132020Nov
La conchiglia di Sant’Agostino

Uno degli aspetti del liberalismo politico più ferocemente criticato è la propensione che in quei regimi sorga spesso rigogliosa anche la mala pianta di un relativismo etico. Non a caso è proprio questa rinnovata sensibilità al cambiamento dei valori morali personali a suscitare grandi interrogativi che accomunano coscienze e larga parte dell’opinione pubblica, chiamata ad esprimersi su temi delicati e problematici mai trattati prima d’ora. Tematiche legate, in genere, all’aspettativa di vita degli individui, alla loro volontà di autodeterminarsi anche fuori da regole etiche generali. Alcuni esempi vengono dal fine vita (l’eutanasia) e dalla pratica della manipolazione e della conservazione degli embrioni (come l’eugenetica), fino alle società multietniche e religiose. Non mancano perplessità anche su taluni altre attività proprie di un determinato ramo del capitalismo. Siamo, per intenderci, nel campo dell’economia, denominato della “speculazione finanziaria”, che, in termini di produzione di ricchezza, di beni e servizi, non produce nulla se non denaro a mezzo di altro denaro. Una grande speculazione che nulla affida e destina alla distribuzione di vantaggi alla moltitudine delle persone, né contribuisce ad un sostanziale miglioramento del tenore di vita sociale né, ancora, a colmare disuguaglianze. Un’enclave del capitalismo, quella del relativismo finanziario, che cancella ogni forma di etica dall’agire del cosiddetto “Homo Economicus”. Si può certo obiettare che quegli speculatori sono i fondi pensioni, risparmi di lavoro utilizzati in grande scala, che magari servono a comprare il debito Statale ed a sostenere, di conseguenza, lo Stato Sociale.

Comunque sia sono questi i principali motivi che, nel tempo, hanno allontanato tante élite culturali dal liberalismo. Anche quelle inclini ad apprezzare il baglio delle libertà garantite dal Liberalismo stesso. La stessa dottrina sociale della Chiesa spinta, a fortiori, dalle lusinghe del Socialismo di poter realizzare felicità e benessere diffuso, ha allontanato vaste aree di credenti e dell’episcopato stesso, dai regimi liberali. Se oggi abbiamo un Vescovo di Roma che riduce e piega tutta la missione evangelizzatrice e tutta la dottrina alla realizzazione della redenzione dei poveri, è anche colpa di quel relativismo. La Storia però non fa salti e non conferisce sostanza alle chiacchiere, ai pregiudizi ed ha stabilito che ogni forma di massificazione sociale, di socializzazione dell’impresa umana, ogni negazione di libertà individuali ai cittadini, ha creato più guasti e tragedie di quanti ne abbia generato il liberalismo.

Allora bisogna che questo sistema considerato, forse, da taluni come il male minore, venga regolato dal potere politico e dalle istituzioni che lo incardinano e lo moderano, al tempo stesso, nella società moderna. Oggi combattiamo contro un morbo virale che potrebbe ripresentarsi in futuro con altre forme patologiche e ben più gravi danni di quanto possiamo immaginare. Abbiamo bisogno di finanziare studi e ricerca biologica, abbiamo bisogno di soldi e di investimenti. In sintesi: serve un Capitalismo ben temperato ma che resti tale. Sono tantissimi coloro i quali confondono questa esigenza di tutela planetaria che deve attingere alla legge del mercato (ancorché orientata dagli interessi degli Stati e delle popolazioni), con la speculazione finanziaria. Confondono il cosiddetto “mainstream” (l’opinione imposta dai Governi) con la volontà di piegare gli interessi del mondo intero ad un nuovo ordine mondiale tirannico e liberticida. Non manca, tra i più gettonati sui social net work, palestra e vetrina di una moltitudine di imbecilli, chi grida al complotto dei plutocrati, seppure il danaro che gira è quello ricavato dalle Borse e dai Fondi di investimento. Un Medio Evo prossimo venturo, una gabbia planetaria, entro la quale rinchiudere un’umanità piegata, risulta essere la previsione che più eccita gli spiriti animali: gente che alla fine teme il potere corrosivo del danaro, eterno sterco del diavolo. Non ci salverà un vago principio di libertà ma un diffuso interesse anche di carattere economico per coloro i quali sapranno tirarci fuori dalla palude.

Si racconta che Agostino di Ippona, Dottore della Chiesa, Santo e Filosofo, passeggiando sulla riva del mare mentre meditava sul mistero della Trinità, scorse un ragazzo che si affannava a riempire una conchiglia per portare acqua, attinta dal vasto mare, in una buca da egli stesso scavata sulla sabbia. Sorpreso, interrogò il fanciullo chiedendogli: “Che fai?”. La risposta del bambino lo sorprese: “Voglio travasare il mare in questa mia buca”. Sorridendo il Santo gli spiegò che era impossibile farlo ma il piccolo, diventato serio, replicò: “Anche a te è impossibile comprendere, con la piccolezza della tua mente, l’immensità del Mistero trinitario”.

Ecco oggi noi siamo come quel ragazzino. E per riuscire a riempire quella buca ed uscire da quel che oggi sembra impossibile, abbiamo bisogno della grazia dei lumi, dell’intelligenza e sia della benevolenza di Dio.