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Seduta n. 786 del 15/03/2017. Intervento in Aula del Sen. Vincenzo D’Anna

Pubblichiamo il resoconto stenografico di seduta, nonché il video, dell’intervento in Aula del Sen. Vincenzo D’Anna – Discussione e reiezione della mozione n. 737 di sfiducia individuale nei riguardi del Ministro per lo sport.


D’ANNA (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D’ANNA (ALA-SCCLP). Signor Presidente, per la verità mi sarei aspettato che la requisitoria contro Matteo Renzi sarebbe stata fatta da un collega di professione magistrato, come la senatrice Lo Moro o il senatore Casson. Vedere uno storico come il senatore Gotor che si arrabatta a fare l’azzeccagarbugli pur di fare il processo all’ex Presidente del Consiglio ed ex segretario del suo partito fa un po’ specie.

Tuttavia, questa critica reiterata e articolata a un assente rivela in sé la vera natura dell’attacco cui – non me ne voglia il ministro Lotti – egli è sottoposto come un vaso di terracotta tra vasi di ferro. Il ministro Lotti è oggetto di attenzioni perché è il braccio destro di Matteo Renzi. Non essendo ancora riusciti a prendere Renzi, agganciano un suo familiare o il braccio destro. D’altro canto, non c’è bisogno che ci siano prove e fatti circostanziati.

In questo Paese siamo abituati ad istituire processi sui giornali, pescando qualche cencio sporco nella pattumiera della maldicenza. Tanto basta per inanellare tutta una serie di articoli e di trasmissioni in cui il castello teoretico viene spacciato per realtà e tanto basta perché oggi, invece di fare cose più importanti, siamo qui in Aula per consentire al senatore Gotor di “spernacchiare” Renzi: questo è in effetti l’esito della mozione in esame. Voglio ricordare al senatore Gotor, avendo letto anche io l’opera di Banfield, che il familismo amorale, che l’autore e la moglie registrarono nella città di Chiaromonte, alias Montegrano, altro non era che l’assoluta mancanza del senso dell’etica pubblica, cioè di quella serie di valori che risiedono nella legge. Ho già detto altre volte in quest’Assemblea che la più grande falsificazione morale che si possa fare è quella di sostituire la propria morale, il proprio elenco di valori, spacciandoli per etica pubblica. Una persona che ricopre cariche pubbliche deve obbedire all’etica pubblica, ovvero non deve incorrere nella violazione della legge. Feci anche un esempio, che ribadisco: è come se ritenessi impresentabile e moralmente deprecabile che in questa Assemblea ci fosse un senatore che pratica l’aborto, essendo io un convinto antiabortista. Questa è però la mia sfera di valori; se quella persona pratica l’aborto sotto l’imperio della legge che disciplina tale materia, quel signore, sotto il profilo dell’etica pubblica, è irreprensibile. Evidentemente, però, non vale più la legge, ma vale quello che piace dire a Gotor o a qualche altro filosofo della scienza, a qualche altro popperiano che sta in quest’Aula.

Dobbiamo allora ricordare che Némesis, la dea della vendetta, è una dea bizzarra, così come devo ricordare al Ministro dello sport che il tanto vituperato ex presidente della Giunta regionale della Sicilia, Totò Cuffaro, si è fatto quattro anni di carcere ed è in Congo a fare il medico proprio perché, per un certo verso, risultò responsabile di aver svelato ad un radiologo, che aveva fatto una delle tanto truffe ai danni del Servizio sanitario nazionale, che era sotto controllo. Lo dico, tanto per capirci. Erano altri tempi: erano i tempi – che si vogliono rinverdire – in cui, al minimo accenno di un comportamento che qualcuno riteneva improvvido o scorretto, prima che la magistratura – deputata a valutarlo – lo censurasse sotto il profilo dell’etica pubblica, bastava la propria opinione, indiscussa e indiscutibile, per mettere alla gogna il malcapitato, che a proprio avviso era responsabile di aver violato il proprio modo di vedere il mondo. Non è così che può andare. Dovremmo allora ricordare – lo dico en passant al senatore Gotor, che è un po’ distratto – che Prodi non faceva i concorsi quando chiamava gente come Sircana e che D’Alema non faceva pubblici concorsi quando aprì la merchant bank a palazzo Chigi, con Velardi, Rondolino e quant’ altri.

Ancorché sia fresco di fonte battesimale, caro Lotti, dovremmo disvelare al collega Gotor che la politica in uno Stato pervasivo massiccio, come quello criptosocialista che abbiamo in Italia, fa 200-300 nomine nei vari addentellati dello Stato; queste nomine le fanno coloro che detengono il potere per via democratica e avvengono, nella maggior parte dei casi, intuitu personae, e scegliendo le proprie persone di fiducia, non le persone di fiducia del senatore Gotor.

D’altra parte, gli stessi onorevoli Bersani e Fassino non si sono mai posti il problema di come Giovanni Consorte volesse scalare Unipol ed erano anch’essi detentori di una banca. Non so da quale Regione provenga il senatore Gotor, né so con quale concorso per titoli ed esami siano stati scelti i componenti del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena.

Smettiamola, dunque, con questa vuota e inutile ipocrisia. Qui c’è un problema politico, quello cioè di far capire a chiunque che la morale da quattro soldi vale quattro soldi e questa mozione forse vale anche meno. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP. Congratulazioni).