112020Nov
La stirpe di Valdoni

Una premessa è d’obbligo: generalizzare e massificare si rivela sempre un errore gravissimo, soprattutto se commesso in sistemi complessi come la nostra Sanità, già avvilita, confusa, smembrata e parcellizzato, di suo, presso ciascuna Regione. Un errore ancora più grande, tuttavia, è quello di compiangersi e commiserarsi nel momento del bisogno (e del pericolo), innanzi ad eventi peraltro ancora gravi ed imprevedibili, che, purtroppo, hanno avuto l’effetto di mettere in luce la fallacia di vecchie e comode certezze e di portare agli occhi dell’opinione pubblica una realtà organizzativa, culturale e sanitaria a dir poco carente in moltissimi aspetti. Tuttavia, vergine di servo encomio, sono a dichiarare che da Roberto Speranza, ministro della Salute, comprerei una macchina usata, nel senso anglosassone del termine, come testimonianza di fiducia. Giovane di buone letture e di solida caratura politica, peraltro non del ramo medico, trovatosi a dover scalare l’Everest (leggi pandemia da coronavirus) appena entrato in carica, il primo inquilino del palazzo di via Ribotta ha dimostrato che quando si cresce col bagaglio culturale giusto, non c’è miglior tecnico di un politico per coordinare e rappresentare gli interessi diffusi della collettività. Una riprova che la pietosa litania dell’inutilità della cultura e della conoscenza politica per poter condurre la macchina dello Stato, era solo una pietosa bugia. O, se preferite, un qualunquistico espediente che taluni hanno utilizzato all’epoca della presunta “rivoluzione grillina” che pure tanti immeritati consensi ha riscosso tra le fila di molti italioti e leoni da tastiera, facendo presa in quelle nuove generazioni uscite intonse da una scuola scadente e scaduta. Mi sia consentita questa considerazione per dire che alla fine la diffusione del virus della SARS2 sta procedendo a determinare una radicale rivisitazione della mentalità e della capacità di giudizio degli italiani. Un modo di giudicare che ancora nel 2019 appariva approssimativo ed influenzabile, tramite i social network. Una mentalità che per anni, auspice la diffusa ignoranza, si era radicata nel Belpaese fino ad elevarsi presuntuosamente ad opinione pubblica dominante ed anti-sistema.

Ve li ricordate quelli che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno? Bene: adesso gli “apriscatole” servono altrove. Altro che rivoluzione. La gente sta percependo il pericolo ed ora chiede certezze alle istituzioni, stabilità, leggi e provvedimenti rapidi ed utili. Invoca verità non edulcorate, non inutili slogan, non ha Il tempo per trastullarsi col piccolo rancore sociale, il taglio di quei quattro soldi destinati i parlamentari. Ora occorre un fiume di danaro, diventa necessario e si ben comprende quale sia la differenza di entità ed in valore economico tra quello che utilizza e serve il popolo per uscire dalla crisi virale ed occupazionale. La gente chiede strutture e più efficienza sanitaria contro il morbo che avanza. Non bastano più le canzonette dell’onestà tarà-ta-tà!! Come pigmei, i Grillo ed i Casaleggio sono lentamente scomparsi dall’orizzonte politico e sociale della Nazione. Filosofi d’accatto loro e le loro “boutade” sulla favola dell’assemblearismo permanente e del governo gestito dal popolo col tele voto ed i Meetup, ma in realtà teleguidato attraverso la piattaforma Rousseau. Insomma: finalmente parole come serietà e competenza sono tornate in auge come modello di giudizio della capacità politica. Questo modello di valori di antica affidabilità, si ripropone oggi con forza sulla scorta non ancora di una scelta culturale, ci vorrra tempo, bensì di una percezione timorosa dell’avvenire. Una resipiscenza di valori che resisterà negli anni a venire se dalle aule dei nostri licei e da quelle delle Università prenderà il via una riscossa dei saperi e della scuola intesa, quest’ultima, come luogo veramente dell’istruzione.

Sanità e Scuola, d’altronde, sono stati due ambiti saccheggiati dalla politica politicante e dai capi bastone sindacali. Sistemi complessi chiamati, oggi, ad interfacciarsi tra loro, per formare menti preparate e coscienze civiche rinnovate. Salute e Cultura, insomma, devono e possono risorgere insieme in questo nuovo Umanesimo che il Covid-19 ci sta imponendo, nostro malgrado. Non sono forse stati i grandi drammi della storia a mettere l’umanità innanzi alla necessità di rivalutare valori dispersi e dimenticati da quella moderna e scadentissima genia italica? E’ giunto il momento di rinunciare ai cori di consenso ed ai voti di questi levantini travestiti da italiani che ancora ora nulla sanno e nulla dicono di aver mai ottenuto, ma che per anni hanno reclamato uno scranno intorno alla tavola imbandita del “posto fisso” garantito vita natural durante. “A prescindere”, avrebbe detto il Principe de Curtis. Quando, nel dopoguerra, Pietro Valdoni il grande chirurgo che curava il Papa, maestro indiscusso come pochi altri dell’arte medica, salvò la vita a Palmiro Togliatti, capo dei comunisti italiani (colpito dal fuoco dall’anarchico Pallante), pretese poi da lui un lauto compenso. Pur reputando esosa la parcella “il Migliore” accompagnò l’assegno con un biglietto “Egregio Professore, eccole il saldo della parcella. Ma è danaro rubato”. Valdoni, che teneva alto il prestigio del suo sapere, e non temeva critiche certo come era del suo valore professionale, rispose, laconico: “Onorevole, la ringrazio ma la provenienza del danaro non mi riguarda”. Ecco un gustoso aneddoto di un’Italia nella quale si confrontavano “Giganti”. Liceali istruiti prima e professionisti preparati in appresso a proteggere la società. Ebbene: nelle scuole e negli ospedali la politica faccia tornare a crescere quella stirpe di ragazzi ed il virus ci avrà, infine, ripagati.