22020Giu
La lezione di Pericle

Per quanto si sia potuto seguire attentamente le conferenze stampa televisive del premier Giuseppe Conte, si continua ad avvertire in giro un diffuso stato di disagio e di indeterminazione. Numerosi e corposi i decreti d’urgenza adottati dal Governo per fronteggiare il diffondersi del morbo virale e, successivamente, per sostenere la ripresa produttiva della nazione. Un ginepraio di norme ha investito tutte le categorie sociali, al fine di disciplinare l’erogazione di sussidi, agevolazioni, esenzioni e sostegni economici.

La percezione dell’uomo della strada è che sia stata messa troppa carne a cuocere e che molte lodevoli intenzioni siano finite per arenarsi nel limaccioso mare magno della burocrazia. Sono anni che lo statalismo si trincera dietro la prassi burocratica per difendersi dalle iniziative, spesso disinvolte, della magistratura e per tener fede al ferreo dettato che le carte formalmente siano a posto. Una infinità di regole da osservare che scoraggia anche i più volenterosi. Svolgere e portare a compimento una gara d’appalto, l’affidamento dei lavori, la consegna ed il collaudo dell’opera appaltata richiede le fatiche di Ercole. Tutto viene rinviato, soppesato, valutato ed infine rimandato ad un successivo controllo.

In questa orgia di complessità procedurale, si consuma gran parte delle buone intenzioni del legislatore ed i beneficiari spesso restano con un pugno di mosche in mano. L’unica cosa che ha funzionato finora sono state le elemosine mensili dell’Inps ad una parte degli aventi diritto. Manco a parlarne di sostegno, invece, alle imprese se non attraverso complicate procedure, rinviate alle calende greche, per gente che è con l’acqua alla gola. Una vera fortuna è che l’abitudine a subire degli italiani sia proverbiale e che finora, tranne le scalmane arancioni del generale Pappalardo, non si avvertono moti insurrezionali. In fondo la gente è abituata a sentirsi trattata come suddito da uno Stato che legifera partendo dal presupposto che i cittadini siano altro da se stesso, considerati questuanti e clienti che si accontenteranno di quello che passa il convento. Quindi, tutto può anche finire in cavalleria. Le banche, da sempre assistite e finanziate dallo Stato, oltre alla garanzia del medesimo, chiedono garanzie e fideiussioni personali ai richiedenti, per un mutuo oppure un finanziamento.

La sospensione delle tasse non è arrivata, se non per un semplice rinvio temporale. I benefici annunciati come certi, sono in genere successivamente limitati dalla normativa e dalle circolari ministeriali interpretative. Sono in pieno marasma le categorie delle professioni autonome che non hanno diritto al sussidio se posseggono una pensione qualsiasi, anche di qualche decina di euro. L’immissione di danaro nel circuito produttivo non si è finora vista. Si è invece visto il blocco dei pignoramenti dei crediti avviati dai fornitori di beni e servizi allo Stato, che lo stesso non paga da anni. Insomma, niente soldi statali e neanche la possibilità di poterli reclamare per via giudiziaria! Un vero e proprio atto camorristico dello Stato che ha goduto dei beni acquistati ma fa leggi per non pagarli.

Ci si affanna a fare sproloqui televisivi tra rappresentanti della maggioranza giallo-rossa e membri della opposizione, ma nessun provvedimento viene attuato rapidamente. Siamo stati terrorizzati, defraudati di diagnosi e cure idonee, di informazioni corrette su numero di decessi e letalità del virus, privati del bene di poter ascoltare le voci fuori di scienziato fuori dal coro che ci avvisavano che le cose erano diverse. Sono rimasti in piedi, insieme alle grida manzoniane del Governo, i pletorici comitati di esperti, gli ospedali anti Covid-19 ed i virologi di regime, seppur in imbarazzo per le boutade che avevano garantito come scientificamente adeguate.

Rimane la narrazione farlocca di eventi epidemici e di salvifiche quarantene, ma non l’assunzione di responsabilità di chi ha sbagliato tutto quel che c’era da sbagliare. Continuando, da un lato, ad elargire speranze e soldi virtuali e, dall’altro, a tenere la gente in ambasce per il ritorno ad ottobre del morbo virale. Si lavora alacremente per rendere obbligatoria la pratica vaccinale, qualunque sia il vaccino, antivirale oppure antinfluenzale. Nessuno dice che ormai il Covid-19 si cura in casa con terapie adeguate e prognosi favorevoli anche nei più anziani.

A coronamento di tutto questo, il governatore della Banca d’Italia Visco ci avverte che la produzione di ricchezza scenderà a meno 10-15 percento. Tutto scorre liscio sulla pelle degli italiani, nessuno si oppone a niente, ognuno spera di potersela cavare e, rannicchiato e silente nel proprio rifugio, aspetta la ritrovata felicità. Peccato che dopo venticinque secoli valga ancora la lezione di Pericle e l’esortazione fatta agli Ateniesi: “non c’è felicità senza libertà né libertà senza coraggio”.