142018Feb
Vaccini, D’Anna (Biologi): “Basta anatemi su convegno, da istituzioni sanitarie provincialismo comportamentale”

ROMA. “Ancora una volta sono costretto a rimarcare l’infondatezza delle critiche espresse contro il convegno indetto dall’Ordine Nazionale dei Biologi per il prossimo 2 marzo a Roma”. Lo dichiara, in una nota, il presidente dei Biologi, Vincenzo D’Anna, sottolineando come “l’evento non tratterà la materia dei vaccini e men che meno la recente legge che ne impone l’obbligo di trattamento in Italia”.

Per D’Anna: “si sta tentando ignobilmente ed in maniera mendace, di far passare un convegno sulle nanoparticelle, gli inquinanti ambientali della ‘Terra dei Fuochi’ e le patologie derivate, per un evento ‘no vax’ per il semplice fatto che tra i relatori vi siano anche scienziati come il premio Nobel Luc Montagnier e Yehuda Shoenfeld, che hanno trattato, in chiave critica, taluni aspetti da inquinamento da nanoparticelle che sarebbero presenti anche all’interno dei vaccini. E’ assurdo come a nessuno importi della presenza, tra gli altri, del professor Giulio Tarro che è stato candidato al Nobel e che, per esperienza professionale e scientifica, può essere considerato senz’altro un antesignano della pratica vaccinale; del professor Morando Soffritti, presidente dell’Istituto Ramazzini di Bologna e della dottoressa Sonia Manzo, ecotossicologo, primo ricercatore al Centro Ricerche ENEA di Portici”. 

Per D’Anna “il paradigma strumentale che chi discute di nanoparticelle sia, di conseguenza, anche un anti vaccinista, è semplicemente assurdo. E chi sostiene questa tesi è tendenzioso. Eppure ha destato non poco clamore il documento prodotto, recentemente, dalla commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati sulla vicenda delle patologie causate da nanoparticelle sui nostri militari impegnati nei teatri di guerra del Medio Oriente. Ora, interrogarsi su tali questioni significa essere automaticamente ‘no vax’?”.

“Ciò che più reputo grave, tuttavia – aggiunge ancora il presidente dei Biologi – è che una parte del mondo accademico, con una vera e propria reazione a catena, si sia allineata a tale paradigma infischiandosene degli argomenti che pure sono stati posti all’ordine del giorno del convegno”.  “Mi sarei aspettato – prosegue D’Anna – che quello stesso ‘mondo’, al di là degli anatemi scagliatici contro, nutrisse più rispetto per la scienza e per il metodo del confronto, che avesse, cioè, l’abitudine di confutare le cose e non di parlar male, aprioristicamente, di chi le afferma”.

“Il resto – conclude – non può che commentarsi da solo e testimonia quanto sia scadente, dal punto di vista scientifico e deontologico, la rappresentanza di talune istituzioni sanitarie in Italia in un contesto nel quale prevale il provincialismo comportamentale e l’inadeguatezza nell’affrontare e padroneggiare argomenti di frontiera come quello degli inquinanti da nanoparticelle”.