82019Lug
I Nuovi Barbari

Ho già avuto modo di scrivere, su questo giornale, che la vittoria del populismo è stata costruita grazie all’uso programmato e scaltro dei nuovi mezzi di comunicazione. In soldoni: attraverso la capillare diffusione dei social network, l’uso sapiente di fake news, il lancio di parole d’ordine contro la politica e le istituzioni parlamentari, è stata realizzata una vera e propria “falsificazione storica” epocale. L’esempio classico è quello della lotta ai vitalizi ed ai privilegi della cosiddetta casta politico- parlamentare, in nome della quale si è badato a cancellare qualche migliaio di pensioni lasciando però in piedi circa 9 milioni di “assegni” retributivi, ovvero di redditi statali calcolati a prescindere dalla quantità dei contributi versati.

Ora che l’odio sociale ha sfogato la propria rabbia sui falsi bersagli, nessuno ha più tempo e voglia di proseguire nell’opera moralizzatrice sulle “pensioni d’oro”. Qualcuno dirà, superficialmente, che non c’è nulla di nuovo sotto il sole del Belpaese, che in fondo si tratta di un nuova epopea qualunquistica, la vecchia storia che si ripete dagli albori dell’Unità: quella dell’opportunismo ammantato da un sommario moralismo mascherato da anelito giustizialista e rivoluzionario. Da Agostino De Petris, inventore e beneficiario del trasformismo politico, in poi, non sono state poche le capriole del popolo italiano, innanzi alla prospettiva di nuovi governi e di nuovi leader carismatici che promettevano prebende e migliore sicurezza sociale.

I vecchi partiti, destrutturati dalla propaganda diffusa attraverso i social, hanno finito col perdere prima la credibilità, poi la spinta propulsiva (confortata dal consenso elettorale). Ma tutto questo ha come radice ragioni più profonde ed epocali del clientelismo che si rivolge ai nuovi padroni in nome dell’eterno “familismo amorale” degli elettori italiani. Si tratta di una vera rivoluzione dei costumi, del lessico, dei comportamenti, indotti dall’uso diffuso dei social. Al posto degli intellettuali, delle notizie documentate e ragionate, diffuse dai tradizionali mezzi di comunicazione e frutto di confronti dialogici tra tesi ed antitesi, si è piazzato il mondo parcellizzato ed impersonale della rete. Tutto è cambiato. Conta non la discussione ma la velocità di diffusione e di consenso ottenuta dai followers. Dei semplici contatti elettrici sono diventati “amici”, un nuovo linguaggio, sbracato e irrazionale, ha finito col farsi largo. Nella stessa famiglia, nei luoghi di ritrovo, non c’è che una selva di uomini soli collegati attraverso il proprio strumento elettronico con altri uomini soli.

La civiltà del dialogo e del confronto tra culture, è stata sostituita da un semplice “like”. Democrazia e pluralità delle voci non interessano più a nessuno. Nossignore! Oggi conta la velocità e la facilità con la quale si soppianta la vecchia perdita di tempo chiamata “democrazia liberale”.

Allora c’è da chiedersi se questa democrazia liberale, così come la si è concepita e praticata nei secoli scorsi, sia ancora il migliore sistema di selezione della classe dirigente, di formazione e di orientamento dell’opinione pubblica, di cambiamento del ceto politico al potere senza spargimento di sangue!

Con la fretta folgorante garantita delle scelte telematiche fatte mediante un clic, saranno gli “aficionados della rete” in grado di garantire la mediazione degli interessi, la tutela ragionata dei ceti sociali più esposti, le scelte amare del risanamento statale che non portano consenso elettorale? Esisterà un tratto distintivo della nuova democrazia digitale in linea con la tradizione della tolleranza e del rispetto delle opinioni diverse espresse al di fuori del web?

Non credo che la gente si ponga tante domande, affaccendata come è nel rincorrere la vita. Ma ciò non toglie che la ragione non è morta. E chi la ragione esercita, non può rintanarsi in casa lasciando che la deriva qualunquistica di una nuova democrazia sovverta le conquiste sociali e politiche di secoli e secoli di lotte e di conquiste. Oggi il vento è in poppa a coloro che predicano sicurezza e protezione, che si intestano uno sciovinismo alla Lombarda e spinge quelli che hanno cancellato e manipolato la storia politica della Nazione promettendo altre prebende statali. Ma questo non è un buon motivo per accettare supinamente là dittature delle shampiste ed una nuova barbarie culturale e politica.