172019Feb
Il legame sospetto tra prof e aziende

Vaccini. L’esperta Gatti spiega come avvengono le ricerche per i vaccini «L’efficacia e la sicurezza si testa sulla pelle di alcune migliaia di bambini»

“Non si rileva alcun significativo finanziamento da parte di GlaxosmithKline”. Recita così uno stralcio della lunga risposta che il Centro di Ricerca Interdipartimentale per le Biotecnologie Innovative dell’università di Padova ha fornito al Codacons, il quale, in una precedente missiva, chiedeva lumi a quell’ateneo sui fondi ricevuti da parte del colosso farmaceutico britannico.

Nulla di illegale, per carità. E’ risaputo, infatti, come siano proprio le case farmaceutiche a finanziare, sovente, la ricerca scientifica presso aziende ospedaliere ed università. Ciò che non torna, semmai, è il legame che si instaura tra le parti in causa: camici bianchi e ricercatori da una parte, aziende farmaceutiche dall’altra. In soldoni: chi testa il prodotto (e magari lo prescrive al paziente, lodandone le virtù) e chi quel prodotto lo realizza. Insomma, non proprio il perfetto campionario dell’etica. Il conflitto d’interessi, in casi del genere, sembra veramente palesarsi dietro l’angolo. O no? E veniamo all’ateneo padovano.

Dati del Db Gestionale alla mano, si scopre che tra il 2017 e il 2018 il Dipartimento di Scienze Biomediche (DSB) ha incassato 55.919,91 euro da Gsk Vaccines srl; il Dipartimento di Scienze cardiologiche, toraciche e vascolari ne ha avuti 20mila (nel 2016) da Glaxosmithkline spa; quello di Ingegneria Industriale 148.525 (dal 2015 al 2018) da GlaxoSmithKline Research & Development Limited e 51.800 da Gsk Vaccines srl (per le annualità 2016 e 2018). Infine, il Dipartimento di Medicina molecolare (Dmm) si è visto elargire 14.258,55 euro (2015 e 2017) da Glaxo. In totale fanno 321.340,16 euro tondi tondi spalmati nel corso di un triennio. Non proprio “alcun significativo finanziamento” verrebbe voglia di obiettare parafrasando la seccata replica del Cribi all’associazione dei consumatori. Ed in ogni caso tale cifra appare di gran lunga superiore rispetto allo striminzito finanziamento di circa 7mila euro elargiti (e poi ritirati) dall’Ordine nazionale dei Biologi al Corvelva, che tanto sdegno ha suscitato nella comunità scientifica del dipartimento di Biologia dell’università di Padova (e da qualche giorno sembra anche a Pavia).

Uno sdegno così feroce da spingere i moderni campioni dell’ortodossia a stracciarsi le vesti ed a minacciare il blocco (questo sì illegittimo ed anticostituzionale) degli esami di abilitazione per i laureati in Biologia aizzando, in tal modo, gli ignari studenti – che ovviamente non hanno alcuna colpa di tutto ciò – contro quello che in teoria dovrebbe diventare, un giorno, il loro Ordine (non facendoli abilitare non sono ancora neanche Biologi!), nella più strumentale e infantile delle ritorsioni.

E veniamo ora a quei “docenti” che sì tanta riprovazione hanno provato nei confronti dell’Onb e della sua battaglia per la sicurezza (non dell’efficacia, che mai è stata messa in dubbio!!) dei vaccini.

In un video, ripreso lo scorso 8 febbraio durante un convegno organizzato presso l’università di Modena e Reggio Emilia e fatto girare in rete, se ne nota uno, in particolare, il professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’università di Pisa, parlare di vaccini.

Fermo restando il beneficio del dubbio (occorre sempre fare attenzione al materiale che circola sul web), quel che si ascolta è semplicemente terribile. “(…) Dicono che i vaccini non sono testati? Che la loro sicurezza non è testata? Falso” spiega la “voce”, che poi continua: “Per mettere in commercio un vaccino servono da 8 a 10 anni di ricerca. E questa ricerca clinica significa che bisogna vaccinare dei bambini e bisogna vedere, su questi bambini volontari, quanto sia sicuro e quanto sia efficace il vaccino”.

Sì, avete letto bene: “bambini volontari”. Dice proprio così il relatore.

“Dopo tutta questa fase di ricerca il vaccino viene commercializzato. Cioè, il test sui vaccini si fa su decine di migliaia di bambini, dopo di che viene commercializzato e si fa quella che si chiama farmacovigilanza…” conclude l’epidemiologo immortalato nel filmato.

Chiara l’antifona? Capito “l’effetto” Lopalco? L’efficacia e la sicurezza dei vaccini si testa sulla pelle di alcune migliaia di bambini volontari! O preferite chiamarli…cavie umane? Forse rende meglio l’idea, non trovate? E poi invocare la sicurezza del vaccino, come ha fatto l’Ordine dei Biologi, diventa peccato mortale o reato di lesa maestà?

Maria Antonietta Gatti, Professoressa,esperta in Microscopia elettronica