102020Set
Forza Cavaliere!

Non sono nelle condizioni di poter essere l’agiografo di Silvio Berlusconi, non ho avuto frequentazioni, esperienze e conoscenze tali da potermelo permettere, pertanto non ci provo nemmeno. L’ho conosciuto, però, quel tanto che basta per poterne parlare con un minimo di obiettività, nella misura in cui sia il personaggio che la persona lo consentano. Obiettivo può essere il racconto di una storia monocorde ed il tratteggio di una persona che agisce in modo abitudinario oppure prevedibile, non certo il ritratto di un uomo con una mente di livello superiore, dai comportamenti geniali e camaleontici. Pertanto, mi scuseranno tutti quei lettori per i quali il ritratto che farò del Cavaliere non coinciderà con quello che essi hanno maturato in trent’anni di conoscenza del patron di Mediaset.

Ho incontrato varie volte Berlusconi e ne ho condiviso i discorsi, improntati all’esaltazione del liberalismo istituzionale, in una economia di mercato libera e concorrenziale. Ne ho condiviso il proposito di ammodernare lo Stato, di cancellare una burocrazia parassitaria, la tagliola fiscale, il clientelismo, ne ho ammirato la forza, la determinazione nel perseguire gli obiettivi prefissati.

Un uomo di rottura di vecchi schemi e di mentalità retrive, di prassi e precedenti che si svolgevano in politica, una specie di eterna riedizione di quegli “Arcana Imperi” di cui ci parla lo storico latino Publio Cornelio Tacito. Sostenitore del sistema maggioritario, sempre contrario alle camarille degli addetti ai lavori, quelli che il popolo lo hanno sempre guardato dall’alto verso il basso, dopo averne invocato la rappresentanza. Nel primo incontro, procuratomi dal mio vicino di scranno Nicolò Ghedini, a Palazzo Grazioli, mi venne incontro cordiale e disponibile, senza i mille filtri e le anticamere che gli uomini di potere utilizzano prima di presentarsi al cospetto dei propri ospiti. Eppure era il Presidente del Consiglio in carica ed uno degli uomini più ricchi del mondo, ascoltò il mio dire di fresco deputato senza alterigia e senza sussiego. Scoprii più tardi che quella accoglienza faceva parte di un rituale che si rinverdiva ogni qual volta intesseva nuovi rapporti con persone che potessero tornargli utili. Così alle cene con i parlamentari durante le quali ripeteva, solo con piccole varianti, il solito programma, istrionico ed affabulante, con le canzoni in francese di Charles Trenet, con il fido Apicella.

Allietavano la pattuglia dei parlamentari ospiti leggiadre fanciulle che, purtroppo, ronzavano solo intorno al Presidente. Buono e leggero il pasto con pistolotto politico finale e regali all’uscita. Gioielli per le donne e cravatte dedicate per gli uomini. Ho assistito a tre di queste rappresentazioni ed alla terza avrei potuto anticipare gli eventi, i discorsi e le barzellette. Ho avuto in seguito incontri politici privati che resteranno tali se non per dire che scoprii una ulteriore faccia della complessa personalità di Berlusconi, la capacità di adattarsi all’interlocutore, di mentire e di contraddirsi senza ritegno. Insomma di utilizzare gli uomini e le circostanze a secondo della utilità del momento senza indulgere in altre considerazioni. Non c’era spazio per altro che un ego smisurato, la concretezza dei suoi propositi ed il premio alla fedeltà quieta dei muti astanti. Anche la proverbiale generosità apparve soggetta alla ancor più proverbiale utilità essendo destinata a coloro che erano fedeli ed interessati al tempo stesso. La gratificazione era uno degli strumenti utilizzati per tacitare gli scontenti, non per premiare i meritevoli.

Ci fu poi il tempo della decadenza, nel quale fummo affidati all’imperio delle “maîtresse a penser”, agli umori delle notti ed ai timori del mattino, alla mercé di un cerchio magico fatto di mezze calzette e di guêpière. Qui finisce, per mio volontario abbandono di Forza Italia, il racconto e con esso il naufragio della illusione di una rivoluzione liberale in una Nazione da sempre cripto socialista. E tuttavia per quanto ho potuto constatare in seguito, Berlusconi si è adeguato nel tempo al sistema, alla modalità cinica e bara del gioco politico. Lo ha dovuto fare per mantenersi a galla, come uomo ricattabile e ricattato, per circondarsi di pretoriani e difendersi dai mille strali che un intero mondo politico invidioso e falsamente moralista gli scagliava contro. È questo dato umano e politico di perseguitato ed invidiato che lo ha reso, tutto sommato, simpatico a me ed a milioni di Italiani. Oggi vecchio es anche malato di Covid, merita rispetto ancorché subisca ancora altri oltraggi da bucanieri ed affaristi come Carlo De Benedetti. Se l’alternativa politica morale viene dell’ex proprietario della Olivetti, quello che vendette allo stato migliaia di telescriventi farlocche, non resta che dire, Forza Cavaliere!!