52020Lug
Abbacchio all’italiana

È risuonato nelle orecchie degli Italiani il ritornello che la nuova classe dirigente, quella grillina, adottò come discrimine di una diversità etica, prima che politica: “onestà, onestà!”. Così gridavano nelle piazze e nelle aule parlamentari i rappresentanti della nuova moralità politica aizzati da Grillo e Casaleggio.

Un spazio metafisico ove il cosiddetto popolo sovrano doveva processare una intera classe politica, apoditticamente corrotta e privilegiata, responsabile del debito pubblico e del dissesto finanziario dello Stato. Chiunque avesse avuto precedenti ruoli pubblici ed elettivi, veniva ritenuto causa di ogni nequizia passata, presente e futura.

Il must pentastellato divenne quello di eliminare una buona parte dei quasi mille parlamentari, come se tale riduzione non costituisse solo una diminuzione della rappresentanza degli elettori in Parlamento. Un intero popolo, seppur incline da decenni al clientelismo, assiduo frequentatore di segreterie parlamentari, si trasformò, dalla sera alla mattina, affascinato dal nuovo verbo della “rivoluzione”.

Tuttavia, i fatti che sono seguiti sono sotto gli occhi di tutti e non c’è chi non veda quanto la rivoluzione e la moralizzazione si siano rivelate vuote affermazioni, ed i rivoluzionari del tutto farlocchi. Hanno perso di attualità le teorie strampalate sulla giustizia, né si garantiscono provvedimenti miracolosi, in grado di cambiare mentalità e costumanza al popolo italiano. La pandemia virale del Covid-19 ha certamente fatto recuperare ai Governo un ampio spazio di popolarità e di credibilità. Purtroppo, ma non si percepisce un clima improntato alla trasparenza, all’efficienza, alla correttezza nella pubblica amministrazione, non ancora immune dai pluriennali intrallazzi e corruttele. Non si colgono reali diversità di comportamento di questo nuovo ceto politico che, senza imbarazzo alcuno, ha governato per lungo tempo, sia con la destra di Salvini sia con la sinistra di Fratoianni.

Un Parlamento inoperoso ed un Governo che balbetta su temi delicati come l’economia, la sanita, il debito pubblico, i rapporti con l’UE. Si opera in un clima di Deja Vu, confermato in queste ore dal Presidente dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), Francesco Merloni, che ha tenuto l’annuale relazione, innanzi al presidente della Camera, il pentastellato Roberto Fico. Merloni ha sciorinato dati e contesti comportamentali che confermano la piaga del malaffare in Italia. Dati che non lasciano spazio all’ottimismo e che saranno malamente risuonati alle orecchie di Fico che, con Di Battista e Di Maio, fece parte della trimurti rivoluzionaria Grillina .

La relazione dell’Anac evidenzia che, anche durante il Covid-19, si sono registrati fenomeni speculativi finanche sull’acquisto di guanti e mascherine. La corruzione nel Paese resta ai livelli usuali e quella di sempre, finanche più parcellizzata, per barattare benefici di scarso corrispettivo in termini di valore economico. Come nelle repubbliche più corrotte, si va facendo spazio una corruzione spicciola, che alimenta impropri introiti anche di poche decine di euro. Ancora resiste l’antica ed abusata pratica del “familismo amorale”, ovvero l’assunzione di parenti per ottenere facilitazioni ed appalti. Tanto con buona pace della legge sul traffico di influenze, dell’aumento delle pene, della limitazione del contante, dell’abolizione della prescrizione e dei provvedimenti, ottusi e liberticidi, in materia di giustizia adottati nell’era grillina.

Insomma, viene fuori un quadro a tinte fosche che sbugiarda le teorie deontologiche e morali garantite dai seguaci di Grillo e Casaleggio. Dati eloquenti, quelli ANAC, che ribadiscono che le chiacchiere giustizialiste stanno a zero, che le cause della corruzione risiedono altrove. Nessuna ulteriore repressione liberticida ma visione diversa della società italiana e delle cause sulle quali, da tempo immemore, alligna la mala pianta della corruttela. Ritorna alla ribalta la necessità di limitare i poteri ai burocrati ed ampliare la fiducia verso i cittadini, legiferare istituti di liberalizzazione dei permessi e delle autorizzazioni, salvo poi verificarne la regolarità. Insomma, snellire e svuotare le griglie e le pastoie burocratiche che lo statalismo inventa per creare difficoltà e poi vendere benefici.

Dalla relazione dell’Anac viene fuori anche un episodio paradossale e divertente, diciamo all’italiana. In Abruzzo scoperto che il corrispettivo di una corruzione, l’utilità, fu qualche chilo di abbacchio. In una nazione ove accade anche questo, il moralismo non può essere altro che un fittizio argomento politico.