122017Lug
Vaccini obbligatori: seduta n. 855 del 11/07/2017. Intervento in Aula del Sen. Vincenzo D’Anna

Pubblichiamo il resoconto stenografico di seduta, nonché il video, dell’intervento in Aula del Sen. Vincenzo D’Anna – Discussione del disegno di legge: (2856) Conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale.


PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D’Anna. Ne ha facoltà.

D’ANNA (ALA-SCCLP). Signora Presidente, al termine del mandato senatoriale, dopo aver fatto una mezza legislatura come deputato, mi sono più volte chiesto quale fosse l’esperienza che ho tratto, cosa ho imparato, e purtroppo ho fatto considerazioni negative. Ho capito finalmente che il potere ha una sua liturgia, una sua prassiologia e che la democrazia è ovviamente un infingimento. La prassiologia di chi governa è quella di dire: «Ho i numeri e ho la ragione dei numeri», ancorché un fesso come me, che si abbevera agli scritti liberali, ricorda che secondo Popper in una democrazia non conta sapere chi governa, ma conta sapere come controllare chi governa e che la democrazia non è la tirannia della maggioranza. Ovviamente, tra questo assunto e la pratica che ho potuto vedere applicata sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica vi è una divaricazione abissale.

Mi ispiro alla presenza del senatore Compagna, illuminato maestro di liberalismo, per ricordare a me stesso qual è la differenza – forse in questo risiede la causa di quanto io biasimo – tra la democrazia americana, e cioè tra la Carta di Philadelphia, e il concetto di democrazia che noi abbiamo ereditato da Parigi, dalla rivoluzione francese. Ricordo che uno storico come Nolte fa risalire una sostanziale differenza tra i due tipi di costituzione, sostenendo che la Costituzione nata a Philadelphia immagina uno Stato costruito intorno al cittadino, tant’è che è fatta – scusate l’ignoranza, ma non ricordo quanti – di pochi articoli ed emendamenti. Noi, invece, abbiamo elaborato una corposa Carta costituzionale, fatta di cento e più articoli, e abbiamo sottoposto il cittadino alle prerogative dello Stato, il quale lo vede non come parte di sé, ma come una parte diversa da sé. Tant’è che, per discutere le controversie insorgenti tra lo Stato e il cittadino, si è dovuto inventare il diritto amministrativo, ossia quella serie di norme di diritto positivo che disciplina il rapporto tra il cittadino suddito e lo Stato padrone.

Ci troviamo nella tipica circostanza che lo Stato etico, ovvero uno Stato concepito come entità plurale, indica al cittadino qual è il suo bene e lo obbliga a vaccinare i propri figli, espropriandolo del diritto naturale della patria potestà e, quindi, del diritto e del dovere di provvedere alla cura, all’istruzione e alla salute del proprio figlio, perché è lo Stato stesso a indicargli come si fa. Ce ne possiamo anche andare noi eletti dal popolo perché, se questo è il modello di Stato, siamo tutti sudditi. Poi ci sarà il suddito che fa il Presidente del Senato, ci sarà il suddito che non comanda niente, quello che farà il Presidente del Consiglio o il Presidente della Repubblica, ma siamo tutti sudditi.

Dico questo, perché reputo che i colleghi che stanno dall’altra parte e non la pensano come me non siano dei mentecatti o dei matti. Evidentemente hanno un concetto dello Stato e dei suoi rapporti con il cittadino diverso dal mio. Io sostengo che l’uomo è portatore di diritti e libertà, che un grande sociologo e filosofo liberale, Isaiah Berlin, chiama libertà negative, ovvero libertà e diritti che non sono nella disponibilità di alcun potere. E la patria potestà è uno di questi, così come lo è il diritto alla libertà di espressione. Ci sono dei diritti di cui siamo portatori al di là del contratto sociale. Lo Stato etico, invece, sostiene che il cittadino non abbia alcun diritto, neanche quelli naturali, perché è lo Stato stesso che gli indica il suo bene. È la logica giacobina: quando Robespierre ghigliottinava una persona, le diceva che era infettata, che la società infetta l’aveva infettata e le tagliava, quindi, la testa per il suo bene, perché occorreva purificare la società.

