192019Mag
Malvagi o imbecilli?

Nel mentre infuria la battaglia elettorale, in Italia, tra gli improvvisati alleati di governo (Lega e 5Stelle) va in scena anche una commedia dell’assurdo. Tanto assurda da fare invidia finanche a Eugène Ionesco, perché nel vuoto delle reciproche accuse i mercati finanziari presentano il conto alle famiglie. Con lo spread che schizza di nuovo verso quota 300, la maggior spesa per gli interessi passivi sui titoli di stato, in poco più di un anno di governo giallo-verde, sfiora, complessivamente, i 100 miliardi di euro. Una mole enorme di ricchezza bruciata sull’altare dell’improvvisazione, del quotidiano battibecco tra gli stessi governanti (in disaccordo quasi su tutto), della scarsa incidenza sulla ripresa economica degli sbandierati provvedimenti come reddito di cittadinanza e flat tax. Immarcescibile la superficialità populistica di Matteo Salvini, che afferma: “_Con tutto il rispetto per lo spread viene prima il lavoro e la salute degli italiani_”. Suona bene l’affermazione del leghista alle orecchie del “popolo sovrano” ovvero quello che continua ad accogliere con piacere tutto ciò che elude sia la responsabilità, sia gli esborsi  in capo ai singoli cittadini. Purtroppo, la situazione non è così semplice perché i 100 miliardi dissipati dall’esecutivo li pagheranno coloro che le tasse non le possono evadere. Vero è che siamo in periodo pre-elettorale e che la partita tra Carroccio e pentastellati si avvale dei toni alti dello scontro frontale, ma il duello tra i due azionisti di maggioranza del governo Conte si “abbevera” anche alle profonde discrepanze di visione e progetti intorno ad una trentina di argomenti di rilevante interesse nazionale. E tuttavia nella gran bolgia di questi tempi pochi, molto pochi son coloro i quali riescono a biasimare il populismo di maniera di Salvini e la recrudescenza dei discorsi moralistici e forcaioli di Di Maio & company. Quest’ultimi, esaurite le brutte figure dei propri rappresentanti di governo e la dose di idee ispirate alla “decrescita felice” che tende a paralizzare (ed a ridimensionare) tutte le grandi opere in Italia, stanno rispolverando il vecchio ed abusato moralismo di maniera. In soldoni: si processa l’avversario politico di turno – ancorché alleato di governo – sulla base di un semplice avviso di garanzia e si utilizza ogni scandalo locale per rendere ancora più immacolata la propria veste. Qualora non lo si fosse capito, ci troviamo di fronte ad una mera riedizione degli argomenti del passato con l’uso, da una parte (la Lega), di risposte semplicistiche ed mendaci, e dall’altra (il M5S), del classico e abusato “ventilatore” che sparge fango e sospetti. Il tutto con buona pace della cosiddetta “Rivoluzione del Cambiamento”, quella che avrebbe dovuto portare alla risoluzione dei principali problemi che affliggono il Belpaese in un battere d’occhio. In sintesi: la  politica sta tornando all’uso della clava e della pietra, alla stagione della magistratura utilizzata ed invocata – per i  provvedimenti emessi – come salvifica per taluni e matrigna per gli altri. Una magistratura che è tuttora in grado di tenere sotto botta la politica fino a modificare, con i propri interventi, gli stessi esiti elettorali democraticamente espressi. In questo gioco al massacro, la politica si spoglia delle sue prerogative, diventa ancella dei provvedimenti emessi dagli inquirenti, rinuncia alle garanzie ed agli scudi previsti dalla Costituzione (che qualcuno spaccia per spregevole privilegio di casta e non del momento di equilibrio tra potere legislativo e potere giudiziario). Vedrete: finito il tiro a bersaglio contro Berlusconi, la lotta si sposterà su altri soggetti oggi depositari del maggior consenso elettorale. Si riformeranno le squadre dei “manettari” e dei garantisti,  con tanto di opposte tifoserie, trasmissioni tv e testate giornalistiche orientate a priori nell’uno o nell’altro verso. Le aule del Parlamento diventeranno tribunali ed altri protestatari processeranno l’attuale ceto politico. Insomma: nulla di nuovo sotto il sole se non nascerà, nello spazio praticabile della politica riformatrice, un nuovo soggetto programmatico e nuovi leader preparati ed acculturati per governare il nostro Paese ed i suoi tanti problemi irrisolti. Io non so chi sara’  colui   che verra’ come leader  a  dar vita alla nuova era politica. So solo, come diceva Alexandre Dumas, che tra un malvagio ed un imbecille è  da preferire il primo, perché questi qualche volta si  riposa.