112020Ott
L’universo orrendo

Come è stato già scritto su queste stesse colonne molte, forse troppe volte, la politica italiana sta segnando il punto di “minima”. Una decadenza costante, finora inarrestabile, che ha investito la struttura, l’organizzazione, l’ideologia, la forma di partecipazione e di testimonianza alla vita politica, dei partiti popolari e di massa.

Certo ci fu un innesco traumatico a questo deprimente stato dell’arte: quello di “Tangentopoli”, lo scoperchiare, per via giudiziaria, un enorme vaso di Pandora dal quale fuoriuscirono tutti i mali della partitocrazia, ovvero del sistema di potere costruito intorno ai partiti politici. Di quei mali, che peraltro hanno afflitto spesso le democrazie parlamentari, quello maggiormente esecrato dall’opinione pubblica, fu il finanziamento illecito ai partiti ed alle correnti organizzate dentro i medesimi. Ci fu chi pagò un caro prezzo con la gogna personale ed il carcere e chi, come Bettino Craxi, pagò con l’esilio sotto una pioggia di monetine. Uno scherno organizzato, in quei tempi, da altre forze politiche che avrebbero, successivamente, pagato anch’esse lo scotto di essere “smascherate”.

Fu ad esempio il caso del Pci salvato da una serie di circostanze abbastanza strane come quella del miliardo che Carlo Sama, per conto di Enimont, lasciò a Botteghe Oscure, di Primo Greganti che tacque come tanti altri militanti pescati con le mani nella marmellata. Salvo poi, ancora dopo altro tempo, scoprire che il flusso di soldi del finanziamento del Pcus sovietico al Pci continuava anche nel corso delle invocate diversità morali di Berlinguer e seguaci. Tanto a riprova che la coraggiosa, oppure disperata, denuncia di Craxi in Parlamento e nelle aule di giustizia trovava puntuale conferma. Parimenti fu per la Lega Nord che pure agitava il nodo scorsoio del cappio tra gli scranni della Camera salvo poi scoprire, di lì a poco, che pure il partito di Bossi era destinatario di altrettanti finanziamenti milionari. Anche uno dei protagonisti del pool di “Mani Pulite”, i giudici che indagarono sulla vicenda delle tangenti, Antonio Di Pietro, avrebbe concluso la propria parabola politica per aver trasformato i finanziamenti leciti al partito in unità immobiliari intestate ai propri congiunti. Abbiamo anche più volte scritto che se non si cambia la natura dei partiti in enti di diritto pubblico e non si controllano i finanziamenti pubblici (da ripristinare!) e le procedure congressuali per scegliere onestamente e democraticamente la classe dirigente, le cose non cambieranno mai. Infine abbiamo auspicato la nascita di un partito riformista che presidiasse il centro moderato ma non conservatore. Nel senso di radunare tutti coloro che hanno capito fino in fondo che le riforme costituzionali e statuali sono imprescindibili per rilanciare il sistema politico parlamentare. Che questo momento sia giunto, dopo le perdite di tempo di Matteo Renzi all’indomani dei successi elettorali e dello stesso risultato referendario con il 43% dei Si, avendo tutti contro, sembra opinione diffusa ed attesa.

Nel corso di questo ultimo lustro abbiamo anche assistito all’inesorabile sfaldamento di Forza Italia e del proprio fondatore, padre e padrone Silvio Berlusconi. Nel mentre montava la presunta rivoluzione grillina che turlupinava milioni di elettori, ed il consenso concesso agli analfabeti assurti alla ribalta, si deteriorava il regno del Cavaliere. Ora che la nave affonda, molti sorci scappano per accasarsi con Salvini, che credono essere l’erede dell’uomo di Arcore, il che equivale a dire spostare il Duomo di Milano a Cinisello Balsamo. Un complesso di concomitanze che spinge a pensare ormai maturo il tempo di una nuova proposta che non ceda alle rispettive ali per fungere da supporto e da comprimaria. Ecco che ci si muove oltre il Tevere, ed i Cardinali Ruini e Re invocano una rinnovata adesione ai valori cristiani anche nel politico e nel sociale. Subito dopo un uomo, un laico, vicino alla Curia, il professore Stefano Zamagni rende noto e fa sottoscrivere a varie personalità ed ex politici di centro un “Manifesto Zamagni” ovvero dei valori fondativi di un partito laico moderato e di centro. Un partito che sia lontano dalle estreme (a sinistra come e destra), De Gasperiano nella visione in antitesi al neo statalismo ed al neo liberismo. Ecco che quello che da questo stesso giornale invocammo come metodo e strumento per partire col piede giusto e con chiarezza di valori, di idealità, di progetti, senza trasformismo ed opportunismo delle vecchie élite politiche, prende piede per il verso giusto. Un modo di cominciare che non sia all’insegna dell’ambiguità dei valori fondativi e dell’ignoranza che connota la politica politicante. C’è però un neo che ben si individua essere la struttura portante del nuovo partito allorquando si parla di rilancio del cattolicesimo democratico e dei cristiano sociali. Forme che ben conosciamo e che diedero vita, già con Dossetti e La Pira, allo spostamento della Dc di De Gasperi a sinistra e verso le forme di catto socialismo che rinnegarono il liberalismo di don Luigi Sturzo e del partito popolare.

Quindi non vorremmo che quello che nasce sotto gli auspici vaticani sia la riedizione di un partito che vede il liberalismo ed il mercato di concorrenza come fonte di sfruttamento e di diseguaglianza sociale, il danaro come lo sterco del diavolo, l’interesse collettivo soffocare gli altrettanti legittimi interessi individuali. Insomma la riedizione della denuncia delle teorie di Pier Paolo Pasolini sull’universo orrendo di una società consumistica e capitalistica che produca sfruttamento e disperazione umana. Se così fosse sarebbe e resterebbe un tentativo di questo Pontefice che crede di poter edificare, anacronisticamente in Italia, la teoria della liberazione sud americana dei poveri e degli sfruttati.