22020Set
Gli altruisti

Milton Friedman, premio Nobel per l’Economia, ascoltato consigliere in materia economica dal presidente americano Ronald Reagan, amava ripetere: “Dicesi altruista colui che intende fare del bene coi soldi degli altri. Nessun pranzo è mai gratuito”.

Chiunque spende soldi che non ha in tasca, produce debito. Se i soldi sono quelli che lo Stato si fa prestare vendendo titoli pubblici (BOT, CCT), il debito è accollato allo Stato e quindi ai cittadini, in special modo alle generazioni future. Queste ultime assumono, inconsapevoli, un pesante fardello sotto forma di tasse e contributi, avranno difficoltà produttive, restrizione del credito, mancata competizione delle loro merci sul mercato. In parole povere, il debito Statale è un’eterna palla al piede che frena la produzione di ricchezza, di merci e limita la piena occupazione.

È una situazione paradossale che gli italiani preferiscono ignorare, con l’aiuto di una classe politica più incline a gestire l’esistente che guardare al futuro e con gli elettori travestiti perennemente da clienti in cerca di benefici. Sappiamo che con ogni probabilità le previsioni di deficit e di debito pubblico toccherà il 160% nel 2020, per assestarsi intorno al155% nel 2021, del prodotto interno lordo della nazione. Per fare un esempio, volendo distribuire su ogni cittadino questo gravame di debito, arriveremo a vederci assegnare un debito pro capite che sfiora i centomila euro a cittadino, neonati compresi.

Se gli italiani non fossero un popolo di contemporanei, che non hanno memoria del passato né interesse per il futuro, si sarebbero posti il problema del debito ogni qualvolta, in questi mesi, un uomo di Governo ha annunciato la natura delle agevolazioni munificamente concesse durante la pandemia del Covid-19 . Per alcune settimane il dibattito politico si è impantanato sulla opportunità che l’Italia ricorresse al Fondo salva Stati dell’Europa, il recovery fund. Questo fondo, della capacità massima di mille ottocento miliardi di euro, ne ha assegnati oltre duecento all’Italia. Come d’incanto un fiume di danaro si è aggiunto a quello che già si stava spendendo per arginare la crisi sociale ed economica scaturita, più che dalla Pandemia virale, dalla pessima gestione della medesima.

Allarmismo diffuso, comunicazioni terroristiche dei dati, errori diagnostici e terapeutici in grado moltiplicare il numero dei decessi, quarantena generale e blocco del sistema produttivo, disorientamento sociale, hanno creato in Italia quello che è stato evitato in tanti altri stati. Siamo un popolo levantino ed intelligente per natura, scarsamente incline all’etica pubblica ed al rispetto degli interessi generali e dello Stato, che ben prima di altri si è accorto che la pandemia poteva essere anche una straordinaria occasione per trarne vantaggi. Da un lato il Governo, i politici abituati al piccolo cabotaggio, hanno assunto un atteggiamento semi-propagandistico e, con fare compunto ed accorato, hanno recitato il ruolo di salvatori del popolo, elargendo e promettendo tutto ed anche di più. In effetti era un cane che si mordeva la coda, in una crisi che si autogenerava dalla paura, e questa a sua volta indotta dalle misure assunte dal Governo.

Dall’altro lato, un popolo dolente e petente con redditi di norma infinitesimali, ma che chiede sostegno per giri di affari milionari, con professionisti che ottengono sussidi del valore equivalente ad una gratifica spicciola, sgravi fiscali, sospensione o esazione di tasse, super ammortamenti per spese di ogni natura e genere.

Insomma, la macchina politico-clientelare marcia sui binari dello statalismo a tutto spiano, alimentata dalla spesa a debito crescente. Il gradimento dell’esangue Conte che schizza al sessanta percento, governatori regionali decotti che risorgono come d’incanto nei sondaggi, riscuotendo la rendita keynesiana dell’intervento statale nell’economia e nel sociale. Resta da capire, sul versante opposto, quali siano i reali benefici e le rendite certe per quei cittadini che producono ricchezza ed occupazione, ovvero per tutti coloro che quella spesa a debito pubblico crescente dovranno ripianare nell’immediato futuro.

Credo che su entrambi i versanti il convincimento incorretto sia identico, che ogni italiano in cuor suo pensi ad eventi futuri che, in un modo oppure in un altro, allontaneranno, diluiranno, ridurranno la mole di debito per fattori geopolitici e strategici che ci favoriranno.

I posteri, sui quali incomberà il debito, in quanto di là da venire, non votano ancora e non protestano e quindi non danno alcun fastidio. Alcide De Gasperi diceva lo statista governa guardando al futuro, il politicante governa guardando alle prossime elezioni. Certo, in giro non ci sono tracce di statisti e se anche c’è ne fossero, non prenderebbero i voti degli altruisti!