262020Ago
Il caso e la necessità

Questo articolo prende il nome da un famoso libro scritto da Jacques Monod, medico francese e premio Nobel per la medicina, insieme al connazionale biologo François Jacob, nel 1965. I due furono i primi a decifrare l’espressione di alcuni geni e la loro regolazione. Il DNA, già scoperto da un decennio, era ancora un oggetto misterioso per i biologi, Jacob e Monod scoprirono che i geni, ovvero “i mattoni biologici” di cui si compone il nostro DNA, potevano essere attivati oppure inibiti. Fu da quel momento che i biologi compresero che la vita delle nostre cellule dipendeva dal DNA e dalla espressione dei geni che lo compongono.

Tutti gli esseri viventi vivono sulla base dello spartito genetico, si evolvono nei secoli attraverso le mutazioni che intervengono a modificarea la composizione dei geni. Non fanno eccezione i virus, ancorché non siano capaci di vita propria, ovvero siano parassiti cellulari. Vengo al punto della questione: la capacità di mutazione genetica di un virus.

Come nel libro di Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”, si attende inutilmente l’arrivo, o meglio il ritorno, dell’orda barbarica virale. A cominciare da scolari e studenti, si attrezzano scuole per aprire l’anno scolastico in sicurezza antivirale. Milioni di euro vengono investiti in suppellettili e banchi mobili, idonei al mantenimento della distanza interpersonale di sicurezza. Purtroppo è di queste ore la nota della Società Italiana di Medicina Ambientale che avverte sull’inutilità di questi sistemi di prevenzione. Si dovrebbe, invece, garantire ai bambini e ai ragazzi la qualità dell’aria che respirano, controllare la ventilazione ed il ricambio d’aria, i livelli di anidride carbonica negli ambienti. Siamo quindi a gettar via il danaro pubblico.

Prosegue la disinformazione governativa e mass mediatica sul numero dei positivi al test del SARS-CoV-2 che, ovviamente, aumentano con l’aumentare dei test eseguiti, ma non schiodano di un decimale il rapporto tra numero test e positività. Si continua a voler dichiarare malati i positivi asintomatici, si continua ad addebitare al Covid-19 i decessi che riguardano sostanzialmente le persone anziane, senza un esame autoptico. Si continua sfacciatamente a dichiarare nocivo e letale il coronavirus che attualmente circola in Italia, omettendo di dar retta a virologi del calibro di Robert Gallo, Luc Montagnier, Giulio Tarro, Maria Rita Gismondo, Massimo Ciccozzi e migliaia di microbiologi in tutto il mondo. Questi scienziati autorevoli e fuori dai ranghi affermano che le mutazioni subite dal coronavirus, finora quasi cinquemila, lo hanno reso ormai domestico, adattato alle cellule umane, come un corona virus influenzale.

Secondo recenti lavori, il Covid SARS 2 ha subito particolari mutazioni genetiche che lo rendono meno infettivo e letale. In soldoni, la mutazione ultima avrebbe modificato sensibilmente il sistema di aggancio del virus alla superficie della cellula umana, rendendolo più blando e meno invasivo. Tutta la partita, quindi, si sposta sull’apporto che danno all’infezione coloro che ritornano dalle vacanze all’estero e dal folto e continuo flusso migratorio. Come in una gioco, si ritorna al punto di partenza, alla lotta politica camuffata dalla epidemia, contestazione alla politica del governo di centrosinistra che accetta qualunque cosa ed in qualsiasi numero arrivi dal mare.

Anche in questo caso si tratta perlopiù di positivi asintomatici fatti passare per malati. Sarebbero i moderni untori di manzoniana memoria, incuranti di quanto lo stesso autore ci ha insegnato con la tragica storia della colonna infame. Assente del tutto la scienza e gli scienziati la disputa ha risvolti politici che fa leva sul silente conformismo accademico universitario nazionale. Su l’accondiscendenza di scienziati che sono nelle istituzioni sanitarie, inclini a non turbare coscienze ed idee dei loro protettori politici.

In questa storia, chi doveva sbagliare ha sbagliato e tanto, nella prima fase epidemica, allorquando le decine di migliaia di decessi furono dovute alla mancanza di cure e diagnosi adeguate, nonché alla cecità di non ritenere autoctona l’epidemia nel Nord Italia. Tutto pare finito in cavalleria. Ora non ci resta che sperare in un vasto movimento di opinione che reclami ed ottenga la verità e giustizia. Un moto che ci protegga anche dal protagonismo dei governatori smaniosi di pubblicità, elargitori di danaro a debito crescente, che ancora minacciano inutili quarantene.

Diogene il Cinico per cercare la verità si spogliò di ogni avere, praticò l’atarassia, il distacco dalle passioni. Ben sapendo che non avrebbe trovato risposta alle sue domande, si allenava a parlare con le statue. Forse erano quelle stesse statue che fanno bella mostra nel cortile di Palazzo Chigi.