12019Set
Per una nuova Costituente

Il mondo politico (ma non solo quello, in verità) è curioso di sapere come il premier (neo) incaricato Giuseppe Conte, e successivamente il Parlamento, riusciranno a trovare una soluzione per uscire dalla crisi di sistema in cui la nuova legge elettorale, di tipo proporzionale (attualmente in vigore in Italia), ha precipitato il nostro Paese. Non si tratta solo di dover mettere insieme i cocci di una nuova maggioranza, ma di conciliare programmi e “convivenze” tra singoli soggetti i cui rapporti politici ed umani sono stati logorati da anni di lotte sanguinose, gravide di accuse, denunce e sberleffi reciproci. Fanno scuola le dichiarazioni, rese solo poche settimane fa, da Renzi contro il M5S e da Di Maio contro il PD, il partito di “Bibbiano” che sarebbe stato complice del “mercimonio di bambini”. Sono di queste ore, invece, le schermaglie tra Di Maio stesso e Zingaretti su ben venti punti del programma presentato dei Grillini e la spada di Damocle dell’eventuale ratifica dell’intesa con i dem.

Parliamoci chiaro: non esiste una “politica buona” per tutte le stagioni. Non esistono programmi multiruolo a contenuto variabile. La politica non può e né deve essere uno strumento per coltivare quel che serve al momento, magari in contrapposizione alla legittimazione derivata dal voto popolare. Emanuele Macaluso ha recentemente richiamato i veri politici a rinvigorire la tradizione della battaglia fatta su valori e progetti, che restano tali e vincolanti fino ad un nuovo, diverso mandato elettorale. L’esatto contrario del teatrino di questi giorni.

E’ accaduto, infatti, che una volta esaurite leggi identitarie, immigrazione e sicurezza per il Carroccio, reddito di cittadinanza ed inasprimento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione per i pentastellati, il contratto tra Lega e 5S sia miseramente naufragato innanzi alle grandi scelte di sistema: fisco, giustizia, autonomie locali, grandi opere pubbliche e investimenti statali. E che dire, poi, delle posizioni assunte dai due sottoscrittori del “patto di governo” in materia di politica estera, nei confronti di Bruxelles e delle politiche di risanamento del debito statale? Tuttavia, di questi tempi c’è un pericolo ben più grave per la democrazia di cui preoccuparsi, che non la presunta vocazione eversiva di Salvini: un Parlamento incapace di durare e di dare risposte ai problemi irrisolti.

E’ anche vero, però, che se si fosse arrivati alle elezioni anticipate, così come chiedeva il blocco di centrodestra, e dalle urne fossero uscite due Camere ancora frammentate, questo sarebbe stato altrettanto deleterio per gli elettori. Tale eventualità, però, avrebbe potuto essere scongiurata con un diverso sistema elettorale che avesse costretto le forze politiche ad aggregarsi per conquistare un premio di maggioranza. Un simile rimedio avrebbe risolto, una volta e per tutte, anche il problema della governabilità che si si sarebbe avvantaggiata con il varo di un esecutivo composto da forze politiche omogenee.

Ora, per dirla in breve: o si affrontano questi nodi della stabilità, dell’omogeneità dei programmi e delle forze politiche, o le elezioni – sia che si voti in primavera, tra un anno o a fine legislatura – rischieranno di rivelarsi un nuovo flop con un Parlamento incapace di sostenere governi duraturi ed operativi.

A chi tocca allora il compito di informare ed orientare l’opinione pubblica su questo tema essenziale per la vita, lo sviluppo, il benessere della Nazione? Quale strumento occorre utilizzare per far decidere i cittadini sulle scelte a farsi? Esiste una risposta unica ad entrambe le domande: un’assemblea costituente eletta dal popolo. Un centinaio di rappresentanti scelti dalle forze politiche anche provenienti dalla società civile, da eleggere per un periodo circoscritto di un anno, che si interessino di proporre ed approvare una riforma costituzionale per poi “offrire” al Parlamento un sistema-criterio di legge elettorale di stampo maggioritario.

I nuovi costituenti potrebbero ben essere scelti tra personalità illustri della Nazione: giuristi, costituzionalisti, intellettuali, politici, anche espressione di enti ed accademie culturali. Insomma, una chiamata alle armi del meglio che è in grado di esprimere il nostro Paese, sottoposta a ratifica popolare attraverso lo strumento del voto. 

Come fu per la Repubblica di Weimar, in Germania, ovvero lo Stato che non riuscì ad essere governato, si aprirebbe un baratro che inghiottirebbe anche tutte le miserie e le furbizie politiche di questi giorni.