152020Nov
La coppola storta di don Vincenzo

Sono ore di fuoco per la politica campana. Le agenzie di stampa hanno rilanciato, in questi giorni, le invettive a raffica di Vincenzo De Luca. Vere e proprie bordate, con le quali il governatore ha inteso “stangare” governo, vertici della sanità nazionale e quanti, in queste ore, hanno “osato” parlare della situazione contagi registrata nella nostra regione. Fuor di metafora: spiace assistere alla caricatura, oppure all’immagine forzata e stereotipata, di una persona, ma per De Luca l’istrionismo ed il solipsismo sono elementi addirittura divenuti ontologici. Insomma: la persona insegue il personaggio al quale egli stesso deve la propria fortuna ed il vasto stuolo di simpatie riscosse. Tuttavia non tutti abboccano e non certo per sempre, a certe “sparate”. E quindi le lamentele di oggi ricordano le promesse di ieri, il fallimento di taluni obiettivi di carattere sanitario, le analisi muscolose, quanto sbagliate, dello “sceriffo”.

Sia chiaro: nessuno dei personaggi finiti nel mirino della critica e delle lamentazioni dell’ex sindaco di Salerno, gode della mia considerazione. Stiamo parlando di polemisti oppure di icone farlocche, che rispondono e coltivano interessi diametralmente opposti a quelli da loro stessi dichiarati. Volti noti a quella parte di opinione pubblica che non li ha mai accettati né come simboli, né come profeti. A cominciare da Roberto Saviano che per De Luca è un milionario che veste casual per fare tendenza nelle comparsate televisive che il cosiddetto “inner circle” dei tele-conduttori di fede comunista gli riserva da anni. Un circolo esoterico, fondato ai tempi della Rai di Roberto Zaccaria, con elementi scelti come Santoro, Travaglio, Furio Colombo e selezionati in appositi format televisivi per dare la caccia al Cavaliere. Moralizzatori a senso unico e d’assalto che, ogni qualvolta intingevano la lingua oppure la penna nel veleno, si sentivano emuli del ruolo di rivoluzionari in stile “Che Guevara”. Radical chic, maître a penser del pensiero debole ma ben remunerato. Ora, che costoro abbiano preso in antipatia De Luca è noto perché il governatore si sente oltre questi “personaggetti”, ma che De Luca ne scopra la perniciosa vocazione alla critica malevola solo quando gli toccano le corde del “dittatorello” che vive e pasce in lui, è da sottolineare. Cosi come è da sottolineare il giudizio aspro che il presidente ha riservato al professor Luigi Ricciardi (“un altro personaggio in cerca d’autore, parla di scene da guerra. Ma mandatelo a casa” ha detto). Commissario per la legge sui vaccini, ex presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Ricciardi fu rimosso da quell’incarico perché pescato con le mani in diversi contratti di consulenze con Big Farma anche se lui diceva di aver sbattuto la porta perché…non gli piaceva Salvini al Governo!! Subito ripescato come pseudo consulente dell’OMS ed infine come consulente del Ministro Speranza (che ha questo neo sulla coscienza), il nostro ha detto che in Campania siamo nel caos per il Covid.

Forse avrà pure ragione, ma non deve dircelo adesso! Avrebbe dovuto dirlo innanzi alle intemerate richieste deluchiane per un lockdown perpetuo invocato come unica panacea risolutiva, esortandolo, semmai, a piangere sulle falle di una rete ospedaliera che l’inquilino di palazzo Santa Lucia e non altri, aveva voluto mantenere pletorica ed inutile per fatti di mera resa elettorale. Avrebbe dovuto rispondere, Ricciardi, che De Luca aveva preteso ed ottenuto di ricoprire una doppia carica: quella di governatore e di commissario di Governo per il piano di rientro dal debito. Insomma: avrebbe dovuto gridare che il Re era nudo quando ne aveva avuto l’occasione. Invece niente. Ma tranquilli: Ricciardi è stato in buona compagnia. Perché “botte da orbi”, don Vincenzo ne ha riservate anche a Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, ormai al passo d’addio dopo anni di inedia a Palazzo San Giacomo, reo, secondo il governatore, di non aver chiuso il Lungomare e di essersi trastullato sulle reti televisive a parlar male della Regione. Una ruggine politica, quella tra i due, mai sopita, che richiama gelosie per il narcisismo e l’ipertrofia dell’Ego che li accomuna. Non è sfuggito, poi, all’intemerata del presidente della giunta, il governo nazionale, che pare sia finito, a sentir De Luca, nelle mani di “incapaci e di inetti”.

La polemica con il ministro Speranza che manda gli ispettori, è sotto traccia: un fiume carsico che comunque sibila e si sente. Parliamoci chiaro: se per ricoverarsi al Cotugno occorre sostare 10 ore in fila è chiaro che il governatore ha fallito. Ha fatto voti con la sanità accontentando amici, abbandonando, sostanzialmente, l’assistenza territoriale e distrettuale a se stessa. E ora pretende pure la palma del primato del cambiamento? Infine, ciliegina sulla torta, non manca il cretinismo burocratico: una circolare dell’Unità di Crisi della Regione ha avvisato i campani, già costretti a pagare di tasca propria le analisi e le visite specialistiche (per l’esaurimento dei fondi di spesa in pieno Covid!!) che, se vogliono sottoporsi ai tamponi anti-Covid nei laboratori privati, devono… munirsi di ricetta medica. Insomma siamo alla metafisica dirigista!!

Cosi messo, a “don Vicienzo” non basterà indossare la coppola storta del guappo intemerato. I fatti sono opinioni testarde.