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Le epidemie

Corrono brutti tempi e di peggiori se ne preparano, avrebbe detto il buon Cicerone. L’umanità intera trepida sotto la minaccia di una pandemia virale, ovvero di un’epidemia provocata da virus che, in particolari condizioni di degrado ambientale e densità demografica, passa dall’infettare specie animali ed uomini, col rischio, poi, di estendersi a livello mondiale. Un evento non nuovo che viene da quel sud est asiatico ove un massa enorme di esseri umani vive in condizioni igienico sanitarie difficili e si sfama mediante allevamenti intensivi di animali di ogni genere e tipo. Un salto di specie (forse da un serpente), quello del virus infettante, che la biologia e la virologia ci avevano detto, in passato, non essere possibile.

Eppure il progresso scientifico, le conoscenze e le cure biomediche ci avevano illusi che potessimo prevedere ed almeno arginare qualsiasi tipo di minaccia. Una dimensione di potenza, la nostra, spesso sconfinata nell’illusione che l’Uomo potesse farsi Dio ed ergersi, così, a padrone della propria esistenza. Nulla di più falso. La natura, come accade in questi giorni con la “paura cinese”, è qui ad ammonirci richiamandoci severamente alle nostre piccole miserie. Ma è quel che accade oggi. Perché, vedrete, una volta passato il pericolo, tornerà la sicumera e la stolidaggine tipica degli umani. La riflessione esistenziale indotta dal pericolo della morte sparirà ben presto a beneficio dell’edonismo e della frenesia di un’esistenza nella quale tutto pare abbia un prezzo e niente un valore da preservare. A riprova di tale abitudine in queste ore le autorità sanitarie stanno invocando la produzione di un vaccino che sbrigativamente elimini ogni forma di complicazione. Ma anche, mi sento di aggiungere, ogni cambio di mentalità e costumanza di vita. Gli interessi economici intorno ai farmaci sono miliardari e spesso sono il frutto di una propaganda induttiva di bisogni e non di reali soluzioni al problema da affrontare. Il cancro ed altre malattie letali ad eziologia poco conosciuta come le leucemie, la SLA, l’Alzheimer, le allergie, l’autismo, sono vere e proprie miniere per i colossi farmaceutici. I vaccini stessi sono un tabù del quale è finanche vietato parlare. Eppure, a tutt’oggi, non se ne conosce ancora la completa e reale composizione, al contrario di uno yogurt e di un formaggino.

Il tutto per un banale cavillo giuridico che nessun partito intende rimuovere. Così come le costosissime cure immunitarie pubblicizzate come armi formidabili per colpire il cancro e le sue metastasi, si rivelano inefficaci in alcuni casi, ed altamente tossiche in altri. Dire che queste terapie immaginate come portentose, rappresentino un costosissimo esperimento che porterà alla bancarotta il Sistema Sanitario Nazionale, è quasi un’eresia che può costare la reputazione a chi la proferisce. Eppure, meglio farlo capire al lettore, il motivo ce lo spiega la stessa scienza che di recente ha individuato nel tumore la presenza di gruppi di cellule con materiale genetico diverso e quindi variegato a tal punto da renderle resistenti all’attacco del farmaco immunologico. Certo bisogna provare e riprovare, finanziare la ricerca, coordinare i centri scientifici avanzati che soprattutto in Campania sono all’avanguardia, come il Ceinge a Napoli, Il Telethon a Pozzuoli ed il Biogem ad Avellino. Ma sono, questi argomenti, estranei al dibattito politico, all’informazione, alla conoscenza di massa. Perché sono altri i temi che appassionano l’opinione pubblica in queste ore.

A cominciare dagli esiti delle elezioni regionali in Emilia Romagna ove pare che il Rubicone abbia riacquistato la funzione storica di fermare le quadrate legioni leghiste di Salvini in marcia su Roma. Finanche l’abdicazione di Gigino Di Maio dalla guida di un partito inesistente (in quanto proprietà di una società lucrativa come la Casaleggio & C), che va dissolvendosi dopo aver proclamato da un balcone che “la povertà era stata abolita”, sembra lasciare il tempo che trova. Insomma: imperversano argomenti di nessuna utilità non fosse altro perché i contendenti sono della stessa pasta politica. Tranne le boutade pubblicitarie, l’induzione di paure e di bisogni, gli ammiccamenti ai clienti (che di mestiere fanno gli elettori), chiunque la spunti alle urne non cambierà l’andazzo: debito statale e leva della spesa a debito crescente resteranno gli strumenti di governo, la tassazione della ricchezza prodotta rimarrà alta, come se fosse questa la causa delle disuguaglianze.

Aggiungiamoci poco lavoro e molta assistenza, riforme declinate e mai realizzate: ecco, sarà questa un’epidemia morale e politica per la quale proprio non c’è vaccino.