182020Nov
Il gasteropode

Proverbi e detti antichi, sovente fonte di saggezza popolare, non sbagliano (quasi) mai e se raramente ciò accade v’è sempre l’eccezione che conferma la regola. In particolare quelli dedicati agli italiani: dal classico “genio e sregolatezza” al “predica il sublime e pratica il mediocre” fino al “correre in soccorso del vincitore”. Sono tanti e tali i “luoghi comuni” sprecati, nel corso degli anni, sugli abitanti della Penisola, che ci si potrebbe dedicare un libro. Pensate: Winston Churchill, ex premier inglese durante la Seconda Guerra Mondiale, soleva ripetere che gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio. Lo stesso Indro Montanelli, insuperato maestro di giornalismo, ci ricordava che raramente abbiamo concluso una guerra con gli stessi alleati con la quale l’abbiamo iniziata!! Insomma: questa nostra italica progenie è realmente troppo complessa e variegata per poterne compendiare i tratti salienti etici, morali e sociali in una sede come questa. Parimenti credo sia vero che i l popolo italiano, pur con scarsi mezzi scientifici economici e politici, al di là dei tanti motti (anche ingenerosi) che gli sono stati dedicati, si è saputo sempre distinguere nel corso dei secoli raggiungendo mete inarrivabili ad altri, grazie al genio ed all’estro di uomini straordinari. La nostra storia è scritta in tutti i libri, anche in quelli delle altre nazioni: chi oggi dal Giappone all’Australia non studia la straordinaria parabola dell’Impero romano, i suoi codici di diritto, oppure si compiace ed ammira l’Umanesimo del Rinascimento Italiano? Artisti, pensatori, letterati ed umanisti del calibro di Dante, Michelangelo, Leonardo e Machiavelli, Giotto e Raffaello, sono conosciuti e apprezzati in tutto mondo come espressione di bellezza assoluta e genio tipicamente italico. Non è certo un caso che l’Unesco attribuisca al nostro Paese il possesso, la residenza museale, di oltre la metà di tutte le opere d’arte esistenti sulla faccia della Terra. Città, luoghi storici, contesti di amena ed incomparabile bellezza paesaggistica, sono celebrati ovunque, in uno con il clima, la salubrità delle coste e dei monti, i frutti della nostra terra che, copiosi e genuini, sembrano sgorgati direttamente dalla mitologica cornucopia della capra Amalthea. E che dire della cucina italiana, ricca ed accessibile a tutti, sotto il nome di “dieta mediterranea”, imitata ed ammirata come una delle componenti distintive della buona salute psico fisica e del buon vivere? Siamo un popolo geneticamente ben strutturato, con un sistema di vita ben organizzato, che ci permette di vivere più a lungo di molti altri popoli e certo più comodamente. Insomma, essendo cresciuti all’ombra di tanti diffusi e straordinari modelli di bellezza, la famosa ricerca della felicità non dovrebbe essere tanto difficile da realizzare nel Belpaese. Questo, ahinoi, quel che teoricamente dovrebbe essere.

Perché poi la realtà ci racconta tutt’altra storia. Se apparentemente, infatti, gli italiani sembrano usciti brillantemente dai libri di Storia, ciò che oggi li caratterizza è un lento ed inarrestabile declino culturale, sociale, politico istituzionale, economico, acuitosi nell’ultimo mezzo secolo.

Concordo con la tesi che ci vuole storicamente estranei al rispetto dell’etica pubblica, al soggiacere convinti all’imperio della legge e dello Stato di diritto, perché come comunità cristiana e civica mai sfiorati dai dettami della riforma e dell’etica protestante di Calvino e Lutero. Viceversa, soggetti per molto tempo alle regole della Controriforma papalina, abbiamo pensato di più a salvare noi stessi ed i nostri cari dalle fiamme dell’inferno. Insomma: salvezza per il proprio nucleo familiare, il campanile ed il borgo nel quale si viveva. Un individualismo furbo, alieno da obblighi e pensieri collettivi, un “familismo amorale” ante litteram. Un’anarchica ricerca di protezione dal male e di compromesso a tal fine, in una comunità ecclesiale e civica che, attraverso la vendita delle indulgenze (e dei favori), s’imponeva l’idea di potersi proteggere dalle ira di un Dio vendicativo. Questo nel mentre al centro dell’Europa Protestante si edificava una nuova società costruita secondo le regole luterane, con l’imposizione di una fede che credeva e fondava civici consessi sull’idea di un Dio Misericordioso che predicava anche il benessere individuale ed economico come segno della propria benevolenza. Gli italiani sono cresciuti, in fondo, per secoli, secondo quel dagherrotipo sociale e culturale di avere poco o niente da spartire con l’etica pubblica ed il bene comune. Ma basta il retaggio storico per giustificare come immodificabile questa tara nell’idea di non volere essere prima cittadino e poi individuo arroccato intorno alla propria, egoistica ed esclusiva salvezza? Un popolo deve sapersi interrogare sulla propria natura nel momento del pericolo mortale (vuoi che questo sia una guerra oppure un’epidemia virale). Tutti abbiamo interesse a non essere dei gasteropodi, piccoli molluschi caratterizzati dalla posizione dello stomaco, leggi del tenere, innanzitutto, la pancia piena. E poi e pure l’anima salva. C’e oggi in giro gente stravolta dalla pseudo cultura dei social, usciti intonsi da una scuola che non insegna, immersi nella idea che si debba sopravvivere bene e tanto basti, che vive le forme della ipocrisia sociale in tutte le declinazioni.

Siamo veramente a questa involuzione oggi in Italia?