242020Mag
L’illusione liberale

Bagarre in Parlamento per un improvvido intervento di un deputato grillino che, tanto per cambiare, le spara grosse, senza cognizione di causa, sul caso dell’ospedale costruito a tempo di record negli spazi della Fiera di Milano. Si tratta di sciocchezze politiche quelle che deprecano, nella citata circostanza, uno sperpero di pubblico danaro, trattandosi di danaro offerto da privati cittadini che nulla ha a che fare col debito statale che viaggia, silenziosamente, verso mete mai raggiunte.

Si tratta del solito strabismo statalista, dottrina politica ed economica che continua ad essere maggioritaria in Parlamento e nella Nazione che, invece, si illude di poter contare su di una maggioranza liberal democratica. Quella della maggioranza liberale in un Paese sostanzialmente cripto socialista è un’antica bugia con le gambe lunghe, che sopravvive alle mode ed ai continui cambiamenti di Governo. Un elemento caratteristico del popolo italiano che riesce sempre a conciliare la tradizione di accordarsi col detentore del potere. Senza questo antico retaggio, non si potrebbe continuare a sorvolare silenti sui disastri delle imprese e dei servizi statali, tentando di accollare al comparto privato gli scempi delle attività gestite in regime di monopolio e/o di prevalenza dallo Stato.

Assistiamo così da settimane al tiro al bersaglio contro il modello di sanità lombarda, quella che ha equiparato le strutture a gestione pubblica a quelle a gestione privata, entrambe scelte liberamente dai cittadini e retribuite con le medesime modalità a tariffa predeterminata. Un modello che pone il malato al centro del sistema, lasciandolo libero di scegliere ed usufruire di servizi con standard di qualità elevati e costo pre determinato a tariffa. Non è un caso che la sanità lombarda sia la meta di centinaia di migliaia di viaggi della speranza da tutte le altre regioni italiane e che veda i propri bilanci in attivo, anche grazie al flusso di danaro che proviene dai territori di provenienza dei pendolari della salute.

Uno dei principi del liberalismo economico, detto anche liberismo, è che il successo e la sopravvivenza di un’azienda debba dipendere esclusivamente dalla soddisfazione dei clienti. L’esatto contrario di quel che avviene nella gestione statale ove si paga a pie’ di lista, costi quel che costi, una prestazione sanitaria resa. In Lombardia niente sviamenti dell’utenza verso le strutture pubbliche a gestione statale, col

Trucco dei tetti di spesa invalicabili solo in capo al comparto accreditato a gestione privata. Tuttavia, è bastata una tragedia epidemica imprevedibile, scoppiata con maggiore violenza ed ampiezza in alcune province della Lombardia, per mettere in scena la denigrazione del sistema integrato pubblico e privato basato su efficienza, concorrenza e libera scelta del cittadino. È facile confondere un popolo che continua a bere l’antica menzogna, secondo cui il servizio pubblico debba coincidere necessariamente col monopolio della gestione statale. Gestione statale, ovvero un affare da 120 miliardi di euro all’anno che dà lavoro a diverse centinaia di migliaia di addetti ai lavori. Potere, danaro e voti.

Eppure, tutti sanno (ma pochi hanno coraggio ed interesse a dirlo) che il caos dei soccorsi, le carenze strutturali, i ritardi e le diagnosi sbagliate, che hanno generato migliaia di morti evitabili, sono stati originati dalla gestione statale della epidemia. Errori previsionali di virologi ed epidemiologi di regime, scienziati di riferimento con linee di ascolto privilegiate dal Governo e dei mass media. Una macchina, quella statale, che ha sofferto della lentezza burocratica, dalla inefficienza di comitati scientifici pletorici quanti inutili incapaci di assumere decisioni nette ed opportune.

Tutti sanno che se il virus autoctono invece di pascolare in Lombardia, forse proveniente dalla Germania, fin dal mese di novembre del 2019, fosse giunto nel Sud del Paese, avremmo avuto una tragedia ancora più grande. Da quelle parti regna la disorganizzazione nei sistemi sanitari, calibrati sui bisogni occupazionali, più che sulla efficienza e la compatibilità economica dei costi di prevenzione, diagnosi e cura. Ospedali sgangherati, inutili e pericolosi, status symbol per i maggiorenti politici della zona, tutti di stretta osservanza statalista. Eppure, non sono bastati decine di migliaia di morti causate da diagnosi tardi e cure sbagliate, mesi di quarantena ed economia collassata, nazione paralizzata, ad aprire gli occhi agli italiani sullo stato dell’arte in sanità. Nel Belpaese ove da un quarto di secolo si va al potere invocando la liberal-democrazia, efficienza, merito e risanamento dei conti, finisce così l’illusione liberale.