172020Set
La Cornucopia

Una campagna elettorale strana, sotto tono, abulica quella in corso, con prevalenti silenzi sui “clamori”. La diffusione tambureggiante dei dati sulla positività al Covid, non accompagnata dall’illustrazione del contesto dal quale quegli stessi dati vengono estrapolati, continua ad incutere paura. Eppure quasi tutti gli infetti sono asintomatici, per la depotenziata virulenza e la bassa concentrazione virale nei soggetti positivi. Una carica tanto bassa che, per risultare positiva la ricerca, i Biologi sono costretti ad utilizzare uno stratagemma analitico (aumentare i cicli di amplificazione) per mettere in evidenza la presenza del virus. Fronteggiamo un’epidemia nella quale siamo noi a cercare il virus, salvo poi segnalarne la presenza ed il conseguente allarme sociale. Un cane che si morde la coda. Con queste premesse l’affluenza alle urne sarà bassissima ed il partito dell’astensione si prepara a celebrare l’apoteosi di una vittoria senza precedenti. Quali possano essere le ricadute di un cospicua astensione sugli esiti delle elezioni, non è dato sapere, se non che gli esperti in sondaggi sono concordi nel dichiarare che il voto, anche ridotto di numero, mantiene la sua naturale distribuzione in base alla scelta dell’elettore.

Se quest’ultima ipotesi può considerarsi verosimile, non sembra esserlo il dato politico e morale di un voto ristretto, circoscritto ad una minoranza di elettori. I governi regionali e l’esito referendario saranno espressione di una minoranza, un grave vulnus per la democrazia. Non credo saranno in molti a preoccuparsi di questo aspetto relativo alla salvaguardia del principio democratico maggioritario per chi esercita il potere, essendo delegato da una minoranza di elettori. Insomma, siamo giunti all’apice del disimpegno politico, fino al punto da far mancare la legittimazione democratica a coloro che ci governano. Se le elezioni regionali segneranno una bassa affluenza, così come si teme, quelle sul referendum potrebbero essere addirittura intimistiche, con percentuali di voto irrisorie. Questo aspetto potrebbe risultare determinante per l’affermazione della proposta di modifica della Costituzione, che, quindi, sarà modificata con la ratifica di una minoranza di italiani. Un esigua percentuale di elettori, peraltro disinformati da una campagna elettorale referendaria del tutto inesistente, alla quale la stessa stampa ha dato scarsissimo rilievo. Peggio ancora la Rai che, in quanto servizio pubblico, avrebbe dovuto garantire programmi con contraddittori ed interventi sull’argomento. Insomma, la paura indotta dalle esagerazioni e dalle manipolazioni dei dati sulla epidemia, sta dando ottimi frutti al potere costituito ed al governo. Frutti addirittura copiosi, quelli usciti dalla cornucopia del Covid.

Ecco, quindi, il perdurare dello stato di emergenza ed il suo corredo di Leggi speciali, fatte con decreti portatati alla sola ratifica di un Parlamento ormai esautorato. Miliardi di euro di spesa per lo più a debito statale crescente e stabilità di governo per stato di necessità con l’aumento della popolarità e del consenso per un esecutivo, quello giallorosso, tra i più rabberciati ed inadeguati dell’era repubblicana. E tuttavia toccherà parlarne di questo referendum che, sotto le mentite spoglie di un evento moralizzatore e di lotta agli sprechi della cosiddetta casta politico-parlamentare, non risparmia niente di significativo e riduce la rappresentanza del popolo in seno alle Assemblee parlamentari. Il bicameralismo perfetto continuerà a funzionare coi il suo eterno rimpallarsi le leggi tra Camera e Senato, ad ogni cambiamento di virgola nelle leggi medesime. Il danno maggiore per la democrazia verrà dall’aumento del controllo dei partiti sui parlamentari, ricattabili e ricattati. Ricatti esercitati dal leader del partito personale di turno che, in un sistema elettorale proporzionale a liste bloccate, deciderà della vita e della morte dei propri “onorevoli”. Un sistema democratico già asfittico, per l’inesistenza dei partiti popolari e di massa, quelli che esercitavano la democrazia decisionale interna e con questa la selezione della classe differente. Invece i parlamentari saranno ancora più subalterni ad un potere decisionale ristretto in poche mani. Dopo l’ondata di qualunquismo pseudo rivoluzionario dei Cinque Stelle, finito a tarallucci e vino, ben due governi improvvisati di segno politico diametralmente opposto ma con lo stesso premier, manca solo la restrizione dei parlamentari per il trionfo dell’anti-politica.

Dovesse, invece, vincere il “No” la Costituzione resterebbe preservata, la rappresentanza popolare inalterata, la speranza che qualcosa di nuovo germogli nella attuale palude, fortificata. Con la vittoria del “No” referendario insomma, potrebbe uscire dalla cornucopia qualcosa che faccia sperare all’Italia di veder crescere democrazia e partecipazione, come contrasto all’antipolitica. Frutti nuovi e copiosi come quelli che uscirono dal corno della Capra Amaltea che allattò Giove e lo difese dalla furia egemonica dittatoriale del padre Crono.