222017Dic
Seduta n. 919 del 21/12/2017. Intervento in Aula del Sen. Vincenzo D’Anna

Pubblichiamo il resoconto stenografico di seduta, nonché il video, dell’intervento in Aula del Sen. Vincenzo D’Anna – Discussione e approvazione del disegno di legge: (2754) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 febbraio 2017, n. 14, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città. 


D’ANNA (ALA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. È dello stesso Gruppo!

D’ANNA (ALA). Signor Presidente, credo che in un sistema democratico che deve tener conto di quello che prevede la Costituzione vigente, visto che in questo Paese già per due volte il popolo italiano ha bocciato qualsiasi ipotesi di riforma della stessa, bisognerebbe stare con maggiore aderenza ai dettami e ai principi che sono dentro gli articoli della Costituzione. Se la Costituzione italiana chiaramente dice che il mandato del parlamentare è libero da ipoteche politiche e che il parlamentare risponde alla Nazione, noi non potremmo che inserire all’interno del Regolamento del Se nato (o di qualsiasi altra camera elettiva), la salvaguardia di questo principio. Solo che il dibattito politico, da qualche anno a questa parte, in Italia è fortemente influenzato da forze politiche che utilizzano i social, da giornali che interpretano una nuova morale che dovrebbe essere salvifica e rivoluzionaria per istituzioni vecchie e vetuste sia nella funzione, che nella composizione. In buona sostanza, si fanno passare dei principi illiberali come elementi di novità rivoluzionari, quando invece i principi della libertà sono eterni. Karl Popper dice che in uno Stato democratico non è importante sapere chi comanda, cioè chi abbia vinto le elezioni; è importante sapere come controllare chi comanda e per controllare chi comanda senza essere succubo delle minacce o delle lusinghe di chi detiene il potere, va garantita al controllore la piena libertà di non sottostare ad altri vincoli che non siano quello della propria coscienza e del mandato parlamentare che è ricevuto nell’accezione più ampia del termine. Ogni condizionamento, ogni artifizio, ogni surrettizia norma che pieghi il parlamentare ad una disciplina eccessiva e ad un condizionamento comportamentale altera il rapporto che c’è tra controllato e il controllore. Per cui meglio il frazionismo che il marciare a tempo come se fossimo in una caserma. Ho letto un bel libro che si intitola «L’elogio del voltagabbana», la cui lettura consiglierei agli antesignani di questa nuova etica rivoluzionaria. Parliamoci chiaro, che cosa significa «voltagabbana»? Significa non sottostare ai Diktat di un partito che, guarda caso, non riesce neanche a celebrare un congresso, un partito che non ha uno statuto redatto democraticamente e che prende a calci nel sedere e butta fuori chiunque abbia l’ardire di chiedere che le decisioni siano democraticamente assunte? (Applausi della senatrice Bignami).

PRESIDENTE. Senatore D’Anna, le ho dato la parola, pur avendo già parlato il senatore Falanga.

D’ANNA (ALA). Chiedo scusa, signor Presidente. È questo essere voltagabbana? E allora vivaddio, lasciamo ai senatori, ai parlamentari il massimo della libertà, perché quella è la massima espressione della garanzia di potersi opporre al potere e il liberalismo non è altro che il condizionamento del potere. (Applausi dal Gruppo ALA e dei senatori Bignami, Fucksia e Pepe).