212020Nov
L’ombra di Churchill

Sir Winston Leonard Spencer Churchill, primo ministro del re d’Inghilterra durante l’ultimo conflitto mondiale, tra i principali protagonisti della vittoria alleata, dovette commentare l’esito delle elezioni che, nel 1945, aveva inaspettatamente perduto. Si espresse lapidariamente: un grande popolo come quello inglese, ha diritto anche all’ingratitudine. Ed aggiunse con quella celebre ed ironica arguzia che lo contraddistingueva: “stamani, innanzi al numero 10 di Downing Street (sede abituale dei premier inglesi, nda), si è fermata un’auto vuota, dalla quale è sceso Clement Attlee”. Quest’ultimo, socialista laburista, seppure inferiore in tutto innanzi a Churchill, era stato premiato dal verdetto dell’urna. Negli elettori inglesi, stremati dalle privazioni e dai sacrifici della guerra, era evidentemente prevalso il sentimento dei bisogni materiali da soddisfare che una politica laburista faceva presagire. Insomma: il popolo scelse chi prometteva aiuti, pur senza venir meno ai sentimenti di riconoscenza ed ammirazione che pure provava nei confronti di Churchill. D’altronde come avrebbe potuto dimenticare la forza e la lucida tenacia con la quale Sir Winston aveva tenuta unita l’Inghilterra e tutto il vasto impero Britannico ed i Paesi del Commonwealth, nella mortale lotta contro il nemico nazista? Non era certo facile dimenticare il discorso che il premier aveva pronunciato alla Camera dei Lord, dopo che il corpo di spedizione britannico era stato buttato in mare a Dunkerque, nella Francia ormai occupata dalle armate del Reich. Churchill invitò i suoi connazionali a rimanere uniti ed a combattere senza tregua Hitler, ovunque ed in ogni luogo, senza arrendersi mai!! Quelle esortazioni furono pagate con un alto tributo di morti e di stenti da parte del popolo inglese che, a quel punto, non voleva altro che pace e prosperità. Nel dopoguerra, sia pur non più nei panni del premier, Sir Winston collaborò con gli americani e fu un fine stratega della “guerra fredda” contro Stalin ed il comunismo che erigeva cortine di ferro ovunque ne avesse la possibilità. Niente ora può avere senso comparativo nelle azioni postume di altri protagonisti, innanzi alla statura di questi giganti che la Storia ospiterà per secoli. Tuttavia la realtà, piuttosto misera, della politica dei giorni nostri, ci riporta ai minimi termini. Ho scomodato un grande uomo, tra i protagonisti assoluti del XX secolo, semplicemente perché… mi è venuto in mente dopo aver ascoltato le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, il quale si è offerto all’attuale maggioranza come sostegno in queste temperie pandemiche. Pare che le riflessioni del Cavaliere siano state ben apprezzate nel marasma confusionale in cui si agita e dibatte il governo. Un esecutivo, quello giallorosso, che si tiene in piedi solo perché lorsignori, gli ex rivoluzionari grillini, fustigatori della pubblica morale politica in Italia, non intendono schiodarsi dai loro comodi scranni parlamentari. Sono quegli stessi che, fino a qualche anno fa, ripetevano come una litania: il mandato parlamentare deve essere unico e deve rispondere alla rivoluzione delle vecchie e stantie istituzioni. Facile se si tratta di dirlo agli altri!! Cosa c’entra comunque Berlusconi in questo gioco palesemente estraneo ai propri interessi? Non credo che l’ex squalo, il pregiudicato, la pietra di ogni scandalo dell’ultimo quarto di secolo, sia stato realmente apprezzato da coloro i quali lo hanno messo alla gogna per anni, fino a bandirlo dall’aula del Senato con una scandalosa legge retroattiva. Cosi come non v’è da credere che il patron di Mediaset non abbia i propri interessi da coltivare, quelli per intenderci dal valore miliardario di aziende ed imprese. Il Cavaliere, semplicemente, sta provando ad uscire dal ruolo marginale nel quale prima Salvini, poi la Meloni e infine gli elettori di centrodestra, lo hanno politicamente relegato, ben sapendo che se non può determinare dinamiche in Parlamento, poi “sua emittenza”, non potrà neanche accampare pretese. Con Berlusconi, occorre, tuttavia, guardare tra i rovi più che rimirare le stelle dell’idealità. Silvio non ha valori certi nei quali credere se non quelli che i focus dei sondaggi gli svelano. Non ha aulici pensieri che non trovino il proprio tornaconto. Giuseppe Conte non ha disdegnato la “mano tesa” del Cavaliere. Di Maio neanche, pur mettendo aleatori paletti. È rimasto silente invece, Nicola Zingaretti (ed il suo dante causa e dominus nel Pd Dario Franceschini). Anche se chi tace, di norma, acconsente. Alla fine, fidatevi, le vedremo tutte in quel gioco dell’oca che a Roma chiamano politica, ove tutto e finto ma niente è falso se può aiutare il teatrino. Silvio nel corpo a corpo è insuperabile, charme ed sagacia non gli mancano e neanche una fine strategia, ancorché mitevole. Quanto gli basti, insomma, per raggiungere lo scopo. Le reti di Mediaset sono deficitarie da tempo e da tempo il governo difende Mediaset dalla scalata dei Francesi di Vivendi. Non sarebbe niente male vendere alla Cassa Depositi e Prestiti tutto oppure qualcosa di quel pacchetto azionario. D’altronde sarebbe una delle tante compravendite a perdere dello Stato italiano come fu per la Montedison, le Acciaierie, l’Olivetti, la Cirio Buitoni e così via. Insomma: aspettiamo (godiamoci) la resurrezione del Cavaliere, ma non cominci a fumare il sigaro all’ombra di Sir Winston.