto ciò suona veramente strano: c’è forse da aggiungere anche i togati tra gli amici della lobby farmaceutica insieme alle consorterie politiche e parlamentari? Non penso. Forse si tratta solo della mancanza dei soliti presupposti giuridici per imbastire una campagna mediatico giudiziaria in combinato disposto coi giornali vicini alle Procure e che oggi sono refrattari ad organizzare gogne. Non c’è che dire. L’Italia sembra spesso il luogo ove tutto puoi e tutto devi aspettarti. Insomma chi ci governa ha assunto il numero dei positivi al Covid (ricordiamolo per lo più asintomatici) come discrimine per assumere misure drastiche, limiti a libertà costituzionali (che hanno distrutto interi comparti economici) utilizzando strumenti di “misura” inadeguati e fallaci. E’ normale tutto ciò? Un giudice a Berlino non lo abbiamo trovato per colpire tanta maldestra faciloneria.

Toccherà aspettare quelli più di adeguati di Lisbona.