302020Ago
Il ballo in maschera

È di queste ore l’ennesima alzata d’ingegno di Lucia Azzolina, inopinatamente incaricata, dal premier Giuseppe Conte, alla “Pubblica Istruzione”. Fa certamente impressione ricordare che su quella poltrona ministeriale sedettero, in passato, gente del calibro di Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Gaetano Salvemini, Guido Gonella, Aldo Moro, Giovanni Spadolini, Sergio Mattarella e Tullio De Mauro. Vederla, ora, nelle mani di una sprovveduta, come segno dei tempi che raccontano cosa sia diventata la scuola italiana, fa veramente impressione. Non desta quindi soverchio stupore l’intenzione di obbligare i bambini delle scuole elementari ad indossare la mascherina anti virus in classe, per tutto il tempo della loro permanenza.

Eppure la Società Italiana di Medicina Ambientale aveva ufficialmente ammonito che quel che conta è la qualità dell’aria respirata, in termini di “ricambi” e controllo del tasso di anidride carbonica. Come non bastasse, contro tale prescrizione si sono schierati anche illustri clinici. Non più tardi di qualche giorno fa è stato trovato finanche uno stratagemma di italica impronta per superare il dilemma “mascherina si, mascherina no”: ovvero considerare i giovanissimi alunni alla stregua di…familiari stante il cospicuo numero di ore che trascorrono insieme in classe. Invece, milioni di euro sono stati dilapidati per abbattere muri ed allargare le aule, comprare, con procedure d’urgenza, banchi mobili e cattedre in grado di poter rispettare i limiti fissati per il distanziamento. Ma non basta. Il governo di cui la Azzolina fa parte, ha fatto di peggio affossando la riforma di Matteo Renzi sulla “buona scuola”, fino ad eliminare tutte quelle norme che imponevano una verifica dei saperi per alunni e docenti, attraverso appositi test; il trasferimento dei prof laddove ne esisteva la carenza e la supervisione ed i poteri concessi ai presidi. Tutto cancellato, tutto cassato. Ma non è finita qui.

Non più tardi di due anni fa l’esecutivo Conte si è reso protagonista di un’operazione clientelare ed elettorale su larga scala che avrebbe fatto impallidire i “manovratori” della Prima Repubblica: assunzioni per chiamata diretta di docenti abilitati, stabilizzazione dei precari in base a punteggi di anzianità, concorsone per 60mila assunzioni docenti col trucco del doppio binario, ovvero far salire in cattedra anche i bocciati purché in possesso dei punteggi di anzianità.

Ed oggi? Pensate vada meglio?

Macché! La cara ministra Azzolina, in asse con la rotta tracciata dalla bussola di Palazzo Chigi, si è inventata un’altra mega assunzione, per motivi astrusamente inerenti alla crisi Covid, di 70mila insegnanti! Insomma in tre anni la scuola italiana ha assunto a vario titolo circa 200mila prof. E stiamo parlando di un comparto, quello della “didattica” nazionale, che conta ormai un milione di addetti ai lavori per otto milioni di scolari e studenti!! Parliamoci chiaro, fuor di metafora: ormai il Coronavirus si sta trasformando in una specie di “albero della cuccagna”, neanche fosse il passaporto dello statalismo e della spesa pubblica a debito crescente, di quella, per capirci, da accollare alle future generazioni. Volendo riepilogare: dopo il reddito per i senza lavoro ed il governo della Nazione a botte di miliardi di euro di debiti contratti ovunque possibile, i nostri governanti si son messi a potenziare il regime assistenziale e clientelare, in nome della crisi economica, continuando, dall’altro lato, a fare terrorismo scientifico e mass mediatico sui dati reali di una pandemia che ormai può definirsi declassata. Per un verso, infatti, il virus, mutato già migliaia di volte, ha perso virulenza e letalità come dimostrano i dati epidemiologici, per l’altro l’esperienza maturata sul campo e gli errori compiuti nei mesi scorsi, hanno munito la medicina di diagnosi precise e di rimedi efficaci. In soldoni: siamo costretti a cercarlo il virus con centinaia di migliaia di test e tamponi in persone quasi tutte asintomatiche ancora testardamente intese come malate. Tuttavia la macchina della disinformazione continua a funzionare: i positivi aumentano solo con l’aumentare dei test; gli ospedali sono vuoti perché i malati si curano a casa. I morti? Vengono tutti addebitati al virus della SARS2, senza alcuna perizia autoptica. Perché e per cosa uno strabismo così evidente? A chi conviene da un lato terrorizzare la gente, vessare i bambini, minacciare “zone rosse” e quarantene, e dall’altro, lamentarsi se l’economia va a rotoli? Basta leggere i dati dell’Istat, dell’Eurozona, dell’Osce, delle Borse Valori per cadere nello sconforto più assoluto con indici che ci riportano indietro di trent’anni. Eppure, a fronte di ciò, regna il cinismo dei furbi e degli scaltri che traggano vantaggio politico e gradimento personale dall’emergenza, attraverso l’elargizione di aiuti e sgravi, accompagnato poi da coloro che, terrorizzando il prossimo, ne traggono utili di altro genere.

Non è ancora il tempo dei vaccini, ancora troppo sperimentali e con un’alta percentuale di eventi avversi, e tuttavia è chiaro che tutto il mainstream mondiale spinge verso la panacea vaccinale che costerà agli Stati migliaia di miliardi di euro che finiranno nelle tasche dei grandi gruppi finanziari e farmaceutici. Dietro questa storia che rasenta la follia collettiva si potrebbero nascondere e mescolare politica, affari, danaro, potere. Insomma un grande ballo in maschera.