122019Lug
Il Cavaliere inesistente

Non avrei mai pensato di dover attingere alla “trilogia” di Italo Calvino per titolare un fondo. Eppure i fatti che, in questi giorni, hanno messo a soqquadro il mondo politico italiano, ben si addicono ad uno di quei fantasiosi personaggi partoriti dalla verve creativa del grande scrittore.

Per mesi un ardimentoso Cavaliere senza macchia e senza paura, brandendo lo spadone di Alberto da Giussano, ha imperversato in tutte le piazze del Belpaese, con tanto di voli di Stato a carico del contribuente, per rassicurare gli italiani che, sì, finalmente avevano trovato il loro paladino. “Prima gli italiani” era il motto scandito dal Cavalier Salvini, prima di ripristinare – per il governo della Nazione – il vecchio ed abusato andazzo dell’uso della leva di spesa a debito pubblico crescente.

La quota cento per le pensioni faceva da pariglia, in lui, al reddito di cittadinanza dei suoi alleati del Movimento 5 stelle, attingendo, l’uno e l’altro provvedimento, alla montagna del debito Statale.

Il Cavaliere prometteva alla folla plaudente, non solo la riapertura della borsa di Pantalone (con la quale distribuire denari ai nuovi clienti), ma anche un taglio delle tasse con l’introduzione della famosa tassa piatta (“Flat Tax”) studiata per i piccoli imprenditori e le partite IVA del Nord est produttivo (vero e proprio serbatoio di voti per il Carroccio).

Il blocco dell’immigrazione, fenomeno già in sensibile calo per la riduzione dei flussi migratori, in combinato disposto con la nuova legge sulla legittima difesa, aveva poi finito col legittimare l’idea popolare di aver trovato veramente un prode difensore dell’etnia italica o meglio di quella parte d’Italia che ancora vota e che, attraverso i social network, produce l’opinione pubblica corrente e vincente.

Avevamo già commentato che di nuovo, sotto il sole delle politiche del governo giallo-verde, c’era ben poco rispetto al passato. E che, nella buona sostanza, si continuava a ripercorrere i vecchi equivoci di fondo del cripto socialismo statalista con i propri sprechi e sperperi. Erano però rimaste nelle mani del Cavaliere di via Bellerio due immacolate bandiere: quella della moralità dei costumi e quella della sovranità nazionale. In particolare quest’ultima, portatrice della convinzione che il governo populista avrebbe difeso i diritti e le prerogative delle decisioni assunte in Italia facendo da contraltare ai diktat imposti dall’Europa dei tecnocrati. Purtroppo anche questi due vessilli sono stati miserevolmente ammainati.

Una registrazione choc, messa in onda da un sito americano, avrebbe portato alla luce i “panni sporchi” di Salvini e dei suoi luogotenenti. Si parla di soldi: 75 milioni di dollari, per la precisione, che dalla Russia sarebbero stati destinati alle casse della Lega. Insomma, il vecchio e collaudato sistema delle mazzette sulle forniture di gas e petrolio, inventato da Enrico Mattei e dall’Eni per finanziare la politica italiana nell’immediato dopoguerra (e tenere in piedi il decotto sistema delle partecipate dello Stato), sarebbe ancora vivo e vegeto!!

Si ritorna agli anni dell’Enimont di Gardini che compra a prezzi di svendita la Montedison (la Chimica di Stato) e poi la rivende allo Stato a prezzo quintuplicato con una plus valenza di migliaia di miliardi di vecchie lire. Da queste compravendite i partiti della Prima Repubblica lucrarono la maxi tangente che poi diede vita all’inchiesta “Mani Pulite” ed al crollo di credibilità della politica e dei politici. Insomma il sistema Statalista riproposto dal governo di grillini e leghisti, seppur ammantato di tracce di liberalismo, rischia di produrre gli stessi guasti e la stessa corruzione di “Tangentopoli”, come frutto ontologico della gestione e della malversazione del danaro dei contribuenti che ancora pagano le tasse.

Io non so se quella registrazione di cui parla il portale statunitense sia credibile e verificabile, ma quel che emerge è storia antica: la storia della politica che in nome dello Stato piega quest’ultimo alle brame ed agli interessi dei partiti e degli uomini. E che dire poi della puntuale conferma che la politica estera del Carroccio è apertamente anti europea e si abbevera alla collaborazione con forze e movimenti politici europei di estrema destra, tutti più o meno, accusati di aver preso “finanziamenti” da Mosca? Insomma un sovranismo avventuriero che mette l’Italia alla mercé della Russia di Putin e delle sue mire egemoniche.

Ci ritroviamo come nel libro di Calvino a scoprire che dietro la calata dell’armatura non ci sia null’altro che un Cavaliere inesistente.