202020Ott
L’intervista: Vincenzo D’Anna. “Tamponi, file dovute all’allarmismo ma nei laboratori c’è chi fa il furbo”

Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, ex pariamentare di centrodestra ed ex presidente di FederLab Italia, associazione di categoria dei laboratori di analisi. Davanti a diversi di questi centri a Napoli c’è la fila per eseguire i tamponi. Ma cosi si rischia di più il contagio.

«La mia opinione è che si sta sopravvalutando l’importanza di questi test per contenere l’epidemia».

I test sono inutili?

«Se ne fanno troppi, e non lo dico io ma i numeri: quasi tutti i positivi al tampone sono asintomatici. Il test andrebbe fatto solo ai pazienti più fragili, anziani, malati cronici o a rischio di complicanze da mettere in quarantena mirata, come in Svezia».

Ma gli asintomatici possono comunque infettare gli altri.

«Dipende, questo non è ancora chiaro. In genere l’asintomatico non infetta perché ha una minima carica virale».

Resta che gli assembramenti aumentano la possibilità di ammalarsi, tant’è che alcuni laboratori alla Asl e al Comune hanno chiesto di poter installare i gazebo per gestire meglio le prenotazioni.

«Ritengo che le lunghe code davanti ai laboratori pubblici e privati, gente in preda all’isteria per avere il referto immediatamente, minacce, improperi, chiamate incessanti alle forze dell’ordine: tutto questo ritengo sia anche effetto degli show televisivi del governatore Vincenzo De Luca dal tono melodrammatico. Ma c’è stata un po’ di confusione da parte della Regione per un’altra ragione».

A cosa si riferisce?

«Nella pubblicazione del primo elenco dei laboratori privati autorizzati a effettuare i tamponi, Palazzo Santa Lucia non ha indicato i consorzi e i centri già selezionati dalla Soresa e ha riportato anche un presidio chiuso a Napoli. Prima di mettere nomi e indirizzi online, sarebbe stato meglio affidare il controllo dei requisiti alle Asl in modo da ripulire la lista, probabilmente restringendo il cerchio ed evitando qualche furberia».

Quali furberie vuole denunciare?

«C’è chi tara verso l’alto i macchinari per rilevare una quantità infinitesimale del virus, si tratta di casi positivi ma senza significato clinico. E chi si “arrangia” effettuando i test rapidi anziché i tamponi. Inoltre, nel Sannio, è stato chiesto dall’Ordine dei Biologi un intervento alla Asl per verificare l’attività di un laboratorio che ha effettuato e dato il risultato di mille tamponi in un giorno. Difficile, se non impossibile, considerata anche la carenza di attrezzature e personale».

Resta la ressa.

«Le richieste per eseguire i tamponi sono numerose anche dalle fabbriche, quando si ha un caso positivo tra i dipendenti, per escludere la diffusione dei contagi e quindi continuare la produzione».

Può essere utile eseguire i test rapidi anche in farmacia come avviene nel Lazio?

«No, perché questo tipo di indagine dà risultati inaffidabili».

Ma la curva dei contagi continua a salire.

«Il nuovo virus, come quello influenzale, continuerà a diffondersi. Ma senza fare i danni della prima ondata, perché si è già attenuato con le mutazioni e perché ci sono gli strumenti per la profilassi e le cure adeguate».

Cosa propone?

«Occorrono cordoni sanitari per proteggere i più fragili, non provvedimenti draconiani. Cento giovani asintomatici non rischiano la vita, tre anziani su dieci colpiti dal virus moriranno invece per le complicanze dovute a più fattori. Questi dati devono riportare la gente al buon senso e va anche segnalato che, rispetto a marzo scorso, il numero dei tamponi effettuati è aumentato del 500 per cento e, di conseguenza, è salito anche il numero dei contagiati. Invece, in termini percentuali, il numero dei positivi è sceso dal 25 al 4,8 per cento. E anche i decessi sono diminuiti, dal 7,8 allo 0.3 per cento. Poco più di quanti ne fa l’influenza».