Perché vogliamo obbligare i genitori a vaccinare i figli, se non c’è un pericolo incombente e imminente, tale da giustificare che, nell’interesse generale, debba ovviamente soccombere l’interesse o il diritto soggettivo? I liberali sostengono che la libertà del tuo pugno finisce dove comincia la libertà del mio naso. Se però non esiste alcun pericolo epidemico; se non ci sono dati di morbilità e di mortalità che si incrementano, perché non abbiamo il tempo per dissuadere i contrari e rassicurare le mamme e i genitori e li prendiamo d’imperio per un orecchio dicendo loro che devono vaccinare i propri figli? Le vaccinazioni obbligatorie sono passate da quattordici a dieci: abbiamo avuto uno sconto, evidentemente perché questo è il periodo dei saldi. Ci spiegherete poi perché avete cancellato quei tre vaccini e non altri tre. Ebbene, si obbliga a vaccinare i propri figli a tre e a dodici mesi di età.

Faccio il biologo e non sono un clinico – qui abbiamo eminenti clinici – ma nella mia pochezza qualcosa ho imparato. Ho imparato – ad esempio – che nell’intestino ci solo le placche di Peyer, che producono linfociti di tipo T e B, che intervengono nel caso di infezione o di memoria di lungo periodo. Guarda caso, sono genitore di un ragazzo a cui da bambino fu diagnosticata una panallergia alimentare. Ebbene, se non fosse stato mio figlio, sarebbe morto, perché ha dovuto campare con il latte di capra, la carne di cavallo e i prodotti della Schär, che trenta anni fa erano davvero costosi. Da dove è venuta quella panallergia alimentare che oggi si cura con fermenti lattici e non più con cortisone? Abbiamo visto che alcuni fermenti lattici vanno a stimolare i linfonodi presenti nell’intestino e abbiamo miracolosamente superato la fase acuta della malattia. Erano cose che non conoscevo. Trent’anni fa andai dalla compianta professoressa Luisa Businco, figlia di Lino Businco, scopritore dell’istamina, la quale mi fece una ricetta e mi mandò dal panettiere, e io dissi a mia moglie che era una matta perché, invece di mandarci in farmacia, ci mandava dal panettiere. Mio figlio era allergico anche all’antiallergico. Non le sapevamo queste cose. Oggi le sappiamo e sappiamo che un semplice fermento lattico ha risolto il problema di un bambino che è diventato uomo e può mangiare di tutto.

