172020Mag
Cattivi Maestri

Il termine “cattivi maestri” fu coniato, negli anni Settanta del secolo scorso, dai giornalisti e dai commentatori televisivi per definire intellettuali e ideologi dei movimenti politici marxisti che sfociarono, successivamente, in movimenti eversivi che insanguinarono l’Italia.

Furono i tempi in cui l’ideologismo politico raggiunse il suo apice nelle università e nei centri di formazione culturale, espandendosi, fuori dal controllo dei partiti politici democratici, in larghi strati sociali, insoddisfatti delle condizioni socio-economiche di quei tempi. Gli eventi presero il via dalla contestazione studentesca nata nelle università americane e poi in quelle francesi, nel maggio del 1968, con la richiesta di una riforma radicale del sistema gerarchico e burocratico vigente nella scuola, per realizzare spazi di discussione democratica.

Poi la contestazione si espanse ad altri ambiti sociali e politici, in riferimento ai vincoli che regolavano i rapporti tra gli individui nella società borghese, compresi quelli familiari. Ben presto il lato politico ed ideologico soverchiò le altre finalità della protesta studentesca, assumendo, in prevalenza, la connotazione di movimento di matrice marxista e rivoluzionaria. I giovani si abbeveravano alla filosofia esistenzialista di Jean Paul Sartre e di Albert Camus, alla sociologia della scuola di Francoforte che aveva in Marcuse ed Adorno i caposcuola delle teorie della “Minima Moralia”.

Il marxismo-leninismo, il maoismo e le ragioni della rivoluzione culturale cinese, mistificati, edulcorati e mitizzati ad arte, divennero addirittura ragioni distintive di una impronta culturale che consentiva ad un giovane per definirsi “impegnato”. Non tardò molto l’avvento di un ulteriore inasprimento della critica al sistema capitalistico-borghese. Divennero famose alcune università ove il movimento studentesco aveva ottenuto addirittura il controllo della vita universitaria. Assursero a notorietà Renato Curcio, Toni Negri, Adriano Sofri, Mario Moretti, per i quali fu coniato, in seguito, l’appellativo di cattivi maestri.

Furono questi teorici della rivoluzione armata a dare vita ai Nuclei Comunisti Combattenti ed alle più note Brigate Rosse che insanguinarono l’Italia con attentati ed omicidi di personalità che essi ritenevano espressione dello Stato e della società capitalistica. Caddero sotto il piombo brigatista sindacalisti, politici, giornalisti, imprenditori e operai.

Nacque anche una reazione a destra, ove si svilupparono analogamente, fuori dai partiti politici presenti in parlamento, gruppi eversivi come i NAR ed Ordine Nuovo. Altri cattivi maestri furono identificati sul versate del neo-fascismo come Franco Freda, Giovanni Ventura, Stefano delle Chiaie e Pino Rauti.

Questi, per sommi capi, i cattivi maestri dell’ultimo scorcio del secolo scorso, quello delle ideologie totalizzanti e dalle tragiche conseguenze dittatoriali e tiranniche. Erano migliori i tempi dell’impegno politico, delle contrapposizioni, anche esasperate ed eversive, delle presunte rivoluzioni culturali e sociali, o quelli di adesso? Sono più proficui per la democrazia il benessere collettivo, l’emancipazione sociale, il godimento di diritti reali in società aperte e multiculturali, i valori politici ed ideologici dei tempi passati, oppure quelli attuali connotati dall’anonimato delle tastiere sul web, dal disimpegno politici,  dal disincanto e la disillusione ideale? Un paragone che deve essere fatto senza prendere in considerazione solo il benessere ed il progresso materiale, elementi questi ultimi che si accrescono e si accompagnano sempre alla evoluzione sociale nel tempo.

Il paradigma tra vecchio e nuovo sia fatto quindi sulla qualità della vita sociale, il decoro e l’idealità degli individui, la possibilità di acquisire cultura e spazi di libertà reale e di poter incidere realmente sulla vita politica della nazione e controllare chi la governa. Insomma, non essere paralizzati da forme di coercizione gentile e sub liminale.

A ben guardare anche oggi siamo vittima di cattivi maestri che utilizzano strumenti potentissimi e pervasivi. Cattiva maestra la stessa televisione (come ebbe ad ammonirci Karl Popper), che ci propina verità manipolate oppure condizionate dagli editori e dai loro interessi pubblicitari.  Sono cattivi maestri i leader dei partiti politici che nascono e muoiono per l’effimero apparire ed il condizionamento dei messaggi che arrivano dalla rete di comunicazione sociale. Cosa altro è stata, infatti, la vittoria elettorale del Movimento Cinque Stelle, se non un opera d’arte di Casaleggio & co? Meglio vivere sulle barricate del tempo delle ideologiche, ove scorse anche il sangue della violenza ideologica, oppure sopravvivere nel torpore delle coscienze e dell’intelletto in un mondo orwelliano che ti controlla e ti verifica in ogni tuo movimento? Sono interrogativi che qualcuno dovrebbe focalizzare e discutere nei tempi della pandemia e della restrizione delle libertà costituzionali che connotano ulteriori licenze usurpate dai governanti, in nome del nostro bene.