192020Ago
Cronaca e Storia

È noto l’aforisma secondo il quale quando il sole è al tramonto, le ombre dei nani si allungano. Viviamo, in politica, ormai da un decennio, un cupio dissolvi, una fase di perenne crepuscolo che non procede verso un nuovo giorno. La causa prima è l’abolizione dei partiti politici e la selezione della classe dirigente su basi democratiche controllate da un’authority indipendente che attesti la trasparenza e legittimità delle scelte secondo gli statuti adottati. Il finanziamento pubblico ai partiti così ristrutturati come enti di diritto pubblico certificati per fermare la deriva verso i partiti personali e le forme di leaderismo plutocratico. Forme di rappresentanza peraltro già fallite dopo un ventennio di speranze.

Non manca la necessità di una riforma elettorale su base maggioritaria senza liste paracadutate, ma solo con collegi uninominali e premio di maggioranza. Insomma, una profonda revisione della politica. Mino Martinazzoli, di fronte alle furbizie dei politicanti e dei mestatori politici, soleva dire “ la politica è altrove e noi vi aspetteremo lì “. Una frase che anche Matteo Renzi scopiazzò in Senato, pur non avendone interpretato il senso politico ed applicato il senso etico.

È quanto mi è balzato alla mente non appena le agenzie di stampa hanno battuto una dichiarazione dell’on. Ettore Rosato, sugli esiti di una interlocuzione avuta con l’on. Ciriaco De Mita, sull’attualità della lezione politica di Luigi Sturzo e sulla natura del suo Liberalismo Popolare. Tuttavia, il braccio destro di Matteo Renzi stronca sul nascere ogni ipotesi di poter consegnare all’ex presidente del consiglio e segretario della Democrazia Cristiana la gestione della lista di Italia Viva per le prossime elezioni regionali in provincia di Avellino. Rosato, da politico accorto, rivendica una non meglio precisata diversità con De Mita, lascia alla valutazione di chi legge il comunicato stampa interpretare la vicenda come una furbizia di De Mita che non ha colto nel segno. In parole povere, De Mita sarebbe partito, come è sua consuetudine culturale e politica, dai valori del popolarismo sturziano per cercare una convergenza con Matteo Renzi su di un progetto moderato, salvo poi rivendicare la gestione nella provincia di Avellino della lista di Italia viva, imponendo suoi nomi.

Nulla di nuovo sotto il sole. La politica di De Mita è costellata di alate dissertazioni politiche, di analisi dei massimi sistemi e dalla costante ricerca di istruire, ammaliare e stupire i propri interlocutori. Un minuto dopo lo stesso De Mita scende dall’empireo degli intellettuali e dei politici di alto rango e si immerge nella pratica, anche la più spicciola, delle rivendicazioni e delle cose disadorne. Insomma, sa predicare il sublime e praticare il mediocre. Più che una scelta un fatto obbligato in una provincia, come quella irpina molto esigente verso la politica, sottoforma di favori e di vantaggi, senza i quali a De Mita avrebbero fatto fare la fine di Fiorentino Sullo. Rosato, che non è di primo pelo queste cose le conosce a menadito, non avrebbe dovuto meravigliarsi allorquando è andato a Nusco, credo col viatico dello stesso governatore De Luca. Rosato ha voluto rimarcare una verginità ed una diversità che non esiste per Renzi ed i propri accoliti, essendo essi ben adusi nell’applicazione del manuale Cencelli. Ancor di più nel praticare quel gioco dell’oca che a Roma chiamano politica, ove quel che conta è fregare i concorrenti e sopravvivere a tutti i costi in Parlamento, soprattutto se non hai un mestiere del quale vivere.

In ogni caso, il plenipotenziario di Renzi non ha perso il proprio tempo. Non capita spesso di apprendere lezioni di politica da un maestro, sotto il quadro che raffigura Don Luigi Sturzo, che sovrasta, con lo sguardo austero, gli interlocutori nello studio stracolmo di libri in casa De Mita. Avrebbe però dovuto tacere, il buon Rosato, sui negativi esiti della trattativa con un uomo al quale non arriva ai garretti anche salendo sulle spalle di Matteo Renzi e di Vincenzo De Luca messi insieme. E mi perdoni Don Ciriaco se uso termini nudi e crudi. Nessuno che abbia il senso della realtà può far passare Ciriaco De Mita come un manutengolo, un maneggione a caccia di posti in lista e se anche questo fosse vero, a nessuno come Rosato dovrebbe essere concessa l’improntitudine di dichiararlo.

Che Matteo Renzi non si sia mai orientato nelle scelte politiche per assonanza culturale e ideale, è un fatto che posso personalmente testimoniare. Il politico di Rignano è un tattico che non ha visione strategica. Sull’onda di una affascinazione televisiva, aveva raccolto molti voti per telegenia, ma i voti ed i presuntuosi si separano presto. Pur avendo acceso i cuori e le speranze dei riformisti popolari, liberali e socialisti non seppe dare loro un partito. Eppure, l’errore stavolta lo ha fatto Ciriaco De Mita a dargli credito, avendo già subito l’ostracismo del rottamatore. Presidente, con tutte le sue contraddizioni, credo che Lei sarà consegnato alla storia di questa nazione. Non perda tempo con coloro che a stento interessano la cronaca.