Dico questo perché, se allora qualcuno mi avesse preso per l’orecchio e mi avesse convinto o obbligato a fare una cosa, mi sarei ribellato, come si ribelleranno migliaia di madri e di padri perché non capiscono quello di cui stiamo parlando. Che ci costa allora usare il principio di precauzione e di buonsenso? Che cos’è la scienza senza il dubbio? Non parlo di quello campato in aria. Esiste una medicina che non è basata sull’evidenza? Un collega poc’anzi citava le società scientifica. Trovatemene una che non prende i soldi da Big Pharma. Trovatemi una sola ricerca di gruppi che non siano stati direttamente o indirettamente finanziati. Noi abbiamo una legge che da cinque anni viaggia tra Camera e Senato: approvata all’unanimità alla Camera, è poi decaduta al Senato per la fine della legislatura; poi è stata approvata in Senato e adesso sta alla Camera. Essa indica il percorso giuridico e scientifico per la ricerca, soprattutto per le nuove patologie. Perché non approviamo questo provvedimento? Chiamiamo tutti gli interlocutori e li mettiamo attorno a un tavolo. A disposizione ci sono 50 milioni; chiamiamo due prestigiose università italiane e avviamo una sperimentazione non sui vaccini, della cui importanza nessuno discute, ma sulla loro innocuità, sulla loro purezza e sulle nano particelle in essi contenute. Il microscopio elettronico non sbaglia. Mi dispiace per i signori medici, ma i biologi qualche arma hanno. Là dentro ci sono la plastica, l’acciaio, i metalli pesanti e il tungsteno. Inoculate queste sostanze a decine a tre e dodici mesi chi ci può dire qual è il disturbo alla fisiologia dell’apparato immunologico e immunitario di quei bambini? Andiamo di fretta. Non si può aspettare un anno e mezzo? Non possiamo fare una ricerca? Il Ministro si deve affidare per forza alla Glaxo? A chi si deve affidare? Si deve affidare alle relazioni dei professori le cui ricerche sono pagate e finanziate da Big Pharma? Abbiamo l’anello al naso? Si tratta di un affare da qualche miliardo di euro e perché andiamo di fretta? Il grande Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. Poggiolini e De Lorenzo – quest’ultimo ha fatto la più bella riforma della sanità tuttora esistente, che neanche Rosy Bindi è riuscita a distruggere – furono corrotti – guarda caso – dalla Glaxo per rendere obbligatori i vaccini. Noi ne stiamo rendendo obbligatori una decina.

Io non sono un dietrologo, né un moralista da quattro soldi, ma quale maggiore garanzia si può dare all’opinione pubblica se non la trasparenza? A una madre che ha paura volete portare l’immunità del gregge, quando sapete bene che, dopo dieci o dodici anni, l’immunità artificiale scompare? Faccio l’analista di mestiere e vedo decine, centinaia di casi di bambini vaccinati che, fatto il test per gli anticorpi dell’epatite B, risultano non possedere più anticorpi. Questa è l’evidenza, è la pratica – non sono nessuno e non faccio teoria – di un’analista di provincia, una povera persona che parla con la gente.

Perché dobbiamo essere forti con i deboli e deboli con i forti, signor Sottosegretario? Perché non chiamare i virologi e i pediatri? Parlate con le società scientifiche, perché vi conviene. È un circuito economico-finanziario. Si dice a Napoli: «Acquaiò, l’acqua è fresca?». E l’acquaiolo risponde: «È come la neve». Quell’altro dice: «Ma io la volevo calda». E l’acquaiolo: «Allora è come il brodo».

A chi lo domandate? Chiamate i dissenzienti, coloro che hanno i titoli ovviamente per essere tali. Il professor Mantovani, quello del microscopio elettronico, ha invitato i cittadini a leggere il bugiardino del vaccino del meningococco di tipo C per vedere come in esso sia scritto che non si sa che cosa ci sia dentro.

D’altra parte, abbiamo un istituto farmacologico militare. Potremmo fare i vaccini monodose e puri, come quello per i gatti a cui facevo riferimento nel mio intervento precedente. Perché non lo facciamo? Perché dobbiamo comprare i vaccini?

Voi, emuli di quello statalismo e Stato etico, tanto da voler costringere i cittadini e piegarli alla vostra volontà, poi vi rivolgete ai privati perché vi forniscano i vaccini. Perché non li fate voi i vaccini? Siete o meno statalisti? Perché non fate una gara di pubblica evidenza, in cui specificate che i vaccini che devono essere forniti allo Stato italiano non devono contenere impurità? Voi dite che costano di più. Certo! E perché devono rischiare i bambini, scusate?

Quindi – come vedete – potrei fare cento contestazioni e accennare – come ho già fatto prima – che molte patologie sono scomparse senza i vaccini; la pertosse e la difterite sono scomparse nel 1990, l’anno in cui abbiamo cominciato a vaccinare. La peste e il colera sono scomparsi, così come è scomparsa la polio: in questo caso per effetto del vaccino, che però non abbiamo fatto contro la peste e il colera. Sono cambiati il contesto, le condizioni alimentari e igienico-sanitarie; perché si instauri una malattia, tre sono le condizioni: la virulenza batterica, il numero di batteri o virus e la predisposizione organica.

Perché volete far credere agli italiani che, se non somministrano ai loro figli dodici vaccini, a tre e a dodici mesi, rischiano? È vero che la morbilità e la mortalità aumentano nel morbillo, ma quanti casi di danni cerebellari abbiamo avuto in Italia in bambini vaccinati?

Vi riporto la lettera straziante di una madre, in cui racconta che, appena vaccinato, suo figlio ha cominciato ad avere problemi. Il suo medico di famiglia le aveva detto di non preoccuparsi, perché i piccoli disturbi di ordine neurofisiologico non dipendevano dai vaccini. Le ha detto di sentirsi sicura e la madre ha continuato a vaccinare suo figlio. Poi l’hanno indirizzata all’Istituto Carlo Besta di Milano, dove le hanno detto che si trattava di una patologia indipendente e i vaccini non c’entravano. Dopo quattro anni le hanno mandato il certificato: danno cerebellare postvaccino. Che cosa diciamo a questa mamma, sottosegretario Faraone? Se l’aspetta al Ministero e le dice questo, lei che cosa le risponde?

Allora ci vuole il buon senso. Se non ci sono le magagne, si può aspettare, si può discutere, si può ottenere una qualità dei vaccini che superi d’emblée ogni eccezione. Ma quali nanopatologie? Qui non esistono più metalli pesanti. Questo è il punto. E, invece, ci siamo alzati una mattina e abbiamo detto che dovevamo spezzare le reni alla Grecia. Ma perché non vi preoccupate del fatto che in Egitto la cura per l’HCV, invece che 25.000-30.000 euro, costa 900 dollari? Come è possibile? Non vi assilla questo problema? In due finanziarie avete detto che avreste valutato le strutture ospedaliere pubbliche, rispetto allo sfondamento tra i costi e i benefici del 10 per cento. Poi, lo avete portato al 5 per cento.

In Campania, dove finalmente vi siete decisi a nominare un commissario, la spesa ospedaliera pubblica è di quattro miliardi e mezzo l’anno. Calcolate ciò che incassano quegli ospedali. Il DRG, cioè il criterio della tariffa usata con il privato, è pari a 1,7 miliardi di euro. Vi sono, cioè, tre miliardi di differenza tra quanto spendiamo e quanto ci rendono. Ripeto tre miliardi. E questa è la situazione della Campania. Dei 110 miliardi che noi diamo come fondo, buttiamo la metà in sperpero.

Il 40 per cento del personale addetto alla sanità non è sanitario. Rendetevi conto della burocrazia, del pachiderma che alimenta se stesso. E, invece, abbiamo il problema dei vaccini e vogliamo mostrare i muscoli alle mamme e ai papà con i vaccini.

Concludo con grande pacatezza, perché veramente rispetto tutti. Quando però vedo che le norme di buon senso non vengono utilizzate dalle persone di buon senso, non credo più all’onestà degli intenti. E non ci credo, perché chi è onesto non perora cause frettolose o cause che possono essere contraddette.

L’affare è grosso e noi dobbiamo essere strumento di nessuno. Noi dobbiamo metterci dalla parte dei cittadini: dalla parte, però, non di quelli che devono essere presi per le orecchie, ma di quelli che devono essere rassicurati sul fatto che lo Stato sono loro e non parte diversa dallo Stato. E non conta ciò che dice la Lorenzin, povera Lorenzin. Conta ciò che dice il popolo.

Noi dobbiamo essere espressione del popolo. E, quando ci mettiamo dalla parte dei più deboli, ci mettiamo sempre dalla parte dei migliori. Brecht diceva: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati». (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP e del senatore Compagna).