192020Nov
Il congresso dei farlocchi

Non saprei dire quanti siano gli Italiani che, in questi giorni, si sono accorti che il M5S ha tenuto il suo primo congresso. Un eufemismo chiamarlo così non solo perché diversamente denominato “assemblea generale degli iscritti”, ma anche perché, all’atto pratico, tale “adunata” si è rivelata solo un semplice collegamento webinar durante il quale poco o niente è accaduto. Insomma: un congresso…farlocco. Tra l’altro, la sessione dei lavori, trasmessa in streaming, è stata aperta dal leader in pectore delle schiere grilline, ovvero colui che conta e decide: Giuseppe Conte. Un azzimato avvocato che non sembra del tutto fuori posto nel ruolo di affabulatore e di anfotero presidente del Consiglio dei Ministri. Da mesi, infatti, il nostro premier, asserragliato nel bunker di Palazzo Chigi, ci racconta che tutto è sotto controllo. Che il governo, bontà sua, tiene a bada la pandemia virale e che non mancherà di risarcire i danni derivanti dalle imitazioni e dalle chiusure imposte alle attività commerciali. Un governo, quello giallorosso, che per raggiungere quelle finalità risarcitorie intende attingere a piene mani, alle linee di credito europee: qualche centinaio di miliardi di euro. Una bella sgroppata sulla montagna di debito già esistente (il che significa un futuro incremento di debiti e tasse che si pagheranno, un domani, in Italia), dopo anni di politiche di bilancio restrittive e dopo avere massacrato i governi precedenti accusandoli di aver affamato l’ignaro popolo sovrano con politiche di…lacrime e sangue. Conte non è uno sprovveduto dal punto di vista politico. Non è un semi analfabeta come Giggino Di Maio ministro degli Affari Esteri, oppure un opportunista come Roberto Fico, presidente della Camera dei Deputati o, peggio ancora, un parolaio come Alessandro Di Battista, che si atteggia a custode della perduta ortodossia ideologica del Movimento.

Il professore ha avuto la faccia tosta e la capacità di gestire un governo “double face” che, con l’assenso del partito di maggioranza relativa, lo stesso M5S, ha provveduto a cancellare leggi adottate dai medesimi ministri appena qualche mese prima quando, al posto del Pd, sugli scranni dell’esecutivo, sedevano i leghisti di Salvini. Ma veniamo all’evento politico del cosiddetto congresso grillino. Esso ci conferma la radicale involuzione del Movimento, da assertore rivoluzionario di un cambio di regime, addirittura delle modalità di esercizio della rappresentanza in una democrazia parlamentare, a forza governativa, conservatrice e poltronaia. Assenti ai lavori e del tutto scomparsi Beppe Grillo e Davide Casaleggio, quest’ultimo nella veste di gestore di quella piattaforma Rousseau che avrebbe dovuto fornire lo strumento per trasformare in “assemblearismo permanente” le scelte dei 5Stelle per ogni tipologia di determinazione, anche quelle spettanti ai gruppi parlamentari eletti. Insomma: una prassi politica innovativa per lasciare ai metup di base estemporanei ruoli di scelta riducendo il parlamentare al ruolo indeterminato di mero rappresentante dei cittadini.

Ricordate i proclami della vigilia? Il Parlamento doveva essere aperto come una scatola di sardine e l’ordinamento democratico mutuato fuori dalle assemblee parlamentari. Un’orgia parolaia sostanziata in farneticazioni ben diffuse attraverso il web, inframmezzate a fakenews e ad un continuo moralistico dileggio per il ceto politico parlamentare che resisteva alla caricatura dei nostri giacobini da operetta. Ammansiti gli spiriti animali, non appena il successo ha arriso a questi “parvenu”, tutto il baglio è stato azzerato senza ritegno alcuno. Ogni impegno oppure promessa e valore politico di riferimento, è stato cancellato. Eppure il mantra che bastasse “onestà e buon senso” lo avevano ripetuto fino allo sfinimento, finanche musicato col “taratatà”.

Filosofeggiavano, i pentastellati, intorno all’idea che la politica non avesse bisogno di dati culturali né di sana esperienza pregressa. Turlupinavano il cosiddetto popolo, aizzandolo a dovere col rancore sociale ed attraverso l’idea che i cittadini, puri ed ignari, non avevano mai beneficiato di nulla dalla politica politicante negli anni delle vacche grasse e dei governi che utilizzavano la leva della spesa a debito crescente per dare agli elettori le gratificazioni e le compiacenze del momento. Insomma: una menzogna ben concepita quella della manipolazione del passato storico e politico in Italia. E che dire della teoria che il governo di una nazione complessa e progredita come l’Italia potesse tranquillamente finire nelle mani di presunti onesti e certamente incapaci? Ecco che, come i grani di un rosario, un poco alla volta, sta miseramente crollando meno tutta l’impalcatura delle menzogne diffuse sui propositi distintivi del Movimento Cinque Stelle. Limiti di mandato elettivo, l’uno che vale uno, intransigenza morale (e preventiva gogna mediatica), ripresa del regime di elargizione al popolo, cancellazione di tutti i patti capestro contratti con l’UE. Parole al vento. Baggianate in salsa grillina. A spremere le parole proferite non se ne cava una goccia di costrutto.

La maggioranza relativa degli elettori italiani ha molti mea culpa da recitare…