192017Ott
«Rosatellum, voteremo la fiducia anche se ci trattano da Belzebù»

Intervista al senatore D’Anna di Ala:
«I nostri voti fanno comodo e sono sempre stati gratis» 

La legge elettorale arriverà nell’aula del Senato martedì 24 ottobre. Lo ha deciso, rispettando le previsioni, la conferenza dei capigruppo. Il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani ha annunciato che, pur ritenendo «difficile» votare la fiducia, farà in modo di «agevolare l’approvazione della legge». Pd e Ap hanno fretta, vogliono il voto finale nella stessa settimana per lasciare poi campo libero alla sessione di bilancio. Cinque Stelle, invece, sul piede di guerra. E il gruppo di Ala, la pattuglia di Denis Verdini, voterà la fiducia: «Non c’è tempo per fare una legge migliore spiega il senatore Vincenzo D’Anna -. Voteremo sì anche se il Rosatellum dopo le urne non ci consegnerà una maggioranza coesa. Altro che le riforme, sarà la politica dei pannicelli caldi». 

Senatore, vi piace il Rosatellum? 

«Noi siamo convinti maggioritari. Con i colleghi Abrignani e Parisi avevamo proposto una legge simile al Mattarellum. Poi ci siamo allineati al primo Rosatellum, che prevedeva 50 per cento di collegi e 50 proporzionale. Se non si fossero messi di traverso Alfano, Lupi, Cicchitto, sarebbe stato approvato». 

Parliamo dell’oggi. 

«L’oggi è figlio di ieri. Alfano ha fatto un errore strategico frutto di miopia: Ap è un piccolo partito che si va riducendo, ma con il suo 2,2 avrebbe potuto essere determinante in molti collegi. Ora invece regaleremo cinquanta parlamentari a Grillo e non avremo una maggioranza precostituita ne alla Camera ne al Senato. Questo significa che nella prossima legislatura non si faranno le riforme bensì la politica dei pannicelli caldi. È un finale già scritto». 

Se la legge elettorale è così brutta, perché la votate? 

«È il male minore. Ma non risponde all’interesse generale perché prefigura un esito scontato: la grande coalizione, che ha l’handicap di contenere tutto e il contrario di tutto. Un governo Renzi-Berlusconi? Non sono certo spiriti affini». 

Al Senato, rispetto alla Camera, i numeri sono in bilico. Senza il vostro apporto, la legge potrebbe cadere e con essa queste prospettive. 

«Sarebbe peggio. Non c’è tempo per farne una migliore. E se si votasse con il Consultellum al Senato sarebbe un macello. Sa che cosa significa una campagna elettorale con le preferenze in 540 comuni in una regione estesa come la Campania? Servirebbero due milioni di euro per ogni candidato. Un milione soltanto peri manifesti. Siamo tra Scilla e Cariddi». 

Nel gruppo siete tutti d’accordo sulla possibilità di votare la fiducia? 

«Credo di sì. Siamo scontenti perché potevamo avere di meglio, ma qualcosa è stato fatto». 

Ha sentito la voce secondo cui il Pd preferirebbe rinunciare ai vostri voti grazie a un accorto bilanciamento tra assenze strategiche e soccorso azzurro? I vostri voti creano imbarazzo? 

«E una vita – due anni – che questi voti non sembra volerli nessuno. Alla fine, spesso risultano determinanti e nessuno sembra essersene mai dispiaciuto. E finora, mi permetta di aggiungere, sono sempre stati dati gratis». 

Non avete fatto la «lista della spesa»? 

«No. Verdini, il Belzebù di turno, ha fatto la politica per la politica». 

Questo si vedrà, non crede? 

«No, si è visto finora. Non abbiamo beccato un posto di governo ne di sottogoverno. Altrimenti ce lo avrebbero già buttato in faccia».