232019Giu
L’opera dei Pupi

Un grande politologo, Nicolò Machiavelli, ebbe a scrivere il famoso “Principe” non perché convinto che i Principati fossero la migliore forma di governo degli Stati bensì per compiacere Lorenzo de’ Medici e farsi così perdonare il suo passato da repubblicano nella Firenze appena riconquistata dalla celebre famiglia toscana. Il suo trattato ebbe un rapido successo e tuttora gode di molti estimatori, perché descriveva perfettamente lo stato caotico e guerrafondaio che caratterizzava l’Italia dei primi anni del XVI secolo, ponendo in chiara evidenza sia lo stato dell’arte, sia le cautele ed i rimedi affinché il governante di turno potesse proteggere, nel tempo, la propria dinastia da ogni tipo di insidia. Famosi i detti ed i consigli riportati dal grande umanista fiorentino, primo fra tutti l’aforisma “Governare è far credere”. A ben vedere si tratta del riadattamento degli “Arcana Imperi” di Publio Cornelio Tacito, che già nelle Historiae e negli Annales, aveva mirabilmente descritto le furbizie ed i trucchi utilizzati dai detentori del potere nell’antica Roma. La prova, insomma, che col tempo cambiano costumi, regole morali e leggi, ma non cambia l’essenza stessa delle modalità di gestione del potere e del governo. È quest’ultima riflessione sull’inamovibilità dei criteri e degli espedienti adottati per conservare lo “scettro”, a farci ragionare sull’attualità di quei metodi innanzi alla  pantomima  alla quale i due partiti che governano l’Italia stanno dando vita, da qualche mese a questa parte. Ci tocca, infatti, assistere forzosamente, grazie all’opera dei media, ad una serie di scontri e di incontri su tutto lo scibile delle questioni sociali, politiche, economiche  e morali che sono d’attualità. Credo si possa facilmente  supporre che ci troviamo  innanzi alla vecchia commedia delle parti, recitata per darla a bere agli italiani, per polarizzare l’attenzione (ed i voti) tra le due maggiori forze politiche del momento, entrambe vocate alla lotta (ed al governo) a seconda delle circostanze. Le recenti dichiarazioni del ministro della Salute Giulia Grillo (“in caso di nuovi tagli alla Sanità mi dimetto”) sembrano, più che moniti – chiari ed inattaccabili anche dal Carroccio – l’anticamera di un rimpasto dolce e concordato con trapasso di ministri dal M5S alla Lega vincitrice delle elezioni. Sospetta è anche la rapida notorietà e la permeabilità del web da parte di Matteo Salvini, pur privo di  adeguati, apprezzabili e collaudati mezzi di  “penetrazione”. Una penetrazione egemonica, la sua, che somiglia  troppo alla collaudata  strategia comunicativa della Casaleggio & Associati, per non  destare il sospetto che i due contendenti –  Carroccio e M5S – facciano un po’ come i ladri di Pisa che litigavano di giorno e collaboravano di notte. La stessa lettera del premier Conte  che minacciava improbabili dimissioni se non fosse cessata la quotidiana cagnara tra leghisti e pentastellati, può essere letta come una sorta di paravento, un tassello nel più vasto disegno di un mosaico di stampo machiavellico che invita a marciare divisi in modo da colpire uniti un’opinione pubblica distratta, che, tra l’altro, è astensionista  per circa la metà degli aventi diritto al voto. Non sarebbe la prima e neanche l’ultima volta che i governati fingono di litigare per trarne comune vantaggio a discapito delle opposizioni disorientate ed afflitte per i recenti insuccessi elettorali. La stessa politica del governo sta rapidamente cambiando, con Salvini che attenua la lotta alla immigrazione clandestina, nel mentre Di Maio  ammorbidisce quella spinta moralizzatrice che,  per quanto  demagogica e populista, aveva fatto breccia nell’animo degli italiani. Anche la polemica anti-Europea va attenuandosi, a dispetto dei “patti  leonini” firmati da Salvini con i sovranisti di mezzo Continente, tra i quali svettano Francesi ed Ungheresi che il  loro “sovranismo ” , fino a prova contraria, lo applicano contro l’Italia (vedi protezionismo industriale di Parigi e quello sui migranti di Budapest). Quello che stiamo vivendo non è più il tempo per raccontare ai gonzi che l’Europa matrigna è la causa dei nostri guai economici e sociali, che frena la crescita per imporre l’equilibrio dei conti pubblici che di recente si sono avvicinati paurosamente a quelli della Grecia. Ora conta fare la legge di stabilità e di bilancio per reperire circa 30 miliardi che servono, secondo le intese raggiunte con Bruxelles lo scorso anno, per evitare l’aumento  dell’IVA e per mantenere il rapporto debito/pil oltre i livelli fissati in precedenza dalla Ue. In tutto questo “contorcersi” politico e di trasformazione programmatica  ci dovrà soccorre il “Principe” col suo principio di fortuna e di infingimento al quale affidare le sorti della Nazione. Se poi le congetture  fin qui esposte fossero solo frutto spregioso di una cattiva analisi del contesto, ed il tutto sfociasse in una vera e propria crisi di governo, si potrà sempre ritornare alla formula dei tecnici oppure a quella del più classico esecutivo “balneare” di democristiana memoria. Una fine di sicuro più istruttiva e decorosa delle “guarattelle” cui ci stanno abituando i teatrini di questi tempi. Altro che Machiavelli: questo “can-can” è peggio dell’opera dei Pupi